Israele, i partiti arabi indicano Eisenkot premier, alta tensione Herzog-Ben Gvir. E a palazzo spunta pure Tony Blair – La diretta
Benjamin Netanyahu o Gadi Eisenkot? A chi darà l’incarico di governo il presidente israeliano Isaac Herzog? E che maggioranza ne può uscire fuori? I risultati delle elezioni svoltesi martedì 27 ottobre si prestano a letture diverse, ciascuno dei contendenti reclama almeno in parte la vittoria. Nel mezzo lui, il 66enne laburista che da luglio 2021 è capo dello Stato. Ricevuti i risultati ufficiali delle elezioni e la lista dei nuovi eletti alla Knesset, Herzog ha aperto mercoledì le consultazioni, iniziando dai partiti minori. Oggi si svolgono i colloqui con i partiti che hanno preso più voti: nel tardo pomeriggio Herzog vedrà proprio i due contendenti alla poltrona di primo ministro, poi farà le sua valutazioni su chi abbia le maggiori chance di trovare una maggioranza nel nuovo Parlamento, tenendo conto delle indicazioni ricevute dai diversi partiti. L’incaricato, secondo la normativa israeliana, avrà un mandato esplorativo fino a 28 giorni, prorogabile se necessario per altri 14 al massimo.
I risultati del voto e il dilemma sul nuovo governo
Dalle elezioni del 27 ottobre la coalizione di destra che ha governato Israele negli ultimi quattro anni è uscita ridimensionata: con 53 seggi ha perso la maggioranza (almeno 61), ma Netanyahu è riuscito a confermare il suo Likud primo partito del Paese (27 seggi). I suoi alleati oltranzisti Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich hanno entrambi perso consensi, con 7 e 6 seggi rispettivamente. 13 seggi nel complesso hanno ottenuto pure due i partiti che rappresentano gli ultra-ortodossi (Shas e Ebraismo della Torà Unito). Sul fronte opposto, il blocco «del cambiamento» ha ottenuto nel complesso 48 seggi: 21 li ha presi il nuovo partito Yashar di Gadi Eisenkot, 12 la lista comune messa in piedi da Yair Lapid e Naftali Bennett, 8 i Democratici di Yair Golan, 7 la destra laica di Avigdor Liberman. L’exploit più rilevante, come noto, è stato quello dei partiti arabi, che hanno ottenuto insieme 19 seggi. Se il blocco anti-Netanyahu vi si alleasse, avrebbe la maggioranza. Ma i partiti di quel fronte sono divisi sull’opportunità di farlo. Così come escludono a priori di entrare in un governo di larghe intese guidato dall’«eterno» Netanyahu, opzione che lui stesso caldeggia. L’ultima opzione, per lo meno in teoria, per evitare lo stallo e il ritorno alle urne potrebbe essere un’alleanza tra il blocco di Eisenkot e i partiti ultra-ortodossi.
In copertina: Il presidente di Israele Isaac Herzog riceve il capo del partito Ra’am Mansour Abbas
Anche la Lista Araba Unita indica Eisenkot
Da Herzog spunta anche Tony Blair
Alla residenza del Presidente Isaac Herzog a Gerusalemme è arrivato durante una pausa delle consultazioni per la formazione di un nuovo governo anche l’ex primo ministro britannico Tony Blair, oggi consigliere del Board of Peace per Gaza. La visita mira ufficialmente a spingere una ripresa del piano Trump per la Striscia di Gaza, in primis l’ingresso del Comitato palestinese tecnocratico che dovrebbe governare la Striscia. Di fatto, è un evidente segnale di “attenzione” da parte dell’Amministrazione Trump verso i colloqui in corso per la formazione di un nuovo governo in Israele.
Ra'am condanna Hamas: «Sosteniamo il piano Trump per Gaza»
«Anche come movimento islamico, dai tempi di Oslo, abbiamo condannato gli attentati e il terrorismo e continuiamo su questa strada. Non è possibile che veniamo sempre posti di fronte a un test di fedeltà. Il governo d’Israele si è impegnato sul piano del presidente Trump per Gaza, che prevede una visione per due Stati in cui le organizzazioni militari come Hamas vengano disarmate e noi sosteniamo questa visione». Lo ha detto Mansour Abbas rispondendo alla domanda del presidente Herzog se Ra’am consideri Hamas un’organizzazione terroristica.
Ra'am indica Eisenkot come premier
Il partito arabo Ra’am (8 seggi) ha indicato Gadi Eisenkot come premier per la formazione di un nuovo governo durante le consultazioni con il presidente Herzog. «Siamo il partito arabo più grande d’Israele», ha detto Mansour Abbas, leader del partito, ricordando come la Lista Unita, che ha ottenuto 11 seggi, sia in realtà un’alleanza di tre partiti arabi. «L’affluenza araba durante le elezioni è il dato più rilevante che arriva come risposta dopo quattro anni di marginalizzazione, incitamento, razzismo, perdita della sicurezza personale», ha detto Abbas.
Herzog evoca un governo di unità nazionale
I Democratici di Yair Golan (sinistra, 8 seggi) ha indicato come previsto il nome di Gadi Eisenkot per l’incarico di premier durante le consultazioni dal presidente Isaac Herzog. ‘«Vogliamo cambiare la politica attuale del Paese e invochiamo la formazione di un governo di emergenza nazionale», ha detto la deputata Naama Lazimi, attaccando il tentativo delle destre di «contestare le elezioni e delegittimare un intero settore della società».
Alla domanda di Herzog su cosa significhi «governo di emergenza nazionale», Lazimi ha risposto che come prima fase si potrebbe trattare anche di un governo di minoranza, con l’obiettivo di cambiare il presidente della Knesset. Herzog ha continuato a incalzare la delegazione sull’instabilità di un governo di minoranza nella realtà complessa di oggi. «Capisco la diatriba su Netanyahu, io ci discuto sempre, ma mi chiedo, è possibile che tutto verta su ‘Netanyahu sì, Netanyahu no’? Un quarto degli israeliani lo ha votato. Non è il caso di considerare un governo di unità?», ha chiesto Herzog. «La questione non è personale, ma politica. Netanyahu ha ricevuto diverse possibilità di guidare un’unità nazionale, ma ha sempre violato le promesse», ha risposto il deputato Gilad Kariv.
Ben Gvir-Herzog, incontro ad alta tensione
Incontrando il presidente Herzog, il partito Otzma Yehudit (Potere ebraico) guidato da Itamar Ben Gvir ha indicato come ampiamente atteso Benamin Netanyahu per l’incarico di premier. I rappresentati del partito hanno però nuovamente contestato i risultati elettorali di cui «molti non si fidano perché sono stati corrotti a favore di liste che non riconoscono Hamas come organizzazione terroristica». Herzog ha replicato a tono, parlando di «speculazioni: le indagini sono in corso e bisogna essere cauti a non generalizzare delegittimando un intero settore della società» (la minoranza araba, ndr).
Secondo quanto filtra, Herzog si è lungamente confrontato con i rappresentanti sulle posizioni del partito, chiedendo riscontro anche sul video del ministro Ben Gvir al porto di Ashdod con i partecipanti della Flotilla nel maggio scorso, e sul danno che queste posizioni arrecano a Israele. Il ministro Amihai Eliyahu ha risposto sostenendo che il partito sarebbe un «simbolo e modello» non solo in Israele, ma per il mondo a fronte dell’ascesa dell’islam radicale.
Gli ultrartodossi non indicano Netanyahu
La fazione Ebraismo Unito, alleanza tra due partiti ultraortodossi ashkenaziti in Israele, ha deciso di non indicare nessun candidato per la formazione di un governo, dichiarando al presidente Isaac Herzog durante le consultazioni di «non essere vincolata ad alcun blocco». Il partito, che è stato parte del governo fino al luglio 2025 e ha poi sostenuto la coalizione dall’esterno, non conferma così a priori il sostegno a Benjamin Netanyahu, e si tiene per il momento le mani libere per negoziare con i due candidati alla poltrona di premier.

