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Elezioni Israele, Netanyahu: «Pronto a un governo di destra. E con Trump sconfiggeremo l’Iran»

28 Ottobre 2026 - 04:49 Alessandro D’Amato
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I risultati parziali: 63 seggi al premier, 49 agli oppositori. «Con Donald elimineremo la minaccia esistenziale di Teheran», dice il premier. E gli Usa si preparano a una nuova offensiva in Medio Oriente
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Con il 25,2% delle urne scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale di Israele assegnano al blocco pro-Benjamin Netanyahu 63 seggi e a quello anti-Netanyahu 49. I restanti otto seggi vanno alla Lista Comune (Joint List) – una coalizione di fazioni a prevalenza araba che non si è schierata con nessuno dei due fronti. Il primo ministro ha parlato per la prima volta dalla chiusura delle urne: «Attendiamo ancora i risultati veri, ma il Likud è il partito più grande d’Israele. Dobbiamo formare un ampio governo di destra nazionale, forte, e fare di tutto perché non arrivi un governo con il sostegno dei partiti arabi». Poi la minaccia a Teheran: «Israele ha un’opportunità storica, unica, insieme al nostro partner, il presidente Trump, di eliminare per sempre la minaccia esistenziale costituita dall’Iran».

I risultati delle elezioni in Israele

I partiti che al momento si trovano al di sotto della soglia di sbarramento del 3,25% sono: Ra’am (3,2%), Reservists (2,9%), People of Israel (1,8%) e Charedi Public (0,2%). Intanto secondo il Wall Street Journal l’esercito americano sta trasferendo una batteria di missili Patriot dal Texas per rafforzare le proprie difese aeree e sta spostando le truppe da basi che potrebbero essere esposte al fuoco iraniano. Secondo il giornale sono segnali che indicano come Stati Uniti e Israele stanno lavorando a una nuova fase di scontro con l’Iran. Gadi Eisenkot, presidente di Yashar, afferma che gli israeliani hanno votato per il cambiamento e contro la permanenza al potere del primo ministro.

Lo stallo

Nessuno dei due schieramenti raggiungerebbe, stando alle proiezioni, la maggioranza di 61 seggi alla Knesset. «Si tratta ancora di exit poll, ma è già evidente che stasera Netanyahu si trova di fronte a una maggioranza sionista, responsabile, più ampia e solida. L’opinione pubblica ha votato per il cambiamento. La coalizione del fallimento ha perso la fiducia dei cittadini. Gli israeliani hanno votato contro la prosecuzione del mandato di Netanyahu come primo ministro», ha detto Eisenkot.

I nuovi exit poll israeliani mostrano una situazione di parità tra lo schieramento del premier e l’opposizione. Le proiezioni precedenti indicavano invece un leggero vantaggio per gli avversari del premier. Tra le tre principali emittenti televisive, i canali 11 e 13 segnalano un pareggio tra i due blocchi, entrambi attestati a 51 seggi, un numero insufficiente per ottenere la maggioranza mentre il canale 12 continua ad attribuire un lieve vantaggio all’opposizione.

I voti dei militari

Ma secondo il New York Times la situazione potrebbe volgere a favore del primo ministro. Negli exit poll relativi alle elezioni politiche in Israele non sono conteggiate le centinaia di migliaia di schede espresse in seggi elettorali speciali, tra cui quelli allestiti presso basi militari, ospedali, carceri e ambasciate. Nelle elezioni precedenti tali voti si sono orientati a favore della coalizione del primo ministro. «Quest’anno, le autorità elettorali hanno stimato che arriveranno circa 600 mila voti di questo tipo, pari a circa il 10 per cento degli aventi diritto. I risultati relativi a queste schede non dovrebbero essere resi noti prima di giovedì», si legge.

I partiti religiosi

Secondo l’agenzia di stampa Reuters lo stallo potrebbe giocare a favore di Netanyahu, consentendogli di rimanere in carica come primo ministro ad interim durante quelle che si preannunciano come lunghe trattative per la formazione di una coalizione, o addirittura fino a nuove elezioni. Ai partiti religiosi di estrema destra, guidati da Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, vengono attribuiti complessivamente 13 seggi all’interno dello schieramento di Netanyahu, senza tuttavia registrare guadagni significativi per nessuno dei due.

I partiti arabi, che non rientrano nei due blocchi principali, potrebbero detenere l’ago della bilancia. Tuttavia, Eisenkot – leader del partito Yashar ed ex capo di stato maggiore dell’esercito – ha praticamente escluso la possibilità di formare un governo con loro, rendendo più complesso il suo percorso verso il potere.

I risultati definitivi

I risultati definitivi sono attesi per giovedì 29 o venerdì 30 ottobre. Il frammentato sistema politico israeliano rende i partiti minori potenziali «ago della bilancia» nelle trattative per la formazione di una coalizione, negoziati che in passato si sono protratti per settimane o addirittura mesi. Se nessuno dei due blocchi riuscisse a formare un governo, potrebbe essere necessario indire nuove elezioni – un’ipotesi a cui Eisenkot si è opposto, vista l’elevata partecipazione al voto. Yohanan Plesner, presidente dell’Israel Democracy Institute, ha definito gli exit poll una grave sconfitta per la coalizione di Netanyahu, pur precisando che Eisenkot non si è ancora affermato come chiaro vincitore e che, durante lo scrutinio, la situazione potrebbe cambiare notevolmente.

L’eterno Netanyahu

Netanyahu, 77 anni, ha ricoperto la carica di primo ministro per quasi 19 degli ultimi 30 anni, superando più volte crisi politiche. Dal 2009 i suoi oppositori sono riusciti a sottrargli il governo una sola volta, in seguito a quattro tornate elettorali inconcludenti nell’arco di due anni; diciotto mesi dopo, però, era già tornato al potere. Si è presentato alle elezioni dovendo rispondere di accuse di corruzione di lunga data – che respinge – e affrontando le critiche per le lacune dell’intelligence che hanno permesso ai militanti guidati da Hamas di sferrare il loro attacco.

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