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Esiste un allarme sanitario dovuto all’uso di pellicole di alluminio negli alimenti? No!

Il Ministero della Sanità informa sul corretto uso alimentare dell’alluminio: in rete è già “allarme sanitario”

In queste ore sono apparsi in rete diversi titoli preoccupanti: «”Non incartate le merende dei vostri bambini con l’alluminio”. L’allarme del ministero della Salute». Inoltre «il Ministero della Salute avverte: non usatelo per le merende dei bimbi».

Nelle pagine online del Ministero della salute difficilmente troverete scritto sulle sigarette che “sono molto utili per rilassarsi e concentrarsi, ma vanno usate correttamente per tutelare la salute”, sicuramente ci spiegheranno invece che fanno male, senza se e senza ma.

Invece sull’alluminio la prima cosa che ci spiegano è quanto sia «utile in cucina – ma aggiungono – usalo correttamente per tutelare la tua salute».

Riteniamo corretto stando ai dati attuali il taglio scelto dal portale del Ministero, un po’ meno il tono allarmistico col quale alcune testate hanno scelto di trattare la notizia, parlando apertamente di un «allarme» partito dal dicastero della Salute.

Alluminio: l’informazione corretta del Ministero

Cosa riporta il Ministero? Innanzitutto spiega che «il rischio tossicologico dell’alluminio è limitato per via dello scarso assorbimento e della rapida escrezione». Sono particolarmente esposti alla «tossicità orale» gli anziani e i bimbi sotto i tre anni.

Si cita inoltre un Dl ministeriale del 2007 che ne regola l’uso corretto. Si tratta del «Regolamento recante la disciplina igienica dei materiali e degli oggetti di alluminio e di leghe di alluminio destinati a venire a contatto con gli alimenti».

Anche il Csa (Comitato per la salute alimentare) non ha affatto i toni allarmistici citati. L’Ente è effettivamente la principale fonte del Ministero. Visto che è disponibile online non è difficile capire come tratta la questione.

Si rifà a diversi studi, come quello dell’Istituto superiore di Sanità riguardante «la cessione di alluminio da parte di materiali a contatto con alimenti e/o la conseguente esposizione alimentare per le diverse fasce di età».

Inoltre si avvale di una ricerca condotta dall’Università di Milano i cui risultati sono «dichiaratamente preliminari», infatti lo studio considera solo alimenti a base di pesce, pollo e manzo, mentre non entra in merito alla «composizione dei fogli di alluminio utilizzati per analizzare i livelli di cessione del metallo».

Tuttavia, l’Istituto ritiene che ci siano sufficienti dati per suscitare «attenzione e preoccupazione, in quanto la possibile esposizione del consumatore potrebbe portare al superamento della TWI, almeno nei bambini».

Qual è la dose tollerabile settimanale

Cos’è la Twi? Si tratta della «dose settimanale tollerabile», pari a 1mg/Kg a settimana, ovvero «20 e 70 mg di allumino/settimana, rispettivamente, per un bambino di 20 kg e per un adulto di 70 kg». Si stima inoltre che «i bambini da 1 a 9 anni rappresentano la categoria di consumatori esposti a livelli significativamente superiori».

Il Twi è stato fissato dalla Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) nel 2008 a seguito di un esame della letteratura scientifica disponibile:  

«L’esposizione alimentare complessiva all’alluminio è stata calcolata in base a studi condotti in vari paesi europei, che comprendono Paesi Bassi, Francia, Regno Unito e Svezia. Il gruppo di esperti scientifici ha riscontrato che tra un individuo e l’altro possono verificarsi ampie variazioni nell’esposizione alimentare. 

L’esposizione alimentare media di un adulto è risultata variare tra 0,2 e 1,5 mg/kg p.c. per settimana. Nei bambini e nei giovani le esposizioni più alte variavano da 0,7 a 2,3 mg/kg p.c. per settimana».

L’Efsa fa notare che gli studi a disposizione hanno dei limiti. Esistono infatti «pochissimi studi specifici sui singoli additivi alimentari che contengono alluminio». I dati sono poi surrogati alle prove di tossicità dell’alluminio constatate in altri ambiti, come «nei pazienti dializzati e per questo cronicamente esposti ad elevate concentrazioni di alluminio». 

Si citano anche studi che hanno trovato una correlazione (non un rapporto comprovato di causa-effetto) col morbo di Alzheimer e altre malattie neurodegenerative.

Conclusione: prudenza sì, allarme sanitario no

Il documento di cui si avvale il Ministero conferma i risultati già ottenuti nel 2017 e fa riferimento a un «potenziale rischio per la salute» verso particolari categorie di persone: «bambini sotto i 3 anni, anziani sopra i 65 anni, donne in gravidanza, persone con funzionalità renale compromessa».

Va benissimo suggerire un corretto uso dell’alluminio, specialmente per tutelare i bambini. Le misure preventive e il controllo della presenza di elementi tossici negli imballaggi sono sacrosante, creare allarmismo invece no.

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