Scomparso dalla procura di Palermo il materiale informatico su Messina Denaro

I fatti in realtà risalgono al 2015 ma sono emersi solo ora

Un computer portatile da 10 pollici e due pendrive da un giga ciascuna, con informative, interrogatori di collaboratori di giustizia e verbali “coperti da segreto istruttorio e attuale”. È questo il materiale scomparso dalla procura di Palermo e che riguarda le indagini su uno dei latitanti più ricercati al mondo: Matteo Messina Denaro.


I fatti, in realtà, risalgono al 2015, ma emergono soltanto adesso, secondo quanto riporta il Quotidiano di Sicilia, dopo l’assoluzione nel processo d’Appello di Teresa Principato – proprietaria di quel materiale scomparso, il pm a capo del pool che all’epoca si occupava di Messina Denaro.

Principato è stata assolta dall’accusa di aver rivelato un’indagine all’appuntato della Guardia di Finanza, Calogero Pulici, suo collaboratore. Sarà lui a denunciare la scomparsa del materiale informatico, in seguito alla riammissione in Procura dopo un periodo di allontanamento dovuto alle accuse di molestie da parte della moglie di un collega.

«Alla presenza dell’assistente di nome Rita, che per adesso collabora con la dottoressa (Principato, ndr) abbiamo prelevato la scatola contenente il pc che era custodita nella libreria e dopo averla aperta ci siamo resi conto che il pc non era più conservato all’interno», si legge in una relazione di servizio di Pulici.

E ancora: «Dal portapenne era stato asportato un mazzo di chiavi legate con un anello metallico al quale erano ancorate anche le pendrive nelle quali erano riversati i file dal computer della dottoressa».

«Avvisata la dottoressa (Principato ndr) del mancato ritrovamento di quanto sopra esposto e su suo consiglio veniva contattato il signor Francesco Petruzzella, responsabile del settore informatico della Procura» per capire se avesse prelevato pc e pendrive, «ricevendone risposta negativa».

La Procura, sul caso, aveva aperto un fascicolo che poi aveva archiviato. Nel farlo, nè Principato né Pulici erano stati ascoltati; inoltre, il finanziere nello stesso lasso di tempo era stato indagato anche per peculato (pare si sia appropriato di un computer e per questo è ancora in corso un processo).

Poi, nel maggio 2016 ha subìto alcune perquisizioni durante le quali sono state sequestrate pendrive, hard disk, tablet, smartphone e un computer.

Tra questi strumenti, secondo la Finanza, si nascondevano quelli di cui Pulici denunciava la scomparsa, anche se né il computer né le pendrive sono mai stati identificati tra gli oggetti recuperati dall’uomo.

In copertina un’immagine elaborata dalle forze dell’Ordine sull’aspetto che potrebbe avere oggi Matteo Messina Denaro. Archivio Polizia di Stato

Leggi anche: