Liliana Segre, la paura dopo la morte di Terracina: «Si coltiva ancora poco la memoria, con la nostra scomparsa tutto finirà»

«Piero era un uomo dolcissimo – ricorda la senatrice a vita – dallo guardo mansueto e sereno»

Il pericolo ora è che la memoria si perda. Una paura che Liliana Segre non riesce a nascondere dopo la morte di Piero Terracina, tra gli ultimi sopravvissuti di Auschwitz, scomparso ieri 8 dicembre a 91 anni. «È stato come se si sgretolasse un altro pezzo della nostra storia», ha raccontato la senatrice a vita sopravvissuta anche lei alla Shoah in un colloquio con la Stampa.


«Perdonerete se sono così pessimista – ha aggiunto Segre, legata a Terracina da una profonda amicizia- mi spiace soprattutto per i giovani che mi scrivono lettere meravigliose e per tutte le persone dolcissime che mi applaudono o mi fermano per strada, ma io credo che si coltivi troppo poco la memoria e che, con la nostra scomparsa, tutto finirà. Senza Piero, io oggi mi sento più sola».

«Ai tempi della nostra deportazione e io e Piero non ci conoscevamo, lui era di Roma, io di Milano e i campi di sterminio erano divisi tra uomini e donne, impossibile incrociarsi». L’incontro tra i due è avvenuto diversi anni dopo: «Così abbiamo iniziato a condividere le assemblee con gli studenti, i convegni ai memoriali, scoprendoci molto affettuosamente vicini. Lui purtroppo non ha avuto come me il conforto nella vita di una famiglia che gli trasmettesse lo stesso calore umano che ho avuto io, ma è stato circondato fino all’ultimo secondo da amici e persone che gli volevano bene, perché Piero era un uomo dolcissimo, dallo sguardo mansueto e sereno».

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