Crisi Pop Bari, Conte chiarisce con Marattin. Dopo l’apertura di Salvini, verso il decreto di salvataggio?

Nella maggioranza sembra sia tornata la pace, dopo le tensioni di ieri sera: la strada per un intervento pubblico con Mediocredito centrale è ormai spianata

Il governo potrebbe presto tornare a riunirsi per trovare un accordo sul decreto di salvataggio della Popolare di Bari, dopo il fallimento di ieri sera, quando al Consiglio dei ministri non si sono seduti al tavolo gli esponenti di Italia viva.

I renziani, anche con Luigi Marattin fino a questa mattina, hanno contestato il metodo, la convocazione d’urgenza del Cdm, oltre che il merito, un miliardo a sostegno dell’istituto di credito e, secondo Marattin, senza una vera azione strategica.

I chiarimenti però sono arrivati in giornata, con il premier Giuseppe Conte che ha detto di aver sentito al telefono Marattin: «Gli obiettivi sono condivisi».

E se anche Matteo Salvini si dice disposto a un «comitato di salvezza nazionale» per evitare che con la PopBari coli a picco l’economia della Puglia, già alle prese con la crisi dell’ex Ilva, e quindi dell’Italia, gli ostacoli per un intervento pubblico per la banca barese sono ormai minimi.

«Non resteremo mai indifferenti rispetto ad una situazione critica di una banca – ha detto Conte – perché dietro ci sono 70mila azionisti e tanti correntisti. C’è la massima tutela dei risparmiatori», c’è l’occasione per «approfittare per potenziare il sistema creditizio del sud e per il rilanciare la Popolare di Bari».

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