Aereo abbattuto in Iran, secondo giorno di proteste contro i pasdaran e Khamenei – Video e foto

Secondo giorno di proteste fuori dalle università contro i pasdaran e l’ayatollah Khamenei

Nuova giornata di proteste in Iran. Studenti e cittadini sono scesi ancora in piazza contro il governo di Teheran, che l’11 gennaio – con 3 giorni di ritardo dall’accaduto – ha ammesso l’abbattimento dell’aereo ucraino che ha provocato la morte di 176 persone per un «errore umano».

Il primo raduno è avvenuto davanti all’università Beheshit, nella capitale, dove gli studenti hanno intonato slogan come: «Il nemico è qua».

Altre manifestazioni si sono svolte all’università di Damghan, nel nord dell’Iran, e all’università di Isfahan, nel centro del Paese. Anche in questo caso, si sono alzati slogan contro l’ayatollah Ali Khamenei: «Le Guardie della rivoluzione uccidono, e la Guida suprema li appoggia».

Le proteste continuano sulla scia di quelle iniziate già nei mesi precedenti all’uccisione, per mano degli Usa, del generale dei Quds Qassem Soleimani. Le manifestazioni erano state oscurate dal governo, che aveva impedito l’accesso a internet ma, secondo una stima di Amnesty International (aggiornata al 16 dicembre), i morti dal 15 novembre sarebbero oltre 300.

Anche in questi momenti di agitazione, le autorità sono intervenute per fermare i disordini. Migliaia di agenti delle forze di sicurezza sono stati disposti nelle grandi piazze di Teheran, inclusa quella di Sadeghiyeh, dove sono schierate le unità speciali dei Pasdaran.

Le Forze Quds, unità d’elite delle Guardie della rivoluzione (Pasdaran), si dicono «pronte a usare la forza per placare le manifestazioni contro il regime» se non si dovessero fermare. Lo ha affermato il rappresentante della Guida suprema all’interno delle Forze, Ali Shirazi, citato dall’emittente iraniana Iran International. «Quelli che manifestano – ha affermato – sono seguaci degli Stati Uniti e di Israele». 

Ora, nel braccio di ferro contro l’Iran, Donald Trump ha cavalcato le proteste approfittando della debole posizione del governo di Teheran, e si è schierato apertamente dalla parte della popolazione in piazza. Con una serie di tweet, sia in inglese che in farsi, si è rivolto al «coraggioso e a lungo sofferente popolo iraniano» manifestando vicinanza.

Nella giornata di ieri, 11 gennaio, alcuni manifestanti avevano strappato in piazza non solo le immagino di Khamenei, ma anche una gigantografia di Soleimani – che per molti in Iran è invece considerato un martire.

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