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Il Fatto e la vera storia dell’assalto alla base Azov: «Una tangente di 7 mila dollari»

06 Novembre 2026 - 06:41 Alba Romano
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La procura arresta tre persone per la messinscena. L’Ufficio investigativo statale apre un fascicolo sulla base dell’articolo 426-1 del Codice penale ucraino (abuso d’ufficio da parte di un ufficiale militare)
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La storia della «prigione segreta» o «prigione clandestina» Petropavlivska Borshchahivka, alle porte di Kiev, dove il battaglione Azov torturerebbe gli ucraini rapiti in mezzo alla strada e costretti ad arruolarsi viene riletta oggi proprio dal Fatto Quotidiano. Mentre è stata smentita la vicenda del 14enne «liberato dalla prigione» – in realtà era un manifestante – la procura della Capitale ha deciso l’arresto di tre persone. Si tratta di Viktor Yen, conducente dell’ambulanza privata con la quale era arrivata sul posto Valentyna Moloda, 49 anni, la donna che aveva denunciato che nell’edificio venivano tenuti prigionieri e seviziati diversi militari (anche lei è in carcere). Infine, Tatyana Kireeva, 48 anni.

Gli arresti e le accuse sulla prigione segreta Azov

I tre, secondo gli investigatori, volevano far uscire dalla villa uno dei soldati trattenuti. E provocare la rivolta degli abitanti contro l’Unità militare 3121. Nell’articolo di Marco Pasciuti si racconta che Kireeva conosceva uno dei soldati presenti nella villa. Nella quale si trovavano militari fermati dopo aver abbandonato senza autorizzazione l’unità di appartenenza. Secondo lei era trattenuto illegalmente. L’uomo si chiamerebbe Andriy Kuleshov. Kireeva era andata una prima volta nella villa per consegnare all’amico effetti personali. Lì avrebbe tentato di corrompere un soldato per far uscire l’amico: «Non ricordo l’importo preciso della tangente, ma si trattava di qualcosa come 7.000 dollari», ha raccontato a Ukrainska Pravda Pavlo Kurchenko, comandante dell’unità 3121.

Il blocco

Dopo il fallimento del tentativo di corruzione Kireeva «ha deciso di organizzare il blocco del reparto». Con l’aiuto di Moloda, che è la titolare di una clinica di chirurgia estetica, la Med-Prestige. Lei è arrivata vestita da paramedico. Su un’ambulanza che «non ha collegamenti con alcuna struttura sanitaria in Ucraina», specifica l’Sbu. E che sarebbe dovuta servire a «inscenare il trasporto in ospedale di un membro della Guardia nazionale». Moloda ha aperto la diretta social in cui sostiene di essere stata chiamata per prestare soccorso a «persone picchiate, con fratture alla colonna vertebrale» tenute prigioniere nella villa.

Detenzioni illegali, torture e uccisioni

La donna «ha diffuso notizie che gli investigatori ritengono false riguardanti presunte detenzioni illegali, torture e uccisioni di persone all’interno dell’area della base militare. Tutto ciò ha provocato gli scontri», specifica in un comunicato l’Sbu. Kireeva avrebbe pagato gli altri due. Nelle chat di Moloda veniva discussa la possibilità di organizzare «manifestazioni non autorizzate contro i militari ucraini». Ora i tre rischiano fino a 8 anni di carcere. La polizia ha identificato altre 130 persone. 27 sono accusate di aver preso parte a tafferugli e devastazioni (4 auto della polizia e un autobus della Guardia nazionale danneggiati), altre 24 avrebbero aizzato la folla.

Le condizioni dei militari

Intanto l’Ufficio investigativo statale ha aperto un fascicolo sulla base dell’articolo 426-1 del Codice penale ucraino (abuso d’ufficio da parte di un ufficiale militare). L’agenzia indipendente, specializzata nelle indagini sugli alti livelli della Pubblica amministrazione, vuole far luce sulle condizioni nelle quali erano ospitati i militari all’interno della villa e sul «possibile uso della forza nei loro confronti».