Coronavirus, bicicletta occasione perduta o (finalmente) rivoluzione? La mobilità alla prova della fase 2 – Il video

Che i trasporti pubblici possano non reggere alla prova della convivenza con Covid-19 è più che un sospetto. Soprattutto in città – come Roma – dove il malfunzionamento è cronico

«Dai diamanti non nasce niente», canta il poeta. «Dal letame nascono i fior». Dalla tragedia, dalla pandemia di Coronavirus e dal lockdown può nascere qualcosa di buono? Un mondo diverso, e una mobilità più sostenibile? Con più biciclette e meno macchine, in un Paese “innamorato”, soprattutto nelle grandi città, dell’auto?


Fase 2 e distanziamento sociale

Gli attivisti e le attiviste della ciclabilità in Italia guardano alle immagini di Corso Venezia a Milano – dove si fa spazio, senza timore, a una ciclabile – sospirando. Osservano il risveglio di Bologna sulla via della mobilità leggera con ironia ma soprattutto amarezza. Girano in una Roma sempre meno deserta, e pensano all’inevitabile ritorno all’«allucinazione collettiva» del concepire solo l’auto come mezzo di trasporto possibile. E a cosa tutto questo vorrà dire nella fantomatica Fase 2, che non è superamento ma convivenza con il Coronavirus nella quotidianità.

Chi più o meno ideologicamente o anche solo pragmaticamente, ha scelto da tempo la bicicletta come mezzo di trasporto attende la riapertura in un misto di speranza e preoccupazione. La scelta delle due ruote è e può essere, anche nelle grandi città, cruciale, in un mondo cambiato dalla pandemia, dove il binomio “distanziamento sociale” diventa legge. Ma se nel Nord Italia i progetti sono già in cantiere, da Roma in giù l’avvento della bicicletta come mezzo di trasporto principale per il traffico urbano sembra ancora una chimera.

ANSA/Paolo Salmoirago | Operai al lavoro per realizzare nuove piste ciclabili e pedonali in Corso Venezia e fare fronte all’aumento degli spostamenti in bicicletta e a piedi, Milano, 30 aprile, 2020.

Bologna

«C’è voluta una pandemia mondiale per far tirare fuori dai cassetti del comune di Bologna un piano già pronto dal 2016. E Bologna è anche una delle città più attive. Figurarsi le altre, neanche col meteorite di fine aprile si muoveranno». E’ il commento di Paolo Bellino, in arte Rotafixa (ha un blog in cui parla di biciclette e attivismo su due ruote), già bike manager, per pochi mesi, della giunta guidata da Virginia Raggi a Roma. Bellino istiga , come dice lui stesso, «alla ciclabilità dai primi anni di questo millennio» ed è tra i fondatori di Salvaiciclisti a Roma, movimento che riunisce ormai da anni attivisti della ciclabili in tutta Italia.

Bologna, spiegava pochi giorni fa il sindaco Virginio Merola, «punta sul piano per le piste ciclabili che avevamo da tempo. La nostra Ztl rimarrà chiusa, come resteranno i provvedimenti di limitazione alla circolazione delle auto. Servono incentivi per le bici elettriche e i monopattini elettrici». Anche perché, si legge su BikeItalia.it, «se la città di Bologna non prenderà provvedimenti per la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus è molto probabile che venga invasa da oltre 200mila auto in più al giorno, una somma che metterebbe a dura prova la tenuta della mobilità urbana».

Milano

Milano, dal canto suo, sta per introdurre uno degli schemi più ambiziosi d’Europa, riallocando – secondo la definizione del Guardian – lo spazio stradale dalle auto al ciclismo e ai pedoni, in risposta alla crisi del coronavirus.

Sulle pagine del movimento Salvaiciclisti si commenta con favore l’annuncio di Pierfrancesco Maran, assessore all’Urbanistica del Comune di Milano: «Sono tempi straordinari e necessitano di soluzioni straordinarie e immediate», dice Maran. «Non sarà certo un obbligo andare in bici ma, se si vuole far funzionare le cose, è chiaro che è sconsigliabile che chi è in salute prenda l’auto per spostamenti inferiori ai 5 km nei prossimi mesi».

Roma

Che i trasporti pubblici possano non reggere alla prova della convivenza con Covid-19 è più che un sospetto. Soprattutto in città – come Roma – dove il malfunzionamento è cronico e il numero di persone che ogni giorno ricorrono a metropolitana, tram e autobus è tale da renderle protagoniste di viaggi in modalità ‘sardina schiacciata’: altro che distanziamento sociale. Le stesse aziende dei trasporti hanno messo le mani avanti: «La responsabilità della sicurezza e del distanziamento sociale non può ricadere su di noi».

C’è bisogno di un piano, insomma. Un piano che risolva sfide epocali. Perché «ognuno dovrebbe, dove può, privilegiare vie alternative» – risponde il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro alle domande sull’utilizzo della bicicletta in tempi di convivenza con una pandemia in fase auspicabilmente regressiva. La sindaca, Virginia Raggi, ha parlato in un post Facebook di nuovo piano per le ciclabili in città: «Per la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus abbiamo previsto per Roma un piano straordinario sulla mobilità sostenibile, che prevede 150 chilometri di nuove piste ciclabili transitorie da realizzare su vie principali e itinerari strategici della nostra città», ha detto. Sarà davvero così? E con che tempi?

Angela Gennaro/OPEN | Porta Maggiore, Roma, 25 aprile 2020

Sandro Calmanti, di Salvaiciclisti Roma, lavora al Centro Ricerche Casaccia, il più grande complesso di laboratori e impianti dell’Enea: il suo tragitto casa-lavoro è di 50 km andata e ritorno. In bici. Prima anche con l’aiuto del treno per almeno per una delle due tratte. Ora, almeno per un po’, opterà per le sole due ruote. «Nessuno vorrà frequentare bus e tram pieni dal 4 maggio. E il primo pensiero sarà quello di prendere l’auto, perché abbiamo interiorizzato il fatto che è uno strumento senza cui non possiamo vivere», dice. «Si bloccherà tutto: e in città come la nostra la situazione potrebbe facilmente degenerare nel caos».

La risposta alla pandemia «ci dà l’occasione di uscire da questa specie di incubo e allucinazione», chiosa Calmanti. L’associazione Salvaiciclisti Roma «è stata chiamata dall’amministrazione a fare proposte e a dare suggerimenti su come intervenire per facilitare l’uscita dalla pandemia in bicicletta», spiega. «Da anni abbiamo presentato un piano che complessivamente prevede la realizzazione di circa 270 km di percorsi in tutta Roma lungo gli assi radiali e gli anelli di maggiore percorrenza». Quanto costerebbe? «La realizzazione in condizioni di emergenza di un chilometro di percorso ciclabile costa circa 8mila euro», dice Calmanti. Totale: 2 milioni di euro. «Sono ‘nulla’, in questa situazione».

ANSA/Riccardo Antimiani | Una donna in bicicletta sul ponte Sant’Angelo durante il lockdown a Roma, 29 aprile 2020

Insomma, la speranza che qualcosa cambi c’è davvero. Dopo anni di lotte andate a vuoto, i ciclisti romani guardano con speranza e – per storico – con il dovuto sospetto alle novità delle ultime ore. Novità che potrebbero suonare come la rivoluzione tanto attesa. «Mobilità più sicura e sostenibile, Rilancio Economico, Solidarietà e Nuove Regole Comuni di Convivenza. Sono quattro i pilastri per la ripartenza di Roma nella Fase 2», annuncia la sindaca di Roma, Virginia Raggi sui suoi account social, parlando appunto dei 150 chilometri di ciclabili già in cantiere.

E miracolo fu? «Approvata delibera con primo piano straordinario da 150 km di nuove corsie ciclabili per dare impulso immediato alla mobilità sostenibile nella fase 2», conferma su Facebook Pietro Calabrese, assessore alla Città in movimento di Roma Capitale. «Bici e monopattini per gli spostamenti brevi, soprattutto casa-lavoro, ma anche per i percorsi più lunghi tramite il trasporto integrato con mezzi pubblici e privati».

I primi cantieri, assicura, partiranno a breve, «con la previsione di circa 3 km al giorno».

Bike lane per tutti (!)

Meno bene è stato preso dai ciclisti l’annuncio della ministra delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli nel corso dell’ultimo question time alla Camera. «Con il decreto legge di prossima adozione, al fine di evitare un incremento non sostenibile del traffico privato e dei relativi problemi di congestione e inquinamento e per decongestionare l’affluenza al trasporto pubblico, ho proposto, d’intesa con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, la promozione di forme di mobilità alternativa, la diffusione della micromobilità elettrica e l’utilizzo di mezzi di trasporto innovativi e sostenibili», dice la ministra.

Un passo, certo. Ma non nella direzione giusta, secondo chi vive la strada su due ruote. Il rischio è che si mettano sulla stessa corsia, letteralmente, mezzi di trasporto molto diversi, con maggiori rischi per quelli più fragili (ma anche economici e verdi). «La proposta della ministra di creare nuove corsie ciclabili – chiamandole bike lane, ma aprendole di fatto anche a mezzi a motore con velocità e masse molto diverse rispetto a quelle di una bicicletta – non farà altro che creare conflitto tra diverse utenze e pericoli per gli utenti più fragili, come i bambini», dice Paolo Pinzuti, editore di Bikeitalia.

In copertina ANSA/Paolo Salmoirago | Operai al lavoro per realizzare nuove piste ciclabili e pedonali in Corso Venezia e fare fronte all’aumento degli spostamenti in bicicletta e a piedi, Milano, 30 aprile, 2020.

Credit musica video Christian Petermann, Bike streets

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