Ex-Ilva, il premier Conte ottimista: «Vinceremo questa sfida tutti insieme»

Ha aggiunto il premier: «Abbiamo un governo nazionale compatto ma c’è anche grande sintonia con il governo regionale e territoriale. Questa sfida la vinceremo tutti insieme»

Il premier Giuseppe Conte sembra ottimista su una possibile soluzione per l’ex-Ilva. Il presidente del Consiglio, in visita allo stabilimento Sisecam Flat Group di Macchia Monte Sant’Angelo, ha dichiarato che su Taranto «cercheremo di dare il meglio come sistema Paese, come sistema Italia. Abbiamo un governo nazionale compatto ma c’è anche grande sintonia con il governo regionale e territoriale. Questa sfida la vinceremo tutti insieme».

Conte ha parlato della vicenda ArcelorMittal di Taranto facendo riferimento alla riapertura della vetreria foggiana ex Sangalli chiusa per cinque anni e riaperta oggi dopo l’acquisizione del gruppo turco con la riassunzione dei 160 operai che erano rimasti senza lavoro.

Questa è stata la settimana della distensione fra governo e ArcelorMittal, dopo il vertice dello scorso 22 novembre (in cui Conte aveva constatato la disponibilità di Mittal a mettere sul tavolo «un nuovo piano industriale») e il rinvio dell’udienza al tribunale di Milano, dopo giornate tesissime di muro contro muro in cui l’esecutivo. I pentastellati sembrava voler lasciare la soluzione della questione nelle mani della magistratura.

La decisione dei giudici milanesi di non procedere, per ora, nei confronti della multinazionale franco-indiana per il blocco della produzione e lo spegnimento degli altoforni (con conseguente messa in mobilitazione dei lavoratori dell’Ilva), ha di fatto aperto la trattativa fra le parti.

La questione più calda sul piatto è naturalmente quella degli esuberi. Il ministero dello Sviluppo e quello delle Finanze stano selezionando le squadre di negoziatori che dovranno mettersi al tavolo con i manager di ArcelorMittal. La trattativa dovrebbe partire lunedì prossimo.

Il tempo stringe. La dead-line sembra essere stata dalla procura di Milano che ha rinviato l’udienza al 20 dicembre. In sostanza si tratta di meno di tre settimane. Per quanto riguarda il livello occupazionale si partirà dall’accordo del 6 settembre 2018 che prevedeva che ai 10.777 addetti oggi in capo ad ArcelorMittal Investco, si sarebbero aggiunti, nell’agosto del 2023, i 1.912 occupati adesso in amministrazione straordinari: per un totale di 12.689 persone. Numeri che per l’azienda, all’interno del contesto della crisi del sidururgico, oggi sono insostenibili.

Le soluzioni a cui si lavora già dall’incontro a Palazzo Chigi sono diverse: un intervento di finanza pubblica sembra indispensabile e il governo ne sta vagliando le modalità. Questione non secondaria da affrontare è che nessuno fino a oggi, in quest’ultima fase, ha coinvolto i sindacati nella trattativa che ora sono sul piede di guerra. A nomi di tutte le sigle è sintomatica la posizione della segretaria della Fiom Francesca Re David che da Terni oggi ha dichiarato: «Noi non intendiamo firmare un accordo con esuberi quando abbiamo messo un anno per fare una trattativa che ne prevedeva zero».

Dello stesso tenore la posizione di segretario della Uil Carmelo Barbagallo: «Noi restiamo fermi sull’accordo che avevamo fatto dieci mesi fa: non c’erano gli esuberi, e non siamo disponibili ad impostare altre impostazioni che non siano una acciaieria che continui a produrre il miglior acciaio d’Europa, la migliore acciaieria di Europa, e con una produzione che sia superiore ai sei milioni di tonnellate l’anno, altrimenti va in perdita e saremo costretti a venderla».

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