Palamara si difende: «Non sono il male assoluto. Non c’era la volontà di offendere Salvini»

Nella trasmissione Non è l’Arena, l’ex presidente dell’Anm torna sulle parole dette sul leader della Lega nell’agosto 2018

«Non c’era la volontà di offendere Salvini». Intervistato da Massimo Giletti durante la trasmissione Non è l’Arena, Luca Palamara è tornato sull’inchiesta che lo riguarda, iniziata oltre un anno fa dai pm di Perugia. Le sue parole si riferiscono agli ultimi dettagli emersi dalle chat fra magistrati emerse nelle indagini. Questa infatti sarebbe la conversazione, riportata dalle carte giudiziarie, con il capo della Procura di Viterbo Paolo Auriemma: «Salvini indagato per i migranti? Siamo indifendibili». Risposta di Palamara: «No hai ragione, ma ora bisogna attaccarlo».


Lo scambio risale ad agosto 2018, quando Matteo Salvini era ministro dell’Interno. Nel programma di La7, Palamara ha spiegato che le sue parole sono state estrapolate da un contesto più ampio: «Su Salvini ho usato un’espressione impropria, non volevo offenderlo. Ma quella frase non rispecchia fedelmente il pensiero: è decontestualizzata, volevamo tutelare il pm che indagava».

Chi è Luca Palamara e quali sono le accuse a suo carico

«Non sono io il male assoluto. Sono un uomo delle istituzioni e ho la toga nel cuore». È questo uno dei tanti commenti che Palamara ha fatto nella trasmissione di Giletti. Prima dell’inchiesta guidata dai pm di Perugia Palamara faceva parte del Consiglio superiore della magistratura (Csm), l’organo che nel sistema giudiziario italiano garantisce il governo autonomo della magistratura italiana.

Oltre a questo Palamara, che ora ha 50 anni, è stato anche il presidente più giovane dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), un organismo rappresentativo della categoria a cui sono iscritti praticamente quasi tutti i magistrati in servizio in Italia, 8.284 su 8.886. Palamara era anche leader di Unicost, una delle correnti di centro dell’Anm.

L’inchiesta che vede al centro Palamara è partita nel maggio 2019 dalla Procura di Perugia. Le accuse sono di corruzione. La tesi dei pm è che Palamara avrebbe accettato denaro da lobbisti in cambio dell’influenza su alcune sentenze. Oltre a questo Palamara è accusato anche di aver esercitato pressioni per la scelta del procuratore capo di Perugia.

Lo scandalo è di una portata così grossa da aver messo in dubbio la solidità del Csm. In questa inchiesta infatti è citato anche Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio durante il governo Renzi. Lotti avrebbe infatti partecipato a delle riunioni con Palamara per definire la scelta dei pm di Roma.

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