Serbia, parte la transizione di governo. La Lista studentesca a Open: «Prima dobbiamo fare pulizia in casa, poi penseremo a Ue e Russia»
È scattato il conto alla rovescia per la formazione del nuovo governo in Serbia. La Commissione elettorale ha adottato il rapporto definitivo sulle elezioni parlamentari del 25 ottobre, ufficializzando l’assegnazione dei 250 seggi: 140 alla «Lista Studentesca – Gli studenti vincono» e 103 a quella di Aleksandar Vučić «Serbia unita». «Entro un mese avremo un parlamento e, subito dopo, anche un governo», spiega l’economista e candidato Dejan Šoškić. Il nuovo Parlamento dovrà insediarsi entro 30 giorni. Da quel momento, il movimento studentesco nato dopo il crollo della pensilina di Novi Sad ne avrà 90 per formare il nuovo governo.
L’obiettivo non è soltanto sostituire una classe dirigente. L’ambizione è ben più alta: smantellare un sistema considerato «profondamente corrotto». In altre parole, «disintossicare il Paese», spiega la deputata Ana Mirković, pedagogista e psicologa. Ma come? «I primi passi saranno concentrati sulla liberazione delle istituzioni pubbliche dalle ingerenze politiche», sottolinea a Open Nevena Starčević della Studentska lista, universitaria della Facoltà di Scienze Tecniche. «L’essenza delle priorità del nuovo governo può essere definita in tre parole: depoliticizzazione, trasparenza e uguaglianza».
I 140 seggi alla Lista Studentesca e il piano per «disintossicare il Paese»
Chi guiderà il nuovo governo resta ancora da decidere. Gli studenti mettono però in guardia dal rischio di un nuovo culto del leader. «In Serbia è stato alimentato per troppo tempo, anche per effetto dell’eredità comunista – dice Starčević – . Intere generazioni sono cresciute cercando una figura forte, capace di esercitare il controllo su tutti i partiti politici. Questo rappresenta un grave ostacolo alla costruzione della democrazia». Ma la scelta del premier, per gli studenti, è «una semplice formalità». Soprattutto «quando una lista comprende oltre 160 persone con un dottorato di ricerca (nella lista ci sono 250 nomi, ndr)».
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«La Studentska lista – prosegue l’universitaria – è stata costruita nell’arco di un anno attraverso un rigoroso processo di selezione, riunendo persone competenti e oneste. La fiducia tra gli studenti e i candidati non si basa sul principio “ci fidiamo di voi, quindi fate quello che volete”, ma nasce dal confronto e dal ragionamento collettivo. Gli studenti avranno voce in capitolo nella scelta del primo ministro? Sì. Sosterranno il candidato prescelto? Sì – risponde -. È evidente che alcuni candidati abbiano acquisito maggiore visibilità durante la campagna elettorale. Ma questo non sarà il criterio determinante per la scelta del premier».

Il toto-premier tra economisti, medici e accademici
I nomi che circolano sono tre, più uno. Oltre a Dejan Šoškić, ex governatore della Banca nazionale serba, c’è Ilija Srđanović, cardiologo, professore universitario e capolista, indicato come «leader» dal presidente francese Emmanuel Macron. Entrambi si sono detti disponibili ad accettare un’eventuale candidatura. Un altro nome è quello di Radomir Saičić, professore di chimica organica all’Università di Belgrado, che si aggiunge a Dejan Bodiroga, ex campione di basket e presidente di EuroLeague. «Il processo è ancora in corso e da tempo sono aperti i confronti tra il Movimento Studentesco e la Lista», spiegano gli studenti.
Je me suis entretenu avec Ilija Srdanović, tête de la Liste étudiante en Serbie. Je l’ai félicité pour sa large victoire électorale aux élections législatives, marquées par un taux de participation historique. Je lui ai redit l’amitié de la France pour la Serbie et notre détermination à continuer de l’accompagner sur son chemin européen.
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) November 2, 2026
La domanda è però inevitabile: come riusciranno 250 candidati, insieme a studenti e partecipanti ai plenum, trovare un punto di sintesi tra posizioni e priorità politiche così diverse e, a prima vista, difficilmente conciliabili? «La lista riunisce persone con orientamenti differenti certo, ma accomunate dalla disponibilità a compromessi e collaborazione per il bene comune – dice il movimento studentesco a Open -. Sappiamo che in Serbia è in gioco qualcosa di fondamentale. Oggi la priorità è sulle riforme interne e sullo sviluppo del Paese. I colloqui con i potenziali membri del Parlamento vanno avanti da tempo: se ci fossero state divergenze inconciliabili sui temi fondamentali, quelle persone non sarebbero entrate nella lista».
La linea sulla politica estera: «Prima pulizia interna, poi Ue e Russia»
C’è poi una questione che sembra preoccupare più chi guarda da fuori che chi è direttamente coinvolto. Quella della politica estera, uno dei nodi più delicati. I rapporti con l’Ue, la Russia e il Kosovo sono questioni che la Lista ha scelto, almeno per ora, di lasciare in secondo piano. Le priorità, spiegano, sono altre: «In un Paese in cui le istituzioni sono state progressivamente indebolite, la politica estera è una questione secondaria. Prima dobbiamo fare pulizia in casa nostra. Criminalità e corruzione sono radicate, mentre procura, sanità, scuola, media pubblici e ambiente versano in condizioni critiche. Non possiamo discutere di politica internazionale prima di aver affrontato i problemi ereditati dal passato», sottolinea la studentessa Starčević.
La Lista Studentesca serba ha incontrato la commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos. Ma il colloquio si è concentrato sugli affari interni, anziché sui rapporti con l’Ue. In un’intervista a index.hr, il capolista Srđanović ha però aperto alla prospettiva europea: «Non vedo ostacoli al miglioramento della cooperazione e alla prosecuzione dell’integrazione nell’Ue». La Serbia, ha aggiunto, dovrà allinearsi agli standard europei «su stato di diritto, lotta alla corruzione, indipendenza delle istituzioni e libertà dei media», ambiti in cui «non abbiamo fatto progressi, anzi, abbiamo fatto diversi passi indietro in questi anni», dice. Anche i rapporti con Mosca, comprese le eventuali sanzioni alla Russia per l’invasione all’Ucraina, dovranno essere decisi attraverso un «confronto con i cittadini», ha spiegato ancora Srđanović, parlando della possibilità di un referendum: «Le decisioni di politica internazionale devono rispecchiare la volontà della maggioranza, non l’opinione di un solo uomo o di una ristretta cerchia di persone. Questa non è democrazia».

Dimissioni nella tv di Stato: cosa sta cambiando a Belgrado
Sebbene il Parlamento e il governo non siano ancora stati formati, i primi segnali di cambiamento sono già visibili. Il primo passo è stato cancellare dai muri di Belgrado i graffiti nazionalisti e offensivi e sgomberare il Pionirski park dall’accampamento filogovernativo, allestito nel marzo 2025 nei pressi del Parlamento per ostacolare le proteste studentesche. Ripulire le strade è stato facile. Ben più difficile sarà fare repulisti del potere di Vučić, radicato in ogni ganglio dello Stato. Alla prima conferenza stampa di pochi giorni fa i candidati hanno già messo in fila le richieste di dimissioni. Nella lista sono finiti il presidente della Corte costituzionale, Vladan Petrov, alcuni procuratori e i vertici delle forze di polizia e dei servizi segreti. È stato chiesto un passo indietro anche di Vladimir Lučić, direttore generale di Telekom Srbija.
Grupa gradjana sa Starog grada okrecila je zidove zgrade koja je kulturno-istorijski spomenik na uglu Makedonske i Nušićeve. Ovde su se nalazili grafiti koji su vredjali studentski pokret. https://t.co/GebDk45sXY
— Vreme (@NedeljnikVreme) October 28, 2026
Sul fronte dei media, accusati di essere «asserviti al potere», sono arrivati i primi segnali di rottura. Dopo il voto, Goran Eror, conduttore della tv pubblica regionale della Vojvodina Rtv, si è scusato in diretta con i telespettatori per la «mancanza di imparzialità» degli ultimi anni. Poco dopo, il direttore della rete, Goran Karadžić, ha rassegnato le dimissioni. Anche la direttrice generale della Radio e televisione pubblica serba (Rts) Manja Grčić ha rimosso la responsabile dell’informazione, Bojana Mlađenović, per poi dimettersi a sua volta. Erano tutte richieste della Lista studentesca. Ma è solo l’inizio.
“We reported events one-sidedly for years”: Serbian TV apologizes to viewers after Vučić’s party loses the election Radio Television of Vojvodina (RTV) opened its news broadcast with footage of celebrations following the Student List’s election victory — scenes it had failed to show the previous evening. “For years, we failed to fulfill our duty. We kept silent, turned a blind eye, reported events one-sidedly, and failed to ask the necessary questions. For that, we owe our viewers an apology,” news anchor Goran Eror said. Following the controversy, RTV’s acting editor-in-chief Nenad Čačić resigned. A similar incident occurred in Hungary, where state television also apologized to viewers after Viktor Orbán’s election defeat.
— NEXTA (@nexta_tv) October 27, 2026
Il movimento ha invitato le banche nazionali e internazionali a «rafforzare i controlli sulle transazioni transfrontaliere e sui possibili deflussi di capitali dalla Serbia», in vista del trasferimento dei poteri. Ai dipendenti pubblici ha invece chiesto di conservare documenti su appalti, contratti e finanze, mettendo a disposizione un indirizzo email per segnalare eventuali illeciti. Il lavoro è già cominciato.
Gli arresti delle forze di polizia

I primi giorni di novembre sono stati segnati da una serie di arresti di figure vicine a Vučić. Sono finiti in manette otto membri di un’unità speciale della polizia serba, oltre a Igor Žmirić, comandante dell’unità antiterrorismo, con l’accusa di «maltrattamenti e abusi» sui manifestanti. Nei giorni precedenti erano stati arrestati anche Marko Kricak, capo della polizia criminale, e Boško Sekulović, responsabile della lotta alla criminalità organizzata, entrambi indagati per «abuso d’ufficio». Il 2 novembre è stato invece fermato Davor Macura, proprietario di Alta Bank, finita in bancarotta. La procura ha escluso legami tra gli arresti e la vittoria della Lista studentesca. Ma una simile ondata di fermi sarebbe stata difficilmente immaginabile con una vittoria di Vučić.
Sono tutti segnali di cambiamento, arrivati a pochi giorni dalla vittoria della Lista studentesca, che ha portato sulla scena politica serba una generazione decisa a proporre un modello diverso di partecipazione e gestione del potere. La sfida, però, va ben oltre il ricambio politico. «Per ricostruire il Paese partiremo dalle fondamenta, proprio come per una casa», dice Starčević. Ed è proprio da lì che si misurerà la credibilità del nuovo progetto politico.
Foto copertina: EPA/MARKO DJOKOVIC | I sostenitori sventolano un palloncino a forma del numero 3 durante il comizio finale della campagna elettorale della coalizione «Lista degli Studenti» a Belgrado, in Serbia, il 22 ottobre 2026

