Iraq, il presidente Saleh boccia il candidato premier e si dimette: «Non si spargerà altro sangue»

Saleh ha detto che preferirebbe dimettersi che sostenere un candidato nuovamente osteggiato dalla popolazione

Il presidente iracheno, Barham Saleh, ha rassegnato le proprie dimissioni al Parlamento dopo aver rifiutato di approvare il candidato alla premiership Assad al Eidani, proposto dalla coalizione al-Bina, vicina all’Iran.

Saleh, in carica da poco più di un anno, ha spiegato di aver preso questa decisione per «mettere fine allo spargimento di sangue e proteggere la pace» nel Paese, teatro di violente proteste dallo scorso 1 ottobre contro la corruzione e la disoccupazione, che hanno causato oltre 500 morti.

Il presidente ha anche spiegato che la nomina di un candidato prima di sapere con certezza quale sia il blocco parlamentare con più seggi «è una violazione della Costituzione».

Il 23 dicembre sono scaduti i termini per la nomina di un primo ministro al posto di Adil Abdul Mahdi, le dimissioni del quale erano state accettate dal Parlamento. 

Le proteste

Dal primo ottobre, l’Iraq è stato scosso da proteste che si sono diffuse a macchio d’olio in tutto il Paese. I manifestanti, molti dei quali giovani, chiedono una trasformazione di un sistema politico profondamente corrotto e ineguale che ha portato il Paese – complice anche l’invasione americana – sull’orlo della catastrofe e che stenta a far ridecollare la sua economia. Secondo i dati della Banca Mondiale, tre quinti dei 40 milioni di abitanti dell’Iraq vivono con meno di sei dollari al giorno.

Nonostante il Paese possa godere di discrete entrate petrolifere, la qualità della vita della popolazione è bassissima, il tasso di disoccupazione giovanile è alle stelle e il sistema sanitario è allo sbando.

Oltre 450 manifestanti sono stati uccisi dall’inizio delle proteste, con forze di sicurezza e milizie irachene appoggiate dall’Iran accusate di sanguinose repressioni.

A dicembre, il Parlamento ha votato per accettare le dimissioni del primo ministro Adil Abdul Mahdi, facendo crollare il governo. Da allora, non è stato raggiunto alcun consenso su un sostituto che possa formare un nuovo governo.

La mossa di Saleh fa traballare ancora di più l’equilibrio precario di un Paese distrutto da anni di guerra e terrorismo. La partenza del presidente in un momento in cui non vi è alcun governo rischia di gettare il Paese in una crisi politica senza leadership e lo costringe ad affrontare manifestazioni di massa in tutta la capitale e nel Sud del Paese.

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