Anche le “Sardine nere” a Roma: «Finora non ci è stato concesso di parlare nelle piazze» – L’intervista

La loro voce non ha trovato spazio nelle piazze con migliaia di sardine – raccontano. Dunque, si sono organizzati e hanno stilato un manifesto concreto e politico

«A Napoli abbiamo manifestato con le Sardine la prima volta che sono scese in piazza. Abbiamo sentito che volevano combattere l’odio. Poi però non abbiamo capito come volevano farlo e, quando abbiamo chiesto di parlare, non ce l’hanno concesso. Così abbiamo pensato che forse avremmo dovuto avere una nostra voce».


A parlare a Open è Abdel, un ragazzo di 29 anni che anima il movimento delle “Sardine nere” di Napoli insieme ad altri due rappresentanti. Abdel è arrivato in Italia dal Marocco quando aveva 7 anni, e da qualche tempo ha acquisito la cittadinanza italiana. «Militando da anni nel Movimento per i Migranti e per i Rifugiati della sua città sa benissimo che le cose non vanno sempre in questo modo».

A quanto racconta, però, non sembra essere sempre facile portare le proprie istanze nelle manifestazioni locali. «Si è creato un meccanismo per cui queste piazze sono gestite da rappresentanti autonominati – spiega a Open – e non in tutte le piazze è permesso parlare. Di solito a prendere la parola sono i soli coordinatori, ma a Napoli non è successo che potessero parlare anche i migranti presenti».

«Non sappiamo dire perché, ma in quelle occasioni i migranti non sono riusciti a portare i problemi che vivono sulla loro pelle ogni giorno», continua Abdel. «Quindi abbiamo deciso di creare un canale per poter parlare in prima persona».

Sardine nere in viaggio verso Roma | Open

Oggi partiranno da Napoli per partecipare alla grande manifestazione di piazza San Giovanni a Roma. Con l’occasione incontreranno altre Sardine nere, che nel frattempo stanno iniziando a organizzarsi nelle altre città.

«Noi veniamo a Roma per parlare», dice Abdel. «Vediamo se ce lo faranno fare». Oltre a prendere in mano il microfono, sperano di riuscire ad avere anche un confronto con il premier Giuseppe Conte, che con buona probabilità farà capolino nella piazza durante la giornata.

Perché “nere”

«All’inizio non eravamo nati come un movimento a parte», spiega ancora Abdel. «Poi, date le difficoltà, abbiamo deciso di chiamarci “Sardine nere”».

«Abbiamo scelto il nero per diversi motivi», dice. «In primis c’è il fatto di avere la pelle nera, cosa per la quale si sente il peso camminando per strada. Ma ci siamo chiamati così anche per mettere in evidenza le problematiche legate alle condizioni di lavoro e allo sfruttamento: il nero è anche un colore simbolico che rimanda all’oscurità. L’oscurità e l’invisibilità di chi non vive godendo di pieni diritti».

I migranti e i rifugiati appena arrivati, così come gli immigrati di seconda generazione, hanno sentito l’esigenza di mettere nero su bianco la loro lotta contro il razzismo, le discriminazioni e l’odio. «Abbiamo sentito la necessità di portare proposte, che sono semplici ma comunque concrete», dice ancora Abdel.

«Non vogliamo più che qualcun altro parli per noi dei nostri problemi. vogliamo autorappresentarci e parlare in prima persona dei nostri problemi».

Proposte anche politiche, non solo valoriali

Nonostante la prima piazza bolognese delle Sardine si sia formata proprio in chiave anti-Lega, solo le Sardine nere hanno messo nero su bianco la proposta e la richiesta di abolire i decreti sicurezza – provvedimento simbolo della politica a trazione salviniana.

Dalla pagina Facebook delle “Sardine nere”

«Sì, abbiamo letto i punti diffusi delle sardine», dice Abdel. «Ma è solo un elenco di valori. Noi vogliamo che si parli nel concreto. Va bene dichiararci contrari all’odio, ma bisogna dire anche come si vuole fronteggiarlo».

Il manifesto

«Nonostante il cambio di governo e l’annunciata inversione di rotta – dice Abdel – i decreti sicurezza sono ancora lì. Noi ne chiediamo l’abolizione, senza se e senza ma. E chiediamo che la cittadinanza diventi un diritto di chi cresce in questo paese, non un privilegio di qualcuno».

La piazza chiesta dalle Sardine nere è certamente più politica (benché assolutamente apartitica) di quella delle sardine in generale. Nonostante ne condividano i valori espressi nel decalogo, i ragazzi e le ragazze delle “Sardine nere” sono convinti che ci sia bisogno di parlare, di offrire una propria e concreta versione del futuro. E di parlare nello specifico di cosa non va nel presente.

«Lamorgese dice di voler essere in discontinuità con Salvini – dice Abdel – ma oltre al cambio di narrazione e di retorica non abbiamo visto niente. Se nelle politiche non si vede niente di quello che viene detto, allora su questo noi restiamo intransigenti. Aver firmato nuovamente il patto con la Libia, ad esempio, è in estrema continuità con le politiche precedenti. Non c’è niente di discontinuo nel pensare che la Libia sia un Paese sicuro e nel fare accordi con i mercenari che vendono le persone come schiavi».

Oltre alle leggi sull’immigrazione e l’approvazione dello ius soli, le Sardine nere hanno proposto anche progetti sulla cultura e sul lavoro. «Noi chiediamo anche che si inizi a fare cultura antirazzista nelle scuole. Senza una corretta educazione è irreale pensare di poter sconfiggere il clima d’odio e di tensione che sta attraversando la società».

Il loro manifesto politico si chiude con una richiesta umanitaria più attuale che mai (anche a seguito dei commenti lasciati dal segretario leghista Pietro Burgazzi): «Chiediamo che i nostri corpi non vengano considerati carne da macello. Ipersfruttati nei lavori più pericolosi, comprati e venduti nella tratta per il commercio sessuale, lasciati annegare nelle profondità del Mediterraneo».

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