Israele, incarico di governo a Gadi Eisenkot. Le tre coalizioni possibili e l’ultima carta di Netanyahu per salvarsi
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha annunciato che conferirà l’incarico di formare un governo al leader dell’opposizione Gadi Eisenkot. L’ex capo di stato maggiore dell’esercito, oggi a capo del partito Yashar, è atteso domenica alle 17 (ora locale) alla residenza presidenziale per ricevere il mandato. Avrà poi 28 giorni per provare a formare un governo, estendibili eventualmente di altri 14. Per il blocco di opposizione si tratta dell’opportunità inseguita da anni di spodestare dal potere Benjamin Netanyahu: il suo partito, il Likud, si è riconfermato primo del Paese alle elezioni del 27 ottobre (27 seggi), ma l’indebolimento suo e degli alleati lo ha lasciato senza maggioranza. All’angolo, Netanyahu ancora sabato sera ha tentato un ultimo rilancio, proponendo ad Eisenkot di formare un governo di unità nazionale. Ma ora il pallino non è più nelle sue mani. «È il momento di formare un governo di emergenza nazionale.
Farò tutto il possibile affinché ne siamo degni», ha twittato l’ex generale dopo l’annuncio di Herzog.
L’incarico a Eisenkot e le tre strade per un governo
Nel comunicare la sua decisione ai leader politici e poi al Paese, Herzog ha ricordato come nelle consultazioni svoltesi tra mercoledì e giovedì abbiano indicato Eisenkot come premier partiti che rappresentano 67 seggi alla Knesset (ce ne vogliono 61 per la maggioranza), contro i 46 per Netanyahu. A far pendere la bilancia a favore di Eisenkot il favore accordatogli dai partiti arabi, vera sorpresa delle ultime elezioni. Il blocco che sostiene l’ex capo di stato maggiore però è diviso sull’opportunità di un accordo di governo – anche solo di appoggio esterno – con forze politiche che esitano a condannare Hamas. Un’altra opzione percorribile sarebbe quella di un’intesa con i partiti ultraortodossi, che sembrano disponibili a negoziare e dunque ad abbandonare lo storico asse con Netanyahu. C’è infine la possibilità di un governo di larghe intese, quella che probabilmente più piacerebbe agli Usa di Donald Trump, e che Netanyahu ha evocato sabato sera. Che ne pensa davvero Eisenkot?
La sfiducia a Netanyahu e la replica all’appello: «Rompa con gli estremisti»
Per tutta la campagna elettorale il capo di Yashar e i suoi alleati hanno martellato sulla necessità di voltare pagina e mandare a casa Netanyahu, che d’altronde li ha attaccati con virulenza. Ancora sabato sera Eisenkot ha postato una clip per ribadire che il premier dovrà presto cedergli il posto. Eppure in un tweet inviato dal partito Yashar proprio nei minuti dell’annuncio di Herzog non si chiude del tutto all’ipotesi. «Chi ha diviso, spaccato e seminato discordia nella società israeliana pronuncia la parola “unità” solo quando capisce che i suoi giorni in carica sono contati. L’unità è un valore importante per Israele, Netanyahu ha agito in modo sistematico e determinato contro di essa anche durante la guerra più dura della nostra storia. Netanyahu ha formato governi di unità e di emergenza e ha sempre agito contro di essi dall’interno. Non ha mai rispettato un accordo firmato con partner politici e ha formato il governo del 7 ottobre con Itamar Ben-Gvir come ministro di alto livello, in contrasto con la sua stessa promessa», ricorda Yashar. Ciò detto, è la conclusione in risposta all’appello di Netanyahu, «se il Likud e i suoi alleati vogliono improvvisamente “unità” e un governo ampio, sono più che benvenuti a dichiarare pubblicamente lo scioglimento dell’alleanza con gli estremisti, l’accettazione dei quattro principi di Gadi Eisenkot e la disponibilità a entrare in un governo sotto il primo ministro Eisenkot».
In copertina: Il leader di Yashar Gadi Eisenkot festeggia il risultato delle elezioni in Israele – Tel Aviv, 27 ottobre 2026 (Ansa / Epa – Atef Safadi)

