Rientrati i militari italiani feriti in Iraq. Di Maio: «Loro impegno essenziale per difendere la nostra libertà»

I soldati erano stati feriti a causa dell’esplosione di un ordigno esplosivo rudimentale nel corso dell’addestramento delle truppe curde anti Isis

«Ci stringiamo a loro e alle loro famiglie, felici di poterli riabbracciare. Siamo orgogliosi del lavoro che le nostre donne e i nostri uomini in uniforme svolgono con grande professionalità e coraggio ogni giorno nel mondo», ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che, insieme al ministro della Difesa Lorenzo Guerini, si trova ora a Ciampino per accogliere i militari italiani feriti in Iraq.


Di Maio si congratula per «il loro impegno nelle aree di crisi» che «rappresenta un contributo essenziale per difendere quei diritti, libertà e valori che stanno alla base della nostra costituzione e del diritto internazionale».

L’aereo è atterrato da pochi minuti con a bordo i militari italiani feriti nell’attentato in Iraq. La notizia del loro rientro era stata annunciata proprio dal ministro degli Esteri Luigi di Maio durante l’audizione a Montecitorio sulle linee programmatiche del suo dicastero.

«Esprimo la mia personale vicinanza e quella del governo a tutti i militari coinvolti nell’attentato e a tutti gli uomini e donne in uniforme che all’estero rischiano la vita per garantire la nostra sicurezza», ha aggiunto Di Maio.

Sono cinque i militari italiani rimasti feriti nell’attentato avvenuto il 10 novembre in Iraq. Tre di loro erano in gravi condizioni e a due di loro è stata amputata una gamba.

In totale sono circa 860 i soldati italiani operativi in Iraq a cui si aggiungono 250 con mansioni logistico-amministrative. La loro attività principale è quella di addestrare le forze di sicurezza curde ed irachene nell’ambito della missione internazionale contro lo Stato Islamico.

Libia, Egitto e giustizia per Giulio Regeni

Intervenendo a Montecitorio, Di Maio ha anche dato conto della difficile situazione in Libia e del contenzioso ancora in corso con l’Egitto per il caso Regeni.

Per quanto riguarda la Libia, Di Maio ha ribadito l’intenzione di voler lavorare con la nuova Commissione Ue per la riforma del Regolamento di Dublino, sottolineando che la collaborazione con i paesi del nord Africa è essenziale per trovare una soluzione.

Con questo scopo Di Maio ha annunciato che ai primi di dicembre a Roma si terrà una riunione con i paesi vicini della Libia, come Tunisia, Algeria e Marocco, non invitati alla conferenza di Berlino. «L’obiettivo di fondo», ha sottolineato, «è la gestione comune e coordinata dei flussi migratori».

Passando invece all’Egitto, pur riconoscendo il ruolo importante del paese nella regione, Di Maio ha dichiarato che «non intendiamo deflettere dalla nostra ferma richiesta di giustizia per Giulio Regeni», ribadendo che «deve esserci la massima collaborazione tra procure per individuare i colpevoli».

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