Stop alle udienze per il coronavirus, i dubbi degli avvocati: «Non possono decidere i singoli tribunali»

Per ora si ferma tutto, tranne le cose urgenti, usando i criteri della sospensione feriale. Ma poi che succede?

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato ieri notte, 6 marzo, un decreto di sospensione delle udienze a causa del Coronavirus, che dà per certo solo quello che avverrà da qui alle prossime due settimane. Sul resto, e cioè su un programma di rallentamento della giustizia con uso del collegamento in smartworking al momento si sa ancora abbastanza poco. Il decreto relativo solo ai tribunali ancora non c’è, ma sia gli avvocati sia i magistrati si dicono perplessi. I primi, soprattutto, perché il rischio è che a decidere quale processo si farà e quale no sarà solo il presidente del singolo tribunale, sentite le varie parti.


Cosa dice Bonafede

Le parole di Bonafede in effetti sono state piuttosto generiche. L’unica certezza è che per le prossime due settimane ci sarà la sospensione delle udienze, analoga a quella che avviene d’estate: si celebrano solo i processi con detenuti e le direttissime. Di cosa avverrà dopo si sa poco o nulla. «Le misure riguarderanno l’organizzazione dell’attività giudiziaria, in particolare delle udienze, in modo che non si creino assembramenti, in modo che gli avvocati siano portati a non rispettare le regole che tutelano i citttadini», ha detto Bonafede ieri notte.

Ma la parte che più inquieta gli avvocati è quella in cui il ministro dice che ci sono misure che «verranno prese nei singoli uffici giudiziari, dai presidenti: alcune udienze potrebbero essere rimandate, decideranno i vertici sentita l’autorità sanitaria competente e sentito il consiglio dell’ordine degli avvocati del territorio».

«Abbiamo dato una mano, suggerendo l’idea della sospensione feriale», dice Giandomenico Caiazza, presidente delle Camere penali che spiega di aver anche già discusso la vicenda, informalmente col ministro Bonafede: «Ma su quali criteri adottare per sospendere i processi è il governo che si deve assumere la responsabilità di agire. Non è possibile che a scegliere siano i singoli presidenti dei tribunali, attuando in ogni distretto criteri diversi, magari su indicazione della procura. Siamo disposti a ragionare insieme in queste due settimane, ma poi dovrà essere il governo a scegliere».

Scettici i magistrati

Anche dall’Associazione nazionale magistrati filtra un certo malumore per la decisione annunciata ma non ancora ufficialmente e senza un testo scritto. Nessun commento finché non ci sarà il documento, ma i magistrati ammettono che i criteri discrezionali potrebbero generare confusione. E ricorsi.

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