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Tutto quello che Salvini non ha detto sull’aborto, a partire dai dati

Il picco nel numero di aborti, il numero delle donne straniere, i rischi collegati. Tutto quello che Salvini non ha detto

Roma torna capitale. Idee nuove per il futuro della città. Era questo il tema del convegno organizzato dalla Lega all’Eur ieri, 16 febbraio, mentre in piazza Santi Apostoli andava in scena la manifestazione delle Sardine. Eppure, al termine dell’incontro, il tema che è rimasto nell’aria c’entra poco o nulla con la Capitale.

Aborto. Un dibattito che si è riacceso a partire da una dichiarazione di Matteo Salvini: «Ci sono delle donne, né di Roma né di Milano, che si sono presentate in pronto soccorso per la sesta volta per un’interruzione di gravidanza. Non spetta a me giudicare, è giusto che sia la donna a scegliere, ma non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile nel 2020».

La segnalazione arriva da alcune «infermiere del pronto soccorso di Milano», come spiega lo stesso leader della Lega. Una fonte che non è possibile verificare, al netto che le interruzioni di gravidanza volontaria non avvengono in pronto soccorso ma prevedono un percorso che parte da una visita ginecologica e un trattamento in un ospedale o in un centro autorizzato.

Quello che invece è possibile fare è analizzare i dati e capire quanto questa segnalazione, sempre presunta, sia radicata su dati reali. Per farlo ci siamo affidati agli ultimi dati disponibili sul sito del ministero della Salute: quelli del 2017 pubblicati il 31 dicembre 2018 nella Relazione del ministro della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg).

Il calo (a picco) degli aborti in Italia

I primi dati che il ministero della Salute riporta sulle interruzioni volontarie di gravidanza risalgono al 1982: 234.801 in tutto l’anno. Nel grafico i numeri partono dal 1983, purtroppo non sono disponibili i dati anno per anno, quindi abbiamo scelto di conservare un intervallo temporale di due anni con i dati disponibili. Nel 2017 le interruzioni di gravidanza volontarie sono state 80.733.

Open | Fonte: Ministero della Salute

La differenza è abissale: 154.068 aborti in meno nel 2017 rispetto a 35 anni prima. In termini percentuali parliamo del 65,61% in meno. Questo dato però non tiene conto di diversi fattori, ad esempio la diminuzione del tasso di natalità. Per questo una stima più corretta si può fare prendendo in considerazione un altro valore chiamato rapporto di abortività: il numero di interruzioni volontarie per 1000 nati vivi. Anche qui la differenza si vede, anche se non è così marcata, come si può leggere dalla seconda linea del grafico. Nel 1982 il rapporto di abortività era di 380,2 mentre nel 2017 è stata registrato a 177,1. Il calo è dunque del 46,58%.

Quante sono le donne straniere che hanno affrontato un’Ivg

Le dichiarazioni di Salvini sulle donne riguardano soprattutto quelle straniere. Quando il leader della Lega dice «né di Roma né di Milano» il riferimento è abbastanza chiaro. In questo caso il totale delle donne con cittadinanza straniera che hanno affrontato un’interruzione volontaria di gravidanza nel 2017 è di 24.372, il 30,3% del totale.

Open | Fonte: Ministero della Salute

Questo dato però non corrisponde a quello degli stranieri in Italia. Al 1 gennaio del 2018 la percentuale di cittadini stranieri residente in Italia era dell’8,5%, poco più di 5 milioni di persone. Di questi circa la metà sono donne. Il dato delle interruzioni di gravidanza quindi evidenzia una sproporzione, visto che è superiore di quasi quattro volte a quello di tutti gli stranieri in Italia.

Il numero di aborti precedenti

«Per la sesta volta». È su questo punto che Salvini ha marcato di più, anche quando il giorno dopo è tornato sul tema dichiarando: «Il nostro compito è prevenire: l’aborto non è un sistema contraccettivo». Nelle tabelle del ministero della salute non sono nemmeno riportati i casi in cui il numero di Ivg è stato uguale o superiore a sei.

Open | Fonte: Ministero della Salute

Le statistiche si fermano a uguali o maggiore di quattro, una circostanza che ha riguardato nel 2017 2.072 donne, lo 0,9% del totale di quelle che hanno affrontato un aborto. Quelli che sono riportati invece sono i rischi a cui sono andate incontro le donne che si sono sottoposte a un’interruzione di gravidanza: il 10% è stata ricoverata da uno a oltre sei giorni e oltre il 5% ha avuto una complicazione, dall’emorragia a un’infenzione. Rischi, uniti al fatto che in Italia sono obiettori di coscienza il 68,4% dei ginecologi e il 45,6% degli anestesisti che non rendono certo l’aborto un «sistema contraccettivo» facile da scegliere.

Salvini con le sue dichiarazioni ha fatto, dunque, credere che sia un’emergenza un problema che in realtà o non esiste o è largamente minoritario. Ed ha evitato di citare i dati nel loro complesso.

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