Di Maio: «ArcelorMittal? Impugneremo decisione di andarsene». E su Salvini: «Utile la definizione “cazzaro verde”»

Il ministro ha anche ribadito il suo no alla reintroduzione dello scudo penale

Dopo un incontro fallimentare tra sindacati e ArcelorMittal, l’ex titolare del Mise rimane convinto di poter fermare l’azienda franco-indiana che invece è decisa ad andarsene.

«Impugneremo l’atto. Abbiamo un contratto che li obbliga a restare lì. In pochi giorni i giudici ci devono rispondere se hanno ragione o no. Qua è una questione di sovranità dello Stato. Dobbiamo lavorare per farli stare qui. Non possiamo contemplare l’ipotesi che se ne vadano», ha detto Luigi Di Maio durante la registrazione di Accordi&Disaccordi, in onda su canale Nove.

Nonostante l’azienda oggi, 15 novembre, abbia detto che il nodo principale della questione è lo scudo penale, il ministro ribadisce il suo no alla reintroduzione dell’immunità. «Non è possibile venire a Taranto, inquinare, qualcuno si prende un tumore e poi c’è lo scudo penale – ha detto -. Si è parlato troppo poco del diritto alla salute degli abitanti di Taranto dove è in corso una lotta tra chi prova a sopravvivere con un po’ di aria buona e chi con un lavoro».

Per quanto riguarda il suo ex alleato di governo Matteo Salvini, Di Maio, dopo averlo attaccato in merito alla dichiarazione sul caso Cucchi, ha detto: «L’etichetta di “cazzaro verde” coniata dai giornalisti Andrea Scanzi e Marco Travaglio è una definizione utile in questo momento».

E sulle voci di una fronda interna al Movimento: «Non ho mai avuto il potere di imporre ai gruppi parlamentari qualcosa. I capigruppo sono elettivi e sarebbe anche ora di eleggerlo alla Camera. Io sono sempre in linea con le decisioni del gruppo. Il M5s ha bisogno di maggiore collegialità, io non posso più decidere da solo. A dicembre nascerà il primo team».

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