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La Cina vuole una nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong

21 Maggio 2020 - 19:23 Redazione
epa08433303 A volunteer wears a face mask while working at the June 4th Museum in Hong Kong, China, 20 May 2020. Lee Cheuk-yan, the organizer of the annual June 4th Vigil, called on the people of Hong Kong to light candles across the city to commemorate pro-democracy protesters killed in Beijing's Tiananmen Square in 1989 as the semi-autonomous region's government confirmed that the limit imposed on group gatherings of no more than eight people would be extended at least until the end of the day on 04 June. This year, the date marks the 31st anniversary of the Tiananmen Massacre, when the Chinese government declared martial law and sent the military to occupy central parts of Beijing to crush the student-led protests, killing hundreds (or thousands, according to various estimates) of demonstrators.  EPA/JEROME FAVRE
La tensione, a Hong Kong, non si è mai affievolita, neppure mentre il Coronavirus si propagava in tutto il mondo
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La Cina si sta preparando a imporre una nuova legge sulla sicurezza nazionale su Hong Kong, gettando le basi per nuove tensioni con gli attivisti pro democrazia dell’ex colonia, dopo le dure proteste del 2020. E immediato arriva l’avvertimento di Donald Trump: rispondendo ai reporter alla Casa Bianca, ha avvertito che gli Usa avranno una reazione molto forte se effettivamente Pechino deciderà di procedere, come annunciato, in questa direzione.

Covid e proteste

La tensione, a Hong Kong, non si è mai affievolita, neppure mentre il Coronavirus si propagava in tutto il mondo. La polizia ha continuato a procedere con gli arresti anche mentre i contagi aumentavano (il mese scorso sono stati arrestati 15 famosi attivisti per assembramento illegale in una manifestazione di agosto, quando in piazza erano scese più di un milione di persone) e mai si sono fermati i processi.

1.055 casi confermati di Coronavirus e 4 morti: è questa la fotografia, mentre scriviamo, della pandemia di Covid-19: l’ex colonia britannica sembra essere riuscita per il momento a contenere l’epidemia, dopo nove mesi di violenze tra polizia e manifestanti, scatenate da una legge sull’estradizione verso la Cina poi ritirata.

E dopo che le stesse mascherine chirurgiche erano vietate nonostante il timore dei contagi, ai sensi delle leggi sullo stato d’emergenza di epoca coloniale che dall’ottobre dello scorso anno vietavano di indossare maschere in pubblico (quindi incluse quelle per difendersi da Covid-19). Ce n’è voluto, ma alla fine la governatrice Carrie Lam è arrivata a permettere l’utilizzo di mascherine chirurgiche – posto il divieto nel corso delle manifestazioni.

Ora l’obiettivo di Pechino con la nuova legge sulla sicurezza nazionale è quello di «istituire un quadro giuridico e un meccanismo di applicazione migliorati per la protezione della sicurezza nazionale a Hong Kong», dice in una conferenza stampa Zhang Yesui, portavoce del Congresso nazionale del popolo, che domani aprirà la sua sessione plenaria e i cui delegati dovranno tra l’altro deliberare sulla legge.

Che vuol dire? Non è la prima volta che la Cina afferma di volere una nuova legislazione sulla sicurezza da applicare a Hong Kong appunto dopo i disordini che hanno costellato tutto il 2019: proteste, scontri violenti, arresti. La situazione dell’ex colonia, oggi regione amministrativa speciale della Cina, per Pechino, rappresenta un buco nella sicurezza nazionale cinese.

In copertina EPA/Jerome Favre | Un volontario indossa una mascherina chirurgica mentre lavora al June 4th Museum di Hong Kong, Cina, 20 maggio 2020.

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