Riservato: il video rubato sui punti di scontro col Pd in Emilia-Romagna spiegati ai suoi da Borgonzoni

«La partita si gioca a Reggio Emilia, bisogna spingere lì», afferma la senatrice. L’Appennino «è nostro, ma è solo il 17% del corpo elettorale»

Congresso federale della Lega, 21 dicembre. Al bancone del bar dell’hotel Da Vinci, a nord di Milano, ci sono Lucia Borgonzoni, candidata alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna, e due delegati del partito. Parlano della sfida con Stefano Bonaccini, candidato del Pd, per conquistare la regione più rossa di Italia.

Mentre all’interno della sala congressi si consuma lo scioglimento della Lega Nord come fu concepita da Umberto Bossi – nonostante dal palco il Senatùr rivendichi che «Salvini non ci può imporre un ca**o, siamo noi che decidiamo. Col ca**o che oggi è il funerale della Lega» -, fuori dalla sala e lontano dalle telecamere si discute dell’appuntamento più importante per il partito di Matteo Salvini.

«Dov’è che si gioca la partita in Emilia-Romagna?» chiede un delegato del congresso a Borgonzoni. La senatrice, ignara di essere ripresa, disegna la mappa dei territori che, a suo dire, voteranno sicuramente per lei e delle città dove bisogna spingere per strappare la regione a Bonaccini.

Pareggio a Modena, Bologna accerchiata

«La partita si gioca a Reggio Emilia, bisogna spingere lì – risponde Borgonzoni -. In Appennino siamo avanti, stra-avanti: ma l’Appennino è solo il 17% del corpo elettorale. A Piacenza, Parma e Modena andiamo in compensazione tra il centro città, che è del Pd, e la provincia che è con noi. Abbiamo anche i territori intorno a Bologna, come i comuni di Casalecchio e San Lazzaro».

Reggio Emilia o morte

Borgonzoni ribadisce ai due delegati: «A Modena ci sarà un pareggio tra noi e il Pd. Ci potrebbe essere uno scarto dell’1%, ma non è la città che sposta. In “Alta” siamo avanti noi. È a Bologna ma soprattutto a Reggio che ci giochiamo l’elezione».

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