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Il Montenegro diventerà il 28esimo Paese membro Ue? Le riforme, i negoziati e i nodi da sciogliere

22 Settembre 2026 - 12:37 Simone Disegni
Montenegro Ue
Montenegro Ue
Il piccolo Paese dei Balcani è il più avanzato nei negoziati di adesione: l'ipotesi di ingresso nel 2028. Tutto quello che c'è da sapere
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Se nei prossimi anni l’Unione europea procederà con il processo di allargamento, il primo Paese ad entrare nel blocco sarà con ogni probabilità il Montenegro. Nato appena 20 anni fa, il Montenegro è infatti il Paese considerato più avanzato dalle istituzioni Ue nei negoziati in vista dell’adesione, tanto che è probabilmente l’unico per il quale circola con insistenza una data “tonda” possibile: potrebbe diventare il 28esimo Stato membro dell’Ue nel 2028. Come siamo arrivati fin qui?

Montenegro, questo (s)conosciuto

Il Montenegro è un piccolo Paese dei Balcani affacciato sul Mar Adriatico. Confina a nord-ovest con la Croazia, a nord con la Bosnia-Erzegovina, a nord-est con la Serbia, a est col Kosovo e a sud con l’Albania. Ci vivono circa 626mila persone. L’età media è di 40 anni, ma quasi il 18% dei cittadini ha meno di 15 anni. Quasi un quarto della popolazione (150mila persone circa) vive nella capitale, Podgorica. La seconda città più popolosa (54mila circa) è Nikšić. Per il resto però il territorio del Montenegro è in prevalenza montuoso: come indica d’altronde il nome del Paese, che secondo l’interpretazione prevalente diedero i naviganti veneziani alla vista delle ombrose foreste che coprivano storicamente le Alpi Dinariche. A livello turistico, spiagge a parte, il Montenegro è noto soprattutto per le Bocche di Cattaro, le affascinanti insenature appena a sud della Croazia che furono per secoli controllate proprio da Venezia.

Dalla Jugoslavia all’Ue

Eccetto la fascia costiera, il Montenegro è stato fin dal 1400 parte dell’Impero Ottomano, conquistandosi via via una relativa autonomia. L’indipendenza vera e propria fu sancita dal Congresso di Berlino nel 1878, anche se il Regno del Montenegro fu proclamato formalmente solo nel 1910. Parentesi breve: nel 1918, dopo la prima guerra mondiale, il territorio fu inglobato nel nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1941, il Montenegro subì anche l’onta dell’occupazione italiana, con annessi eccidi e rappresaglie sulla popolazione. Dopo la guerra, dal 1945, la nuova Repubblica Socialista di Montenegro entrò nella Federazione Jugoslava. Quando questa si sfaldò, nel 1992, i montenegrini decisero a larga maggioranza tramite referendum di restare nella Federazione in cui era rimasta, di fatto, solo la Serbia. Nel 2003 essa cambiò nome diventando semplicemente Serbia e Montenegro, ma pochi anni dopo, nel 2006, fu indetto un nuovo referendum, questa volta per sancire l’indipendenza del Paese: votò a favore il 55,5% della popolazione. 

Una donna celebra l’indipendenza del Montenegro issando un ritratto dell’allora presidente Milo Djukanovic – Cetinje, 22 maggio 2006 (Ansa/Epa – Koca Sulejmanovic) 

Candidatura Ue: le riforme concluse e i nodi da sciogliere

Dire che il Montenegro ha rivolto il suo sguardo all’Ue sin dalla sua indipendenza è perfino un eufemismo. Da un certo punto di vista l’integrazione del Paese balcanico dentro la “grande famiglia” europea è iniziata ancor prima che esso diventasse indipendente. Fin dal 2002 infatti il Montenegro (così come il Kosovo) ha adottato l’euro come moneta ufficiale: una decisione “naturale” per le autorità del Paese dopo che negli anni ‘90 era diventata moneta corrente, prima de facto e poi anche legalmente, il marco tedesco, considerato più sicuro del vecchio dinaro. In teoria un Paese che non fa parte dell’Ue non potrebbe avere l’euro come moneta ufficiale (certamente non li può stampare), ma nei fatti Bruxelles e Francoforte hanno sempre chiuso benevolmente un occhio nel quadro della strategia di stabilizzazione e associazione dei Balcani e in vista di una futura adesione all’Ue. 

Il Montenegro ha presentato ufficialmente la sua candidatura a entrare in Ue nel 2008: nel 2010 la Commissione ha dato parere positivo e il Paese è diventato ufficialmente candidato. I negoziati di adesione sono partiti ufficialmente a giugno 2012, e negli ultimi due anni il Paese ha raccolto i frutti delle riforme condotte su una serie di terreni: tra il 2024 e il 2026 sono stati infatti dichiarati chiusi ben 18 capitoli negoziali (su 33). L’Ue ha ritenuto soddisfacenti, in particolare, i progressi raggiunti in tema di sistema giudiziario e diritti fondamentali, proprietà intellettuale, informazione, imprese e concorrenza, agricoltura, pesca, libertà di movimento di lavoratori e capitali, reti europee e controllo finanziario. 

Restano dunque ancora aperti poco meno della metà dei capitoli negoziali. Nell’ultimo rapporto organico sul Paese (2025), la Commissione sottolineava perplessità rimanenti in particolare su alcuni temi strutturali: la fragilità della democrazia («vulnerabile a crisi politiche e possibili blocchi istituzionali»), le risorse insufficienti per combattere adeguatamente la corruzione, la protezione di soggetti o minoranze vulnerabili come Rom, persone con disabilità o Lgbtq, una certa vulnerabilità del sistema economico. Il lavoro tuttavia prosegue, e le autorità montenegrine si dicono fiduciose di poter concludere il processo entro la fine del 2026. Ad aprile scorso d’altronde l’Ue ha dato un segnale chiaro al Montenegro: gli ambasciatori dei 27 Stati membri hanno infatti deliberato la formazione di un gruppo di lavoro incaricato di iniziare a scrivere il testo del Trattato di adesione all’Ue. Manca ora l’ultimo miglio dei negoziati, con l’ipotesi in discussione di un’adesione nel 2028: ma la decisione finale spetterà ancora una volta ai governi europei. 

I presidenti di Consiglio europeo e Commissione, Antonio Costa e Ursula von der Leyen, stringono le mani del presidente del Montenegro Jakov Milatovic – Bruxelles, 17 dicembre 2025 (Ansa/Epa – Olivier Hoslet)  

Politica, lingua, religioni

La religione predominante in Montenegro è quella cristiana ortodossa, professata secondo il censimento 2023 dal 71,1% dei cittadini. La maggior parte di essi è fedele alla Chiesa Ortodossa Serba, guidata dal metropolita del Montenegro e del Litorale, mentre una minoranza segue la Chiesa Ortodossa Montenegrina. Il 20% della popolazione è di religione islamica: si tratta di persone di etnia bosgnacca, slava o rom e di cittadini albanesi. Poco più del 3% dei montenegrini è di religione cattolica. La lingua ufficiale del Paese è il montenegrino, una variante locale della macrolingua serbo-croata, e sono in uso sia l’alfabeto latino che quello cirillico. 

Sul piano politico il Montenegro è una Repubblica parlamentare. La Costituzione adottata nel 2007 lo descrive come uno Stato «civico, democratico ed ecologico di giustizia sociale». Il presidente della Repubblica è eletto direttamente dai cittadini per un mandato di 5 anni: attualmente (da maggio 2023) è l’economista 40enne Jakov Milatović. Il potere esecutivo è esercitato però dal governo, guidato da ottobre 2023 dal primo ministro Milojko Spajić. 39 anni, una carriera nella finanza alle spalle, è il secondo più giovane premier d’Europa e il quinto più giovane al mondo. Spajić e Milatović sono rispettivamente il leader e il vice del movimento Europa Ora!, partito liberale e pro-europeo che guida la maggioranza di governo in coalizione con la Nuova Democrazia Serba, il Partito Democratico del Popolo e il Partito Bosniaco. Fin dal 2017 il Montenegro è anche membro della Nato.

Milojko Spajić, primo ministro del Montenegro (Ansa/Epa – Olivier Matthys)

L’economia del Paese: asset e punti deboli

L’asset principale dell’economia del Paese è il turismo: pesa per circa il 30% del Pil nazionale, e si stima che visiti il Montenegro ogni anno un numero di persone pari al triplo dei suoi abitanti. Il Paese è anche molto aperto ai capitali internazionali, e in particolare la vendita di terre del demanio negli ultimi anni ha attratto importanti investimenti stranieri nel settore turistico e immobiliare. La scarsa diversificazione e la dipendenza dai capitali esteri rendono però secondo la Banca Mondiale l’economia del Montenegro «esposta strutturalmente a shock esterni». La stessa Commissione Ue incoraggia il Paese a espandere la sua base produttiva. Ad oggi i beni maggiormente esportati all’estero sono l’alluminio, il legname e minerali come la bauxite. Una strada che il Montenegro sta battendo è quella del rafforzamento del settore tecnologico, anche sfruttando l’arrivo nel Paese di talenti del settore dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina. Il settore delle start-up in questo campo muove i primi passi ma è in crescita, anche grazie a costi relativamente bassi dell’elettricità. Il cavo sottomarino che collega dal 2019 il Montenegro all’Italia consente lo scambio di energia tra i due Paesi e ne fa un potenziale hub energetico nella regione. Il governo punta a capitalizzare le condizioni climatiche favorevoli investendo anche nelle rinnovabili, in particolare energia eolica e solare. 

La costa e le montagne alle spalle di Budva

Dopo il forte rimbalzo economico dalla crisi pandemica (+9,1% in media tra il 2021 e 23), la crescita è tornata su livelli moderati ed è ora prevista attorno al 3% nel prossimo biennio. Il Pil pro capite è pari a 22.540 euro, il salario medio lordo a 1.206 euro, il debito pubblico è al 63,5% del Pil, mentre il tasso di disoccupazione si attestava nel 2025 al 10,7% della popolazione.

In copertina: Una manifestazione a favore dell’avvicinamento all’Ue del Montenegro dopo la vittoria di Jakov Milatovic alle elezioni presidenziali – Podgorica, Montenegro, 2 aprile 2023 (Ansa/Epa – Boris Pejovic)

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