Indagine Amsi, quasi tutti i giovani medici sono precari e sottopagati: lanciata la campagna #FermatelaFugadeiCervelli

L’indagine si è basata su un campione di 5000 professionisti, di cui 2500 medici italiani, 1500 medici stranieri e 1000 ricercatori

«Stabilizzeremo 35mila persone del comparto salute», ha detto il ministro della Sanità Roberto Speranza. La dichiarazione è arrivata all’indomani dell’isolamento del nuovo Coronavirus per mano, tra le altre, di una ricercatrice precaria. Ed è proprio questo l’identikit del giovane medico in Italia, che sia italiano o straniero operante nel nostro Paese: precario, sottopagato e poco motivato a rimanere. A confermarlo ancora di più è la ricerca condotta dall’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), l’Unione Medica Euro Mediterranea (Umem) e dal Movimento internazionale trans-culturale e inter-professionale “Uniti per Unire”(UxU).


L’indagine si è basata su un campione di 5000 professionisti (di cui 2500 medici italiani, 1500 medici stranieri e 1000 ricercatori) che si sono rivolti allo Sportello Amsi Online negli ultime due anni. «Sono dati che ci preoccupano», ha commentato Foad Aodi, fondatore Amsi, che con le altre associazioni ha lanciato l’appello al Governo #FermatelaFugadeiCervelli. «Di continuo riceviamo da parte di medici giovani richieste di andare all’estero e al tempo stesso offerte di lavoro da tutte le regioni».

Precari e sottopagati

Il panorama tratteggiato, in effetti, non è per niente positivo: il 70% dei medici è infatti sottopagato, retribuzioni anche di 7 euro all’ora in cliniche private e con 12 ore di guardia medica. La metà dei professionisti, inoltre, viene pagata in ritardo. Il 95% dei ricercatori italiani, inoltre, è precario, prende circa 1500 euro al mese e va avanti con contratti rinnovati ogni 3/4 mesi, al massimo 6. Proprio come Francesca Colavita, la più giovane del team di virologia dello Spallanzani, che ha dichiarato di guadagnare la stessa cifra e di essere passata da un contratto co.co.co a uno a tempo determinato.

Ancora, il 95% dei Medici specialisti italiani e stranieri in area chirurgica cerca di “fuggire” all’estero, non riuscendo a divenire primo operatore in età giovane. «Tanti non hanno opportunità di operare come primi operatori, e quindi vanno all’estero per operare», ha dichiarato ancora Aodi. «In Italia il Medico giovane per arrivare a primo operatore può raggiungere, in media, l’età di 40 anni. Questa media negli altri Paesi è molto più bassa».

Chi cerca di inserirsi nel Servizio sanitario nazionale, poi, come i giovani medici stranieri, non riesce a farlo per il 90% dei casi. Questo a causa sia della mancanza di specializzazioni, sia per colpa della mancata cittadinanza. «L’Italia purtroppo è uno degli ultimi Paesi in Europa per investimenti sulla Ricerca», ha detto ancora Aodi. «La ricercatrice dello Spallanzani che ha isolato il Coronavirus ha dimostrato che essere precario non penalizza la qualità della Ricerca, ma non stimola i certamente i Ricercatori a rimanere in Italia».

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