The Crown 3, una nuova regina Elisabetta fredda e “spettacolare” guida la corona nella tempesta

Una magistrale Olivia Colman prende il posto di Claire Foy nei panni di Elisabetta II nella terza stagione della serie drammatica targata Netflix

Buckingham Palace riapre i suoi cancelli e lo fa con lo sguardo di Peter Morgan, lo sceneggiatore di The Crown, che è tornato su Netflix per la terza stagione del fiore all’occhiello delle proposte della piattaforma streaming.

Ma nel palazzo reale, casa dei Windsor, abbiamo assistito a un cambio della guardia immortalato dalla scena iniziale del primo episodio in cui Elisabetta, ormai una donna di 38 anni, abituata al peso della corona, deve fare i conti con la sua immagine che cambia.

Foto: The Crown| La regina Elisabetta II con il marito Filippo

«Sembro una vecchia megera». Così Elisabetta, intransigente verso se stessa, commenta il cambio di profilo suoi nuovi francobolli, adattati al passare degli anni. E allora fuori Claire Foy, dopo l’emmy portato a casa, e dentro Olivia Colman. L’attrice inglese già interprete di una regina premio Oscar, Anna, nel film La Favorita, torna a vestire i panni di una reale inglese negli anni che vanno dal 1964 al 1977.

Gli scioperi, l’insediarsi dei laburisti al governo, la messa in discussione del ruolo della corona, la guerra fredda, e i venti di cambiamento che porteranno all’avvento di Margaret Thatcher. La monarchia inglese deve confrontarsi con i tempi che cambiano e con un periodo turbolento per la storia del Regno Unito, tra rivendicazioni sindacali e una crisi economica che non risparmia neanche la famiglia reale costretta a delle “rinunce”.

“Olding”

Non ha gli occhi azzurri di Claire Foy, e nemmeno quelli della vera sovrana Elisabetta di casa Windsor, ma Olivia Colman riesce nell’impresa di farci dimenticare che qualcosa è cambiato nel cast di The Crown, tutto e tutti, o quasi, e che una regina diversa, ora 38 enne, siede sul trono inglese.

La regina di Colman apre a una stagione dove saranno dimenticati gli sfarzi, quasi magici, dell’incoronazione televisiva degli anni ’50 e dei suoi primi passi come erede del padre Giorgio VI. La regina Elisabetta interpretata da Colman è una donna con quattro figli per cui la corona è diventata ormai un’abitudine, una routine con cui non deve più fare i conti. Elisabetta è la corona e la corona è Elisabetta.

Foto: The Crown|Olivia Colman

«La sua mancanza di emozioni, in un certo senso, è una benedizione. Non ci serve un capo di stato isterico». Lapidario, ma penetrante. Sono le parole del primo ministro Harold Wilson, il leader dei laburisti arrivato al governo nel 1964, che nell’episodio dedicato alla strage di Aberfan apre gli occhi a una regina che non riesce ad emozionarsi: «La verità è che l’umanità, non è richiesta». Così come non è richiesto ai reali di esprimere opinioni, di avere una voce: «Esprimere una posizione, un punto di vista è quello che come famiglia reale non siamo autorizzati a fare», dice Elisabetta al figlio Carlo -interpretato da Josh O’Connor – che rivendicava, invece, una sua voce dopo l’incoronazione come principe del Galles.

Corona e regina sono un tutt’uno amplificato dalla presa di coscienza di Elisabetta che il suo unico dovere è la monarchia: preservare un’istituzione, un dovere posto sopra la sua testa, un simbolo di unità. Una presa di coscienza che richiede freddezza e, come ripetuto più volte nel corso delle precedenti stagione, il «non fare niente». Una lezione che emerge da due relazioni: quella con la sorella Margaret e quella con il figlio Carlo.

Margaretologia

Un doppio filo catturato dalla minuziosa e spettacolare sceneggiatura di Morgan che in un passaggio del secondo episodio, con un crescendo emotivo e musicale, rende perfettamente gli spettri di una corona che non lascia spazio a istanze personali e individualistiche. Filippo descrive la casata dei Windsor come una creatura mitologica: il reichsadler, un’aquila policefala dotata di due teste.

Foto: The Crown| Helena Bonham Carter nei panni di Margaret

Mentre la sorella Margaret chiede ad Elisabetta di condividere l’onere, Filippo, che in questa stagione è interpretato da Tobias Menies, ormai abituatosi al suo ruolo comprimario ricorda alla moglie e sovrana che: «Al fianco di queste figure ordinarie, affidabili, coscienziose e coraggiose ne esistono altre, carismatiche, brillanti, indipendenti e anche pericolose. Perciò per ogni Vittoria avrai un Edoardo VII, per ogni Giorgio V avrai un principe Eddy, Per ogni Giorgio VI avrai un Edoardo VIII e per ogni Lilibet avrai una Margaret».

Lo spettro della decadenza

E per una monarchia che vacilla agli occhi del popolo inglese, bistrattata sui giornali, ancora di più dall’idea di Filippo di aprire la casa per un documentario della Bbc sulla vita della famiglia reale, Elisabetta ci ricorda e ricorda ai Windsor da cosa dipende la sopravvivenza della corona: «Le cerimonie e il mistero ci tengono nascosti, pur lasciandoci ben visibili. Il fumo e gli specchi, il mistero e il protocollo. Sono lì per tenerci in vita».

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