M5s, il Garante della privacy indaga sulla app della Casaleggio: sospetti sulla violazione dei dati degli attivisti

«Si tratta di un atto dovuto», spiegano fonti dell’Authority per la protezione dei dati personali

Il Garante per la protezione dei dati personali aprirà un’istruttoria per investigare sulle modalità di raccolta e utilizzo dei dati degli utenti Facebook da parte della Casaleggio Associati, come riporta Politico.eu.


Tutto ha avuto inizio da una denuncia apparsa su Linkiesta in cui Marco Canestrari, ex dipendente della Casaleggio Associati, ha spiegato il funzionamento di un’applicazione lanciata nel 2013 e utilizzata dagli attivisti del Movimento 5 Stelle

Come funzionava l’app degli attivisti del M5s

Attraverso l’app, gli attivisti del M5s avevano modo di diffondere il programma del Movimento e di accumulare punti durante la campagna elettorale del 2013: i primi 100 classificati avrebbero vinto una cena insieme al fondatore del M5s Beppe Grillo. I dati raccolti sarebbero stati usati per quantificare il livello di attivismo degli utenti e, di conseguenza, aumentare il punteggio nella classifica. 

L’applicazione, tuttavia, avrebbe permesso alla Casaleggio Associati di accedere non solo ai dati personali degli iscritti, ma anche a quelli dei loro amici su Facebook. Nell’Informativa Privacy dell’app Beppe Grillo risultava essere il titolare del trattamento dei dati, mentre la Casaleggio Associati s.r.l era responsabile del trattamento dei dati attraverso strumenti informatici. 

Quali sono i dati sensibili potenzialmente raccolti e/o utilizzati dall’applicazione?

Ma quali sono i dati a cui l’applicazione poteva accedere? Secondo l’Informativa l’app poteva accedere «ai dati identificativi e di recapito dell’Utente – quale nome, cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale, residenza, indirizzo di posta elettronica e recapito telefonico – oltre ad ulteriori informazioni contenute nel profilo Facebook dell’Utente stesso, qualora da quest’ultimo caricate con la possibilità che, fra queste ultime, possano esserne contenute di “sensibili”, ai sensi delle vigenti norme, quali l’adesione a partiti politici o l’appartenenza ad una particolare confessione religiosa». 

Inoltre, «qualora fra i dati conferiti dall’Utente ve ne fossero di pertinenza di soggetti terzi, l’Utente si rende garante nei confronti del sig. Grillo dell’ottenimento del consenso degli stessi per la raccolta ed il trattamento di dati da parte dello stesso sig. Grillo secondo quanto previsto dalle relative Condizioni di Utilizzo».

L’intervento del Garante

Tuttavia, Canestrari non ha potuto dire con certezza se questi dati siano stati effettivamente scaricati, «né che cosa ne abbian fatto». L’unico ente in grado di poter investigare sull’eventuale raccolta e uso di questi dati sensibili è il Garante della Privacy che, a seguito delle segnalazioni, aprirà un’istruttoria.

Ulteriori fonti dell’Authority, interpellate dall’agenzia Adnkronos, hanno confermato l’indiscrezione, specificando: «Si tratta di un atto dovuto: per ogni tipo di segnalazione pervenuta all’Autorità viene aperta un’istruttoria, come da prassi».

La risposta della Casaleggio Associati

La Casaleggio Associati, dal canto suo, ha subito rigettato le accuse e, attraverso una nota, ha dichiarato: «La Casaleggio Associati nega di aver impropriamente utilizzato i dati dei propri utenti ed annuncia di aver proceduto per le vie legali a “tutela” della propria reputazione nei confronti de Linkiesta». 

«I dati raccolti nel 2013 – si legge ancora nella nota – non sono stati utilizzati dalla Casaleggio Associati per altre finalità e sono poi stati cancellati alla fine dell’iniziativa in piena sintonia con la legge, con le politiche di Facebook e con la normativa sulla Privacy».

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