Ultime notizie Delitto di GarlascoHackerLeonardo Del VecchioMidtermUcraina
ESTERIAllargamento UeCommissione UEMoldaviaUcrainaUnione europeaVolodymyr Zelensky

L’Ue gela Zelensky: adesione impossibile prima del 2030. L’Ucraina «superata» anche dalla Moldova

04 Novembre 2026 - 13:00 Simone Disegni
prestito ue ucraina primo via libera coreper
La Commissione dichiara ufficialmente pronto all'adesione il Montenegro: può firmare già a giugno 2027. Sfuma il sogno di una «corsia preferenziale» per Kiev
Google Preferred Site

Altro che corsia preferenziale. Se l’Ucraina entrerà nell’Unione europea, lo farà solo dopo altri tre Paesi, ben più pronti di lei, ed è sostanzialmente da escludersi che ciò possa accadere prima del 2030. È l’esito crudo per Volodymyr Zelensky del pacchetto allargamento presentato oggi dalla Commissione Ue, le «pagelle» che Bruxelles consegna ogni autunno ai vari Paesi in corsa per l’adesione. Certo Kiev ha continuato a procedere con le riforme necessarie nonostante la guerra con la Russia, riconosce nel rapporto la Commissione, e le autorità indipendenti anti-corruzione stanno lavorando bene. Ma resta ancora molto da fare per raggiungere i parametri richiesti per l’adesione in materia di rispetto dello stato di diritto e delle minoranze nazionali (quella ungherese in primis). Proiezione concreta, dunque: l’Ucraina deve «continuare ad accelerare il ritmo delle riforme» se vuole sperare di tagliare il «traguardo ambizioso» di chiudere i negoziati entro la fine del 2028. Tradotto dal gergo di Bruxelles, quell’obiettivo appare oggi ben difficile. E se si considera che tra la fine dei negoziati e l’effettivo ingresso in Ue (in assenza di ostacoli) passa tra scrittura, firma e ratifica del Trattato almeno un anno, l’esecutivo Ue sta di fatto dicendo che un’adesione dell’Ucraina all’Ue prima del 2030 è praticamente impensabile.

Le speranze deluse di Zelensky

«Non è un giudizio negativo sull’Ucraina», tiene a precisare un alto funzionario Ue sentito da Open, secondo cui la proiezione del percorso di Kiev attiene semplicemente a una valutazione di merito dello status di avanzamento (e non) delle varie riforme. Ma è difficile pensare che sul piano politico l’Ucraina possa non rimanere delusa. Per anni, da quando è iniziata l’aggressione russa, Volodymyr Zelensky ha inseguito l’adesione Ue, sperando in una corsia preferenziale quale risposta politica inconfondibile alla scommessa criminale di Vladimir Putin. A Bruxelles lo hanno accolto sempre con tutti gli onori, ospite pressoché fisso ai vertici dei leader, e i Paesi europei hanno fatto l’impossibile per sostenere finanziariamente e militarmente Kiev anche dopo lo stop al sostegno da parte degli Usa. Ursula von der Leyen e Antonio Costa si sono sempre prodigati a rimarcare come il futuro di Kiev «sia in Europa», anche come ricompensa all’eroismo dimostrato dagli ucraini sul terreno di guerra, ma al contempo si sono sempre ben guardati dall’indicare una data o orizzonte temporale certo per l’adesione, come Zelensky auspicava. Con il pacchetto allargamento di oggi, sfuma definitivamente il sogno di una corsia preferenziale per Kiev. L’Ucraina anzi si vede ufficialmente «superata» nel percorso da altri tre Paesi.

Il Montenegro «pronto» per l’Ue: quando potrebbe entrare

Se a Kiev si mastica amaro, infatti, è a Podgorica che si può mettere in fresco lo spumante. Con il rapporto di oggi, infatti, la Commissione apre ufficialmente le porte alla prima adesione di un nuovo Paese all’Ue dopo 13 anni (l’ultima fu la Croazia nel 2013): «Il Montenegro è pronto», scolpisce Bruxelles. Il piccolo Paese dei Balcani «ha fatto i compiti a casa, ora tocca a noi», spiega una fonte Ue. In concreto, nulla osta alla chiusura dei negoziati entro la fine dell’anno, che per la Commissione dovrebbe condurre al completamento del Trattato di adesione (la cui stesura procede da mesi) entro la primavera, così da poterlo firmare entro giugno 2027. Tenendo conto dei tempi necessari poi per le procedure di ratifica del Trattato (ogni Stato membro deve farlo) è «realistico» prevedere che il Montenegro possa diventare il 28esimo membro dell’Ue nel 2028 – ammesso e non concesso che nessuno dei 27 si metta nel frattempo di traverso. All’ultimo Consiglio europeo, per la verità, lo ha fatto la Croazia per una serie di rimostranze bilaterali legate all’eredità della guerra nei Balcani. A Bruxelles ne hanno preso nota con rispetto ma, spiega una fonte Ue, «ci aspettiamo ciò non sia un ostacolo all’implementazione della roadmap».

Albania, gli ultimi passi e il messaggio dell’Ue a Edi Rama

Il secondo Paese per ordine di vicinanza all’adesione Ue è l’Albania di Edi Rama. Ha già chiuso nei mesi scorsi quattro capitoli negoziali e per la Commissione può ragionevolmente puntare a concluderli tutti «entro la fine del 2027», a patto che proceda a ritmi serrati nelle aree restanti – in particolare la riforma della giustizia, il rafforzamento della lotta alla corruzione e al crimine organizzato, la tutela dell’ambiente. Bruxelles batte un colpo pure evocando il peso delle proteste che da mesi infiammano il Paese. Nell’ultimo anno si è vista «la più ampia mobilitazione civica nel Paese dalla sua transizione alla democrazia. L’adesione Ue è un approccio che riguarda l’intera società e richiede dialogo costruttivo», segnala la Commissione a Edi Rama. Se tutto procederà per il meglio, dunque, l’Albania può sperare ragionevolmente in un percorso analogo a quello del Montenegro con un anno di ritardo: conclusione dei negoziati entro fine 2027, completamento, firma e ratifiche del Trattato nel corso del 2028, possibile adesione nel 2029.

Perché anche la Moldova «sorpassa» l’Ucraina

Se si sapeva che i due Paesi dei Balcani erano i più avanzati nel percorso di avvicinamento all’Ue, l’altra novità del rapporto di oggi è che la Commissione pone le candidatura di Moldova e Ucraina, finora avanzate insieme, su due binari temporali diversi. E ad essere giudicato più vicino è il Paese guidato da Maia Sandu. L’esecutivo Ue considera (così come per l’Ucraina) che si possano aprire tutti i capitoli negoziali, ma appare particolarmente entusiasta del ritmo con cui in Moldova procedono le riforme nelle aree fondamentali (democrazia e stato di diritto) nonostante le rilevanti «minacce ibride e pressioni esterne» (russe), e dell’allineamento crescente in tema di politica estera e di sicurezza. Se le riforme procedono a questo passo, prevede quindi la Commissione, è «ambizioso ma raggiungibile» l’obiettivo temporale datosi da Chisinau, ossia quello di chiudere i negoziati entro l’inizio del 2028. Appena dopo l’Albania, dunque. Con questo pacchetto «proponiamo una serie di roadmap indicative per i Paesi candidati più avanzati: un percorso chiaro per l’anno di fronte e un riferimento solido per il prosieguo dei negoziati. Passo a passo, costruiamo un’Unione più forte e completa», osserva la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Ma la ricezione politica del rapporto sarà ben diversa da una capitale all’altra.

leggi anche