Donne in televisione, la parità è lontana: le presenze femminili nei talk sono meno del 32%

L’iniziative di un gruppo di amiche e attiviste. «Ogni sera la televisione italiana offre un palinsesto ricco di ospiti e opinionisti. Quante sono le donne?», si sono chieste. E hanno iniziato a contare

Altro che task force equilibrate e pari opportunità per combattere la pandemia di Coronavirus: qui c’è ancora tanto, troppo lavoro da fare. I numeri continuano a parlare chiaro, e in tutti i settori. A cominciare da quello della televisione e dei talk show, dove le donne sono ancora in netta minoranza: il 32% del totale delle presenze sul piccolo schermo. Non solo: quando pure ci sono – in “presenza”, come si dice di questi tempi – parlano assai meno degli uomini.


È la scoperta (o meglio, la conferma) fatta da Le donne contano le donne, un osservatorio nato per monitorare la presenza femminile sui media.

L’idea

Complice il lockdown e il tanto tempo passato a casa e davanti alla tv, alla ricerca di una bussola mentre là fuori imperversa un’epocale pandemia, ecco l’idea di contare le donne in televisione, «per capire se davvero ancora oggi in Italia gli uomini sono considerati più autorevoli e titolati a esprimere la propria opinione, o è solo il ricordo di un passato lontano».

La risposta: è proprio così. «I risultati non sono stati incoraggianti», spiegano le fondatrici della pagina Facebook. La presenza delle donne si attesta al 32% per la prima settimana di monitoraggio dei talk show – dal 30 maggio al 6 giugno – e scende al 31,6% per la seconda settimana, dall’8 al 13 giugno.

I risultati

«Ogni sera la televisione italiana offre un palinsesto ricco di ospiti e opinionisti. Quante sono le donne?», si sono chieste Veronica Alfonsi, Chiara Campione, Federica Delogu, Fabrizia Mascolo, Francesca Poletti: un gruppo di amiche e compagne «a cui è capitato spesso di ragionare sulle disparità e le rappresentazioni stereotipate di genere e su quanto il nostro paese sia indietro». Sono attiviste, si sono già occupate di politica. Ma sono soprattutto cittadine che non vogliono restare a guardare.

Nella prima settimana – dal 31 maggio al 6 giugno – il gruppetto analizza 7 talk show: Otto e 1⁄2, Piazza Pulita, Propaganda Live, Non è l’Arena, Carta Bianca, Petrolio. «Abbiamo considerato la conduzione, le ospiti, i servizi di approfondimento, le interviste e le esperte in studio. Poi abbiamo contato lo spazio in minuti dedicato alle voci femminili», spiega Fabrizia Mascolo, architetta. «Sono venuti fuori dati davvero inquietanti: la presenza femminile è risultata infatti del 32%», raccontano. Le donne in tv, nei talk analizzati, sono meno della metà degli uomini: 82 a 174.

In una settimana, dal 1 al 6 giugno, il programma condotto da Lilli Gruber su La 7, Otto e mezzo, vede la partecipazione di 12 donne e 21 uomini. A Non è l’Arena del 31 maggio intervengono 21 uomini e 9 donne. A Carta Bianca del 2 giugno il rapporto scende: 23 a 6. Su Rete 4, il 4 giugno, nel corso della puntata di Diritto e Rovescio, le donne sono la metà degli uomini: 17 a 35. Cambiando canale, sempre quella sera, a Piazzapulita si contano 16 donne e 29 uomini. Non va meglio a Propaganda Live: nella puntata di venerdì 6 giugno sono 7 le voci femminili, a fronte delle 13 maschili. Sono 12 le donne che prendono parte alla puntata di venerdì 6 giugno di Petrolio: il 37%. Gli uomini 32. Non solo: su 132 minuti di trasmissione, le donne hanno parlato 14 minuti: il 10,7% del tempo.

«Sono dati che fanno davvero riflettere», dice Fabrizia. Nella seconda settimana di monitoraggio non va molto meglio. Dall’8 al 13 giugno le donne sono 57 a fronte di 123 uomini: il 31,6%. 9 a 17 a Quarta Repubblica, 7 a 18 a Di Martedì, 2 a 8 ad Atlantide, 21 a 40 nell’ultima puntata di Propaganda Live, 12 a 22 nelle puntate di Otto e mezzo, 2 a 9 nella puntata di sabato scorso del programma condotto da Massimo Gramellini Le parole della Settimana, in onda su Rai 3, mentre quasi contemporaneamente su Rete 4, a Stasera Italia, c’erano 4 donne e 9 uomini.

I prossimi passi

«Continuare. Una conta importante, fino a quando se ne accorgeranno», commenta un’utente, Ottavia. Il lavoro dell’osservatorio, promette «proseguirà allargando il campo di analisi, provando a fare i conti in ambiti diversi e importanti: il cinema, l’editoria, la stampa», conclude Fabrizia Mascolo.

«Continueremo provando a lanciare altre iniziative, anche diverse, ci piacerebbe ad esempio partire a settembre con una rassegna stampa tutta al femminile, che parli alle donne e agli uomini con la voce delle giornaliste che osservano il mondo e ne scrivono, per dare spazio alla prospettiva femminile, dando voce a chi ancora ne ha troppo poca».

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