Busta con tre proiettili per Bentivogli, segretario dimissionario Fim che firmò l’accordo di Pomigliano

Nel 2011 il sindacalista decise di dare il via libera a un accordo che escludeva la Fiom della Cgil dalla contrattazione sindacale

Marco Bentivogli, che da pochi giorni si è dimesso da segretario della Fim-Cisl, ha ricevuto una busta con tre bossoli: un calibro 38 e due calibro 9. Non solo. I due bossoli erano accompagnati da una lettera con minacce di morte. Per adesso nessuna rivendicazione.

Leggendo il volantino ritrovato con i bossoli è chiara la regione del gesto: l’accordo Fiat di Pomigliamo firmato da Bentivogli 10 anni fa. Ecco il testo completo: «Festeggeremo insieme l’accordo di Pomigliano ovunque a Roma o ad Ancona, non bastano le dimissioni». La busta è stata trovata vicino all’abitazione di Bentivogli. Sul posto sono intervenuti la scorta, la Digos e la scientifica.

Cos’è l’accordo di Pomigliano

Il 22 giugno 2010 i dipendenti della sede Fiat di Pomigliano, in provincia di Napoli, hanno votato a favore di un accordo che ha ridefinito i termini di lavoro con l’azienda. L’accordo ha spaccato il fronte dei sindacati. La Fiom, la divisione della Cgil che si occupa dei metalmeccanici, non ha accettato l’accord ed è stata esclusa dalla trattativa.

L’accordo è diviso in otto punti che vanno dagli orari di lavoro alla cassa integrazione, passando per scioperi, bilanciamenti produttivi e ristrutturazione degli impianti. In quegli anni la Fiat, non ancora Fca, era guidata da Sergio Marchionne. L’obiettivo dell’azienda era ricominciare ad investire nella produzione di automobili in Italia rendendo però più rigide le condizioni per i lavoratori. I punti dell’accordo negli anni successivi sono stati estesi agli altri stabilimenti Fiat presenti in Italia.

I messaggi di solidarietà, da Furlan a Zingaretti

Nel giro di poche ore Bentivogli ha ricevuto diversi messaggi di solidarietà dal mondo politico e sindacale. La segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan ha commentato: «Un fatto gravissimo. La Cisl e tutto il sindacalismo libero e riformista non si faranno intimidire da questi atti ignobili su cui le autorita’ giudiziarie devono indagare con determinazione e fare luce senza tentennamenti».

Solidarietà è arrivata anche da Mariastella Gelmini (Forza Italia): «Bentivogli è vittima di una concreta e preoccupante intimidazione. Il Paese non può precipitare di nuovo nella spirale della violenza politica». Stessa linea per Nicola Zingaretti, segretario del Pd: «Chiediamo chiarezza sulle gravissime minacce. Caro Marco non sei solo. Un abbraccio a te da tutta la comunità del Pd». Davide Faraone di Italia Viva definisce invece risponde a chi ha scritto la lettera di minacce: «Lo Stato è più forte di 4 cretini».

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