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Coronavirus. Lo studio giapponese rivela che la mortalità del Covid-19 è inferiore all’influenza? No!

Si tratta di un preprint che deve essere passato dalla peer review, ma leggendolo si scopre che non è conclusivo

Il 4 maggio 2020 viene pubblicato un articolo su La Stampa dal titolo «Test sul sangue effettuati in Giappone rivela: la mortalità da Coronavirus è inferiore all’influenza», riguardante uno studio svolto dal Kobe City General Medical Hospital su mille campioni di sangue. Prima di continuare bisogna essere chiari sul fatto che in Giappone non si hanno, ad oggi, numeri in chiaro sulla diffusione del virus (come in gran parte dei paesi del mondo, in realtà), come riporta un articolo del The Japan Times del primo maggio 2020, data della “pubblicazione” dello studio citato da La Stampa.

Secondo il quotidiano torinese, lo studio rivelerebbe che «la mortalità del covid19 potrebbe essere di gran lunga inferiore a quello che finora gli scienziati avevano ritenuto». Leggendo l’articolo si comprende che la narrativa proposta nel titolo viene pian piano cambiata, mettendo un po’ le mani avanti:

Se le analisi venissero confermate da ulteriori esami in altre Prefetture del Giappone la mortalità del Covid19 sprofonderebbe allo 0.01%, ovvero addirittura inferiore alla stagionale influenza.

Dunque, nel titolo si afferma una certezza e nel testo si afferma che non si ha la certezza perché il tutto deve essere confermato. Per comprendere questo cambio di narrativa bisogna andare a leggere il metodo utilizzato e le conclusioni dello studio. Ecco cosa riporta La Stampa in merito:

È quello che emerge da uno studio condotto dal Kobe City Medical Central General Hospital che ha raccolto 1.000 campioni di sangue da pazienti che hanno visitato l’ospedale tra la fine di marzo e l’inizio di aprile.

[…]

I medici che hanno effettuato i test restano cauti in quanto si tratta comunque di campioni prelevati esclusivamente da pazienti ambulatoriali, ma il direttore dell’ospedale, Kihara Yasuki, ha comunque ribadito che c’è un alta possibilità che molte più persone siano state effettivamente infettate dal Covid19 rispetto alle ipotesi avanzate sinora.

Lo studio in questione è quello intitolato «Estimation of seroprevalence of novel coronavirus disease (COVID-19) using preserved serum at an outpatient setting in Kobe, Japan: A cross-sectional study», un preprint che non ha ancora passato la peer review. Il campione utilizzato riguarda mille pazienti ambulatoriali giunti nel centro ospedaliero dal 31 marzo al 7 aprile 2020:

The serums of patients who visited the center from March 31 to April 7 were used for the analysis.

Sulla base dei risultati è stata fatta una stima basata sul numero della popolazione della città di Kobe, arrivando a sostenere che il numero degli infetti potrebbe essere maggiore rispetto a quello registrato. Il lavoro svolto non dimostra la situazione giapponese, lo affermano gli stessi firmatari del documento, sostenendo che dovrebbero essere fatti ulteriori studi in altre regioni del Giappone:

In conclusion, our cross-sectional serological study suggests that the actual number of people with SARS-CoV-2 infection in Kobe, Japan is far more than the confirmed cases by PCR testing. Further studies is needed to elucidate the seroprevalence in other regions in Japan and the dabate regarding lower mortality in Japan.

Questo studio, allo stato delle cose, non riporta con certezza il tasso di mortalità del Sars-cov-2 in Giappone.

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