Per curare il Coronavirus, il Giappone di Shinzo Abe punta su un farmaco che potrebbe causare difetti alla nascita

Si tratta dell’Avigan, prodotto giapponese che in passato è stato usato anche per contrastare l’ebola. Nonostante non ci siano prove della sua efficacia contro la nuova pandemia e nonostante le gravi controindicazioni, il premier giapponese vuole accelerare a produzione. E aumentarne le esportazioni

Il premier giapponese Shinzo Abe dice di essere in possesso di un potentissimo elisir contro il Coronavirus. Non si tratta di un vaccino, ma di un farmaco – l’Avigan – usato in precedenza anche per curare i sintomi dell’ebola. Come scrive il New York Times, il premier giapponese ha destinato circa $130 milioni per aumentare le scorte del farmaco in Giappone, dove i morti per Coronavirus sono 536 e i positivi circa 15mila (dati John Hopkins).

Guardando al di là dei confini nazionali – tali sono le sue ambizioni per il farmaco – Abe è anche disposto a omaggiarlo a decine di altri paesi. Al momento ce ne sono circa 80 in lista di attesa, alcuni dei quali, come gli Stati Uniti, hanno già cominciato i test clinici. Eppure la comunità scientifica non sembra riporre la stessa fiducia nella qualità anti-Coronavirus dell’Avigan, anzi.

I timori per le somiglianze alla talidomide, che ha provocato deformità nei nascituri

Come scrive il quotidiano americano, non esistono prove certe della sua efficacia terapeutica per quando riguarda il Coronavirus. Sviluppato e prodotto dalla giapponese Toyama Chemical (gruppo Fujifilm) è stato approvato per uso medico in Giappone nel 2014 ed è diventato un farmaco generico nel 2019. Viene usato solitamente per combattere i sintomi dell’influenza, ma in passato si è mostrato anche efficace nella lotta contro l’ebola.

A differenza di altri farmaci, l’Avigan – il cui nome generico è favipiravir – anziché proteggere le cellule dal virus, rallenta molto la riproduzione di quest’ultimo. Non è detto che non funzioni ma, come ha dichiarato Masaya Yamato, capo delle malattie infettive del Rinku General Medical Center di Osaka, non esistono neppure prove che dimostrano che funzioni realmente. Ciò che è più certo è che il farmaco ha diverse controindicazioni, come ha ammesso lo stesso Abe.

In una recente conferenza stampa il premier giapponese ha fatto riferimento a un altro farmaco dalla storia controversa, la talidomide, che fu venduto negli anni cinquanta e sessanta, principalmente come sedativo. Prima di essere ritirato dal mercato era rivolto in particolare alle donne in gravidanza che però gradualmente riportarono degli effetti mostruosi: le donne trattate con il farmaco davano alla luce neonati con gravi alterazioni congenite dello sviluppo degli arti. Negli anni ’50 e ’60 il farmaco provocò la nascita di migliaia di bambini con deformazioni gravi.

EPA/EUGENE HOSHIKO / POOL – Il premier Shinzo Abe il 4 maggio, in occasione della conferenza stampa in cui ha annunciato il prolungamento dello stato di emergenza

Nonostante le controindicazioni, il Giappone accelera. E la Cina segue

Prima del Coronavirus, in Giappone il farmaco era stato somministrato agli esseri umani solo durante gli studi clinici condotti in uno stato di emergenza per cercare di trattare l’ebola. Le sperimentazioni su animali avevano dato prova che anche in questo caso l’utilizzo del farmaco potesse portare a dei difetti alla nascita, un fattore che aveva spinto il Giappone a regolamentarne severamente l’uso e la produzione.

Ma la mancanza di prove o di controindicazioni non sembra turbare più di tanto il premier giapponese, al potere dal 2012. Secondo i dati del governo giapponese, finora 1.100 strutture mediche giapponesi hanno dato Avigan a quasi 2.200 pazienti Covid-19, con oltre un migliaio di persone in lista d’attesa per il farmaco. Abe non vuole rallentare, anzi: il premier ha chiesto che l’uso di Avigan fosse ulteriormente ampliato, sollecitando gli ospedali a darlo a chiunque lo desiderasse e dicendo ai pazienti di chiederlo direttamente. L’unico altro Paese ad aver mostrato a stessa fiducia nel farmaco è la Cina, dove l’Avigan è stato approvato a stretto giro, facendo del gigante asiatico il primo paese al di fuori dal Giappone a puntare concretamente sull’elisir di Abe.

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