Mes, oggi il premier Conte riferisce in parlamento: ecco cosa può succedere

Le opposizioni hanno invitato il presidente del Consiglio a dimettersi, ma non hanno presentato una mozione di sfiducia. Il governo punta a uno slittamento dell’approvazione della riforma del Mes in sede europea

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte arriverà in parlamento per tenere la sua informativa sulla riforma del meccanismo europeo di stabilità – il Mes, infatti, è già in vigore: dal 2012.

Inizierà dalla Camera dei Deputati, alle 13.00. Poi andrà in Senato, alle 15.30. In entrambi i casi non ci sarà un voto sul contenuto dell’informativa urgente, ma sarà importante osservare il tenore degli interventi da parte dei diversi gruppi parlamentari, soprattutto all’interno della maggioranza.

Il discorso di Conte in parlamento sul Mes è stato proprio anticipato su richiesta delle opposizioni, che da settimane stanno attaccando il presidente del Consiglio su questo fronte. In particolare la Lega (dopo essersi resa protagonista della prima rissa in aula dalla nascita del governo Conte 2) ha accusato il presidente del Consiglio di «avere tradito gli italiani» perché la riforma del Mes «favorirebbe le banche tedesche» e ha chiamato in causa il presidente della Repubblica.

Il Carroccio, così come Fratelli d’Italia e Forza Italia, ha chiesto le dimissioni di Conte per la gestione della riforma del Mes. Ma il titolare dell’Esecutivo è di tutt’altro avviso.

L’Eurogruppo

Il 4 dicembre si riunirà l’Eurogruppo, l’organismo che riunisce i ministri dell’Economia dei Paesi dell’Ue. Il ministro Roberto Gualtieri, insieme a Conte, sta lavorando a una mediazione che non scontenti troppo il capo politico M5s Luigi Di Maio. A questo è servito il vertice di ieri sera a Palazzo Chigi.

Gualtieri, in sede europea, potrebbe chiedere un rinvio ufficiale della riforma del Mes da parte dell’Italia oppure puntare a uno slittamento. Le armi per ottenerlo potrebbero arrivare dalla richiesta di portare avanti la riforma del meccanismo europeo di stabilità insieme ad altri obiettivi, come l’unione bancaria o il bilancio comune dell’Eurozona. Potrebbe essere questo ‘tecnicismo’ (la logica del pacchetto di riforme) a disinnescare una – ancora remota al momento – crisi di governo.

Erano state le parole di Gualtieri (Pd) in audizione in commissione al Senato a fare alzare la temperatura con gli alleati del Movimento 5 Stelle: il ministro aveva parlato infatti di un testo ormai chiuso, praticamente non modificabile. Oltre a Di Maio, anche gli esponenti di LeU avevano chiesto un ulteriore approfondimento. E nel Pd, anche la deputata Lia Quartapelle ha sollevato dei dubbi.

In aula Conte spiegherà anche un altro punto, quello sul passaggio parlamentare per la riforma del Mes. Il tema era stato esaminato dal parlamento lo scorso giugno e le Camere, in quella occasione, avevano approvato una risoluzione (della Lega, contro-firmata dai 5 Stelle) che prevedeva un nuovo voto in caso di modifiche al testo. Non ci furono polemiche esplicite nella maggioranza gialloverde.

Di seguito i punti più caldi della risoluzione, su cui Matteo Salvini (all’epoca vicepremier) e il presidente del Consiglio hanno ormai interpretazioni molto differenti.

Risoluzione Molinari-D’Uva

In caso di un nuovo passaggio parlamentare su un tema così divisivo per l’asse Pd-M5s, si potrebbero formare delle pericolose maggioranze per la tenuta del governo riavvicinando Lega e 5 Stelle. La data da cerchiare sul calendario é l’11 dicembre, quando il parlamento potrebbe votare delle nuove risoluzioni sul Mes. Solo allora, sostengono da Palazzo Chigi, il governo assumerà una posizione definita sulla riforma. Poi, il presidente del Consiglio tornerà in parlamento per le comunicazioni in vista del prossimk Consiglio Europeo.

Altro tema caldo, su cui 5 Stelle e Pd sono su fronti opposti è la riforma della prescrizione: oggi Forza Italia dovrebbe presentare a Montecitorio un testo per l’abrogazione della riforma Bonafede sulla prescrizione. In caso di voto, i Dem potrebbero essere molto più vicini ai forzisti rispetto che al M5S. E poi c’è la battaglia sugli emendamenti alla manovra: la fine del 2019 sarà ricca di confronti politici.

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