Caso Zaki, l’Egitto risponde alle pressioni europee: «Abbiamo più libertà di qualsiasi altro Paese sviluppato»

«Sono partiti, organizzazioni e parlamentari europei che vogliono screditare la reputazione dell’Egitto a livello internazionale», ha dichiarato Suleiman Wahdan, vicepresidente del Parlamento egiziano

Suleiman Wahdan, vicepresidente del Parlamento egiziano, ha difeso la magistratura del Paese e ha respinto ancora le accuse sul caso Zaki pronunciate da David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, dichiarando che l’organo di giustizia egiziano ha alle spalle una lunga storia di onestà.


«Sono partiti, organizzazioni e parlamentari europei che vogliono screditare la reputazione dell’Egitto a livello internazionale», ha dichiarato in diretta tv, in collegamento telefonico con programma di Ahmed Mousa, noto conduttore egiziano legato alla National Security del Paese. «In Egitto c’è libertà più che in qualsiasi paese europeo sviluppato», ha affermato il vicepresidente, aggiungendo che «le organizzazioni europee dei diritti umani stanno conducendo una campagna ragionata contro l’Egitto».

Wahdan ha dichiarato anche che la decisione di imprigionare l’attivista egiziano per i diritti umani Patrick George Zaki «è arrivata sulla base di indagini che hanno fornito delle prove e delle giustificazioni». Il vicepresidente ha negato ancora le violazioni dei diritti in merito alle condizioni di reclusione di Zaki e alle torture da lui dichiarate e subite durante l’interrogatorio della scorsa settimana.

«Se Patrick avesse diffuso notizie false sull’Europa – ha detto – sarebbe stato arrestato com’è successo in Egitto». Già il procuratore generale aveva denunciato la diffusione di quelle che secondo lui sarebbero notizie false sulle condizioni di detenzione di Patrick.

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