PopBari, l’ispezione di Bankitalia del 2016 prima del crac: «Vertici “tolleranti” sul rientro dei prestiti»

Dall’ispezione di tre anni fa emergevano forti sospetti su quanto i vertici dell’istituto barese stessero sottostimando la gravità della situazione

Emergono nuovi dettagli sulle ispezioni che Banca d’Italia ha svolto sulla Popolare di Bari solo nell’ultimo decennio. Errori e incongruenze che già sollevavano dubbi sullo stato di salute dell’istituto barese, commissariato da Bankitalia e oggetto di un piano di salvataggio da parte del governo per 900 milioni.

A proposito dell’acquisizione della banca abruzzese Tercas da parte di PopBari, nel 2016 gli ispettori – come riporta il documento conclusivo rivelato da Ansa – avevano rilevato «ritardi e incertezze» sul rafforzamento del capitale della banca barese, e un’azione del Cda «non pienamente adeguata» ad affrontare l’acquisizione di Tercas, che ha generato «in misura rilevante» la «elevata incidenza» dei crediti deteriorati. Il 40% di questi crediti arrivava dalla banca teramana e da Caripe.

I prestiti

Nel mirino degli ispettori c’era anche la sospetta facilità con cui venivano elargiti prestiti dai manager di PopBari. Bankitalia ha rilevato «errori», sia pure definiti di «portata non significativa», nel quantificare i presiti ponderati al rischio della PopBari, nel bel mezzo del piano di risanamento dopo l’acquisizione di Tercas.

Gli ispettori hanno analizzato 383 “rapporti”, pari a crediti che esponevano la banca al rischio per 165 milioni. Su questi, l’ispezione di Bankitalia ha fatto emergere «errori nel 20% dei casi esaminati, con punte del 30% per quelle garantite da immobili».

Da parte del Cda, sono stati rilevati «profili di debolezza» nel gestire i crediti che non rientravano, «mancata definizione» da parte dei consiglieri su tempi e modi del rientro, e «una gestione improntata a tolleranza». Le «ipotesi a base degli stress test – si legge – sono risultate non sufficientemente conservative». Per alcune sofferenze, poi, «ai fini dell’attualizzazione è stato utilizzato, in luogo del tasso originario, l’ultimo applicato, di sovente inferiore, generando una sottostima della rettifica». E ancora, per valutare gli immobili a garanzia «non sono definiti i criteri e le metodologie per le stime affidate a soggetti esterni» e «per numerose posizioni esaminate riferibili alle due banche incorporate (Tercas e Caripe, ndr) le perizie degli immobili a garanzia non erano aggiornate».

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