Coronavirus, la ripartenza in sordina della Fase 2 a Milano, tra pensiline deserte e stazioni della metro quasi vuote – I video

L’inizio della “Fase 2” non sembra un vero inizio. La vera prova arriverà quando riapriranno bar, ristoranti, negozi e uffici. Il nostro viaggio dalla periferia al centro, e ritorno

Pensiline pressoché deserte, tram e autobus quasi vuoti, metro silenziose in cui si sente solo l’eco degli avvisi pre-registrati per il mantenimento del distanziamento sociale e per il rispetto delle regole. La ripartenza della “Fase 2” dell’emergenza Coronavirus a Milano è in sordina. Se le autorità locali e regionali nelle ultime ore hanno pubblicato spot incoraggianti dal grande impatto visivo sull’inizio di questa nuova fase di convivenza col virus, e di richiamo alla responsabilità e al coraggio di riprendere in mano la propria vita – malgrado tutto -, la città di Milano sembra essere ancora ferma in fase di lockdown.

Maria Pia Mazza / OPEN | Piazza Duomo, Milano, 4 maggio 2020

La cosa non dovrebbe sorprendere, giacché viaggiando dalla periferia del quartiere Vigentino verso il cuore della città, in piazza Duomo, dai finestrini del tram 24 non si vedono altro che le serrande abbassate di negozi, bar, ristoranti e, più in generale, degli esercizi di vendita al dettaglio. A ciò va aggiunta la chiusura delle scuole e delle Università, come la Bocconi o l’Istituto Europeo di Design, che si trovano nelle vie traverse a Via Ripamonti, e su cui si concentrano una buona fetta dei passeggeri quotidiani della linea 24. Gli unici elementi che spezzano questa catena di serrande abbassate sono le panetterie, i fruttivendoli, i supermercati, le farmacie, le poste e le banche, dove qualche fila c’è, per il ritiro di stipendi e pensioni.

Maria Pia Mazza / OPEN | Passeggero sul tram 24 a Milano, 4 maggio 2020

La mobilità differenziata tra periferia e centro di Milano

Ma la mobilità a Milano non sembra essere cambiata affatto rispetto alla Fase 1. Certo, la frequenza di passaggio dei mezzi pubblici è aumentata, ma le persone sembrano non fidarsi del trasporto pubblico, prediligendo gli spostamenti a piedi e in bici, anche là dove mancano piste ciclabili (né sono previste secondo il nuovo progetto del Comune, là dove il rischio di incappare in piccole buche, dislivelli d’asfalto o di rischiare un incidente con le auto che scorrono ad alta velocità non è affatto basso, ndr).

Maria Pia Mazza / OPEN | Uno scorcio di mobilità urbana in Via Ripamonti a Milano, 4 maggio 2020

Cresce il numero di spostamenti con le auto private, e tornano a farsi sentire alcuni clacson, che spezzano il silenzio della città e il rumore delle rotaie su cui viaggiano i tram, anche alla luce del fatto che a Milano, le zone a traffico limitato, Area B e Area C, rimarranno sospese sino al 31 maggio, secondo l’ordinanza firmata dal sindaco meneghino Giuseppe Sala.

Aumentano le auto, mentre i mezzi pubblici vengono usati prevalentemente da anziani e lavoratori della manifattura e lavoratrici

La differenza sull’uso dei mezzi pubblici, almeno nel primo giorno di Fase 2, è più marcata tra centro e periferia, malgrado il quartiere Vigentino, anche a seguito delle riqualificazioni degli anni passati, non venga propriamente considerato una vera e propria periferia, ma di fatto, lo è quasi del tutto. Dai volti (benché ben protetti dalle mascherine), dalle età e dalla poca voglia di parlare delle persone che salgono sul tram 24, i fruitori principali del trasporto pubblico sembrano essere principalmente anziani, lavoratrici e alcuni lavoratori dei cantieri.

E a mano a mano che ci si avvicina verso il cuore della città il mezzo si svuota rapidamente, tant’è che su circa quindici persone che sono salite complessivamente durante l’intera tratta, all’arrivo al capolinea in Piazza Fontana, scendono solo due persone, che si ritrovano in un centro che si presenta quasi simile a un borgo semi-deserto, più che al nucleo di una delle metropoli più ricche d’Europa.

Il cuore di Milano pressoché deserto e la fermata Duomo della metro praticamente vuota

Lo scenario era forse prevedibile: sotto lo sguardo della “Madunina”, gli spazi commerciali sono ancora tutti chiusi, salvo rarissime eccezioni. Le boutique della Galleria Vittorio Emanuele sembrano essere congelate da marzo, e dalle vetrine dei negozi dell’alta moda si vedono ancora cappotti, maglioni e abiti che ben poco hanno a che fare con la stagione primaverile, e men che meno con quella estiva. I ristoranti stellati e le caffetterie e pasticcerie dei grandi chef italiani, invece, sono parzialmente chiusi, e permettono solo di fare prenotazioni per consegne a domicilio.

Anche Piazza Duomo si presenta pressoché deserta. Sembrano quasi più presenti gli agenti delle forze dell’ordine, dispiegate a presidio della zona, che le persone di passaggio. Alcuni entrano nelle librerie, qualcuno fa jogging, diversi giornalisti trasmettono dalla cuore di Milano verso l’estero, raccontando al mondo il primo giorno della Fase 2 della regione italiana più colpita dalla pandemia di Covid-19, ma nulla a che vedere con il caos a cui Milano è abituata.

Del resto, è indubbio che il lavoro da remoto delle varie società con sede nel cuore di Milano influenzi l’assenza di persone nel centro, così come nella stazione della metro del Duomo, dalle cui uscite, in quella che era sempre considerata l’ora massima di punta (ovvero la prima mattinata), escono al massimo in 4 o 5.

La vera Fase 2 per Milano ricomincerà quando si apriranno negozi, bar, ristoranti e uffici in centro

E tornando verso il capolinea del tram 24 nel quartiere Vigentino, la situazione resta la stessa, speculare. Dal capolinea di Piazza Fontana parte solo una persona, e mano a mano che il 24 scorre verso la zona Sud di Milano inizia piano piano a riempirsi, pur sempre con massimo 10 – 15 passeggeri in tutto, considerando l’intera tratta.

E’ difficile ipotizzare come sarà la “Fase 2” di Milano fino a quando non riapriranno quantomeno i negozi, i bar e ristoranti e forse qualche museo, e quando i lavoratori che stanno lavorando da casa verranno richiamati anche, volendo, al “presenzialismo” negli uffici. Solo allora si potrà effettivamente parlare di vero inizio della “Fase 2” per Milano e solo allora emergeranno le effettive eventuali problematiche, e/o i virtuosismi, del capoluogo lombardo nel periodo della “nuova normalità”.

Foto e video: Maria Pia Mazza

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