In mancanza di meglio, la politica litiga sulla cannabis, dopo la sentenza della Cassazione

La decisione della Cassazione ha risvegliato la politica dal torpore delle feste natalizie

La più dura contro la sentenza delle sezioni unite della Cassazione sulla libera coltivazione di cannabis è stata la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che si è detta «allibita», perché il messaggio che «viene lanciato soprattutto ai più giovani è devastante e rischia di aere pesanti ripercussioni sulla società italiana, che già vive una drammatica emergenza droga».


La levata di scudi anima il centrodestra e la società civile da sempre schierata su posizioni proibizioniste. Con la manovra economica ormai varata, la politica, in particolare le opposizioni, si deve accontentare di spaccarsi sul tema della cannabis, visto che il fulmine delle dimissioni da ministro di Lorenzo Fioramonti sembrano ormai una partita tutta interna al M5s.

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Preoccupato per i giovani è anche l’ex presidente del Parlamento europeo, il forzista Antonio Tajani, che ricorda il suo impegno di volontariato nella comunità per tossicodipendenti In Dialogo a Trivigliano, vicino Fiuggi: «Parlando con genitori, giovani e meno giovani, ho saputo che tutti coloro che fanno uso di cocaina e acidi hanno cominciato con una canna». Dalla Lega Fedriga lancia il sospetto che la sentenza della Cassazione sia solo un primo passo «che di fatto vogliono arrivare alla droga libera».

La sentenza ridà voce a Emma Bonino, che rivendica uno delle battaglie storiche per i radicali: «È il risultato di 40 anni di impegno, in particolare del mio impegno». Per la Bonino «si è rotto un tabu, è un primo passo per poter ragionare oltre i cliché e gli stereotipi».

Tra le forze di governo, sono i grillini a esultare più degli altri, con Pd e Italia viva quasi silenti, probabilmente più preoccupati a non urtare la sensibilità dell’elettorato meno giovane. Esulta per esempio il senatore Ciampolillo, considerato tra i ribelli del Movimento, che parla chiaro e tondo di «Vittoria» con un attacco frontale anche per il premier Giuseppe Conte , perché finalmente la magistratura «ha recepito questo legittimo bisogno della società italiana. I politici, invece – dice Ciampolillo – troppo occupati a spartirsi poltrone e potere, non hanno mai voluto ascoltare, consentendo così che tanti ragazzi finissero nelle mani della delinquenza e delle forze dell’ordine. Politici codardi e ignavi! Conte non è stato da meno! Vergogna!».

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