La Corte di giustizia Ue condanna Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca: non hanno rispettato le regole sull’accoglienza dei migranti

Nel corso dell’emergenza del 2015 i tre Stati dissero che per problemi interni non potevano partecipare alla redistribuzione dei richiedenti asilo

Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca sono state condannate dalla Corte di giustizia dell’Unione europea per essersi rifiutate di conformarsi al meccanismo di ricollocazione di richiedenti asilo creato nel 2015. La Corte ha accolto così i ricorsi per inadempimento presentati dalla Commissione Ue contro i tre Stati membri dell’Unione.


Nel dicembre del 2017, la Commissione aveva avviato un procedimento di infrazione per violazione delle disposizioni prese dall’Unione per far fronte alla crisi migratoria che ha colpito l’Europa nell’estate 2015. L’Ue, per aiutare Italia e Grecia nell’affrontare l’emergenza immigrazione, aveva infatti disposto il trasferimento negli altri Paesi europei di 160mila richiedenti asilo.

La Polonia aveva dato disponibilità ad accogliere 100 persone, senza mai mantenere la promessa. La Repubblica ceca aveva preso l’impegno di ricollocare 50 richiedenti asilo, accogliendone però effettivamente solo 12. Mentre l’Ungheria non aveva indicato alcuna disponibilità di accoglienza.

Lo scorso ottobre l’avvocata generale Eleanor Sharpston aveva depositato le sue conclusioni sul caso e sottoposto il suo parere alla Corte di giustizia dell’Ue. Secondo l’avvocata, gli Stati membri non possono invocare le loro responsabilità per il mantenimento dell’ordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza interna per rifiutarsi di applicare un atto dell’Unione. Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca sono ora tenute a conformarsi alla sentenza. In caso contrario, la Commissione potrà proporre un altro ricorso chiedendo delle sanzioni pecuniarie.

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