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Smart working, in Italia cresce il lavoro da remoto. Ma siamo ancora sotto la media europea

La buona notizia è che i numeri sono in aumento, la brutta è che la crescita va a rilento rispetto agli altri Paesi dell’Ue

Sono ormai circa 570mila i “lavoratori agili” in Italia, in crescita del 20% rispetto al 2018. È quanto riporta uno studio condotto dall’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano. Ma, stando ai dati dell’Eurostat, il nostro Paese è ancora sotto la media europea per utilizzo dei vantaggi forniti dalla tecnologia. Era il 2017 quando il governo italiano approvò il ddl per regolare le modalità dello smart working per i dipendenti (un modo di lavorare incentrato sulla flessibilità dell’orario e del luogo di lavoro), e la buona notizia è che da allora la percentuale è in continua crescita.


Nel 2019 la percentuale di grandi imprese che ha avviato al suo interno progetti di smart working è stata del 58%, in crescita rispetto al 56% del 2018. E con risultati positivi sul rapporto dei dipendenti con il proprio impiego: con l’introduzione del lavoro da remoto e flessibile, il 76% si è detto soddisfatto della propria professione, contro il 55% dei dipendenti che non ne possono beneficiare. Uno su tre si sente pienamente coinvolto nella realtà in cui opera e ne condivide valori, obiettivi e priorità, contro il 21% dei colleghi esenti dallo smart working.


La brutta notizia è che la crescita è lieve e rallentata rispetto agli altri Paesi europei. Stando agli ultimi dati forniti dall’Eurostat, solo il 3,6% dei lavoratori si può giovare dei vantaggi offerti dal XXI secolo – segno che le aziende italiane ancora faticano a liberarsi dell’idea del lavoro d’ufficio.

Dati che si scontrano con quelli di realtà come l’Olanda, la Finlandia e il Lussemburgo, che toccano cifre ben più alte (14%, 13,3% e 11%). Bene anche l’Austria con il suo 10%, mentre restano immobili sul vecchio modello paesi come Cipro, Romania e Bulgaria (1,2%, 0,4%, 0,3%). L’Eurostat ha anche rilevato che, in percentuale, le donne europee scelgono (o sono spinte a scegliere) di più lo smart working rispetto ai proprio colleghi uomini. La percentuale di differenza, comunque, non è estremamente elevata: si tratta di un 5,5% contro un 5%.

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Immagine copertina: Pixabay