Ultime notizie Delitto di GarlascoGiorgia MeloniSigfrido RanucciUcraina
DIRITTICensuraCinaDiritti umaniHong KongLiber* Tutt*

Hong Kong, ecco il linguaggio in codice dei manifestanti per aggirare la censura

04 Luglio 2020 - 15:53 Cristin Cappelletti
epa08519966 Protesters holding umbrellas and a banner that says 'Liberate Hong Kong, revolution of our times' march during a rally against a new national security law on the 23rd anniversary of the establishment of the Hong Kong Special Administrative Region in Hong Kong, China, 01 July 2020. Chinese President Xi Jinping has signed into law the national security legislation Beijing has tailor-made for Hong Kong, prohibiting acts of secession, subversion, terrorism and collusion with foreign forces to endanger national security.  EPA/MIGUEL CANDELA
Sui social media e canali come Telegram sono tanti i suggerimenti creativi per protestare in modo sicuro evitando di incorrere in arresti e sanzioni
Google Preferred Site

Dalla protesta degli ombrelli, era chiaro che la creatività non mancasse ai cittadini di Hong Kong nel loro dissenso contro Pechino. Con l’imposizione della nuova legge sulla sicurezza – che limita la libertà manifestazione e di opinione – gli abitanti dell’ex colonia britannica stanno ricorrendo a “giochi di parole” per aggirare la censura cinese.

Nel quartiere commerciale di Causeway Bay i manifestanti hanno imbrattato i muri con la scritta: «Alzatevi, voi che rifiutate di essere schiavi». Una frase tratta dalla prima strofa dell’inno nazionale cinese.

I social media e i forum di chat come Telegram sono stati riempiti di suggerimenti su come trovare modi creativi – e più sicuri – per protestare contro Pechino. Giovedì, il governo locale ha dichiarato illegale la frase «Liberate Hong Kong, la rivoluzione dei nostri tempi». Ma il ricorso al linguaggio in codice sta permettendo alle persone di mantenere vivo il motto. La versione cinese è stata traslitterata in caratteri latini: «gwong fuk heung gong, si doi gak ming». Altri – per esempio – hanno invece adottato slogan inglesi dall’accezione positiva ma che sono un chiaro segnale di dissenso contro la politica autoritaria di Pechino, come «Rendi Hong Kong eccezionale».

Uno slogan diventato virale questa settimana è una citazione del leader cinese Mao Zedong: «Coloro che sopprimono i movimenti studenteschi non faranno una buon fine».

E mentre i cittadini di Hong Kong citano l’uomo dietro alla rivoluzione culturale degli anni ’60, la Cina di Xi Jinping prova a portarne un’altra a Hong Kong. Da qualche giorno – fa sapere AFP – i libri scritti da attivisti pro-democrazia hanno iniziato a sparire dalle biblioteche della città. Tra i titoli non più disponibili ci sono quelli del co-fondatore del movimento Demosisto Joshua Wong, e Tanya Chan, una nota legislatrice pro-democrazia.

Leggi anche: