Oltre Salvini e le ciliegie, il caso del batterio killer che ha colpito i bambini di cui parlava Zaia nel video

L’attenzione è stata tutta per il gesto di Salvini. Ma dietro al discorso di Zaia c’è una questione ancora tutta da chiarire relativa a un batterio letale per alcuni neonati di un ospedale veronese

«Facciamo un disegnino. Mangiare le ciliegie non ha nulla di sconveniente. Mangiare le ciliegie mentre un presidente di regione parla con la stampa di patologie che hanno colpito dei bambini, si. Non è difficile». Così il vicesegretario Pd Andrea Orlando su Twitter in riferimento al video che mostra Matteo Salvini cibarsi di ciliegie mentre il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, parlava con toni cupi dell’infezione che ha travolto il reparto neonatale dell’Ospedale di Verona. Il video è diventato virale, sollevando una polemica rispetto al comportamento del leader leghista, e distogliendo l’attenzione dalla questione di fondo: cosa è successo all’ospedale veronese?

Il batterio letale

Nei giorni scorsi i reparti di terapia intensiva neonatale e di terapia pediatrica dell’ospedale di Verona erano stati spostati in un altro edificio e quasi tutto il personale medico era stato riassegnato ad altra attività. Questa volta a far paura non è un virus, ma un batterio: il citrobacter, un batterio solitamente innocuo ma che provoca encefalopatie gravissime e può essere letale per i neonati.

«Le abbiamo provate tutte, in questi mesi, ma non siamo ancora riusciti a debellare questo insidioso Citrobacter dalla Terapia intensiva neonatale e da quella pediatrica », spiega il direttore generale dell’azienda ospedaliera integrata Francesco Cobello. Il batterio aveva colpito una dozzina di neonati, provocando la morte di almeno tre. Da qui la decisione di chiudere il reparto. «È l’ultimo, estremo, atto di una serie di interventi di disinfestazione massiccia che fino a qui non ci hanno purtroppo liberato da questa bestia: finché non sono certo che l’avremo eliminata, io tengo tutto chiuso, mando le donne a partorire altrove e non ricovero più nessuno».

Oggi, 17 giugno, sono tornate operative le terapie intensive spostate nel padiglione 13. Ma la vicenda non si chiude qui. Sul caso la magistratura ha avviato un’indagine dopo la morte di una bimba di 7 mesi nata nell’ospedale di Borgo Trento nell’aprile del 2019 e deceduta a novembre. Al suo caso, ne sarebbero seguiti almeno altre due, entrambi morti. Altri neonati invece sono in vita ma in uno stato gravemente debilitante avendo subito gravi danni neurologici.

Nel frattempo è stata insediata una commissione esterna per chiarire come il batterio sia arrivato a colpire così tanti neonati. Finora la regione non ha ancora preso provvedimenti. Durante la conferenza stampa odierna, Luca Zaia è tornato sul tema ma si è limitato e sottolineare le incognite ancora da chiarire: «Nel 2020 è stata una costellazione di decessi e bambini che si sono ammalati. Il dottor Cobello ha nominato una commissione di esperti autorevoli. Senza voler fare giustizialismo dobbiamo chiarire quello che è accaduto, anche per capire che evoluzione ha avuto».

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