Coronavirus, la stretta di Zaia: «Carcere per i contagiati che vanno in giro e denuncia per il positivo che rifiuta il ricovero» – I video

Il provvedimento include l’obbligo di segnalazione al sindaco, al prefetto e alla polizia giudiziaria delle persone che si trovano in isolamento fiduciario

È arrivata l’ordinanza del presidente del Veneto che introduce misure durissime per il contenimento dei contagi nella regione. Luca Zaia l’aveva anticipato, dopo il caso dell’imprenditore vicentino rientrato dalla Serbia e risultato positivo al Coronavirus. In generale, i controlli si fanno stringenti, ma non si prevedono «nuovi lockdown – dice il governatore sull’ordinanza che, invece -, è pensata per essere ancora più efficaci negli isolamenti fiduciari e nell’individuazione dei contatti».


«Le novità introdotte dall’ordinanza di oggi – 6 luglio – riguardano i tamponi per i lavoratori che tornano dall’estero, da Paesi extra Ue, che diventano obbligatori, così come la segnalazione per il paziente positivo con sintomi che rifiuti il ricovero e per i positivi che violino l’isolamento fiduciario. Per questi ultimi è prevista una denuncia d’ufficio all’autorità giudiziaria», spiega Zaia.

Doppio isolamento

Il presidente esordisce chiarendo che «ci troviamo in presenza di due tipi di isolamento. Il primo è per chi risulta positivo ai tamponi. Il secondo è un isolamento fiduciario di 14 giorni. La nuova ordinanza norma queste situazioni». Sono sottoposti a isolamento fiduciario «tutti coloro che hanno avuto contatti a rischio con positivi e che siano negativi, ma se entro il 14esimo giorno risultano positivi, l’isolamento prosegue».

Il secondo tipo di restrizione riguarda invece «coloro che sono rientrati da Paesi diversi dai 36 indicati in un allegato all’ordinanza». La maggior parte degli Stati inseriti nella lista sono europei o comunque a basso rischio epidemico. Resta ovviamente in vigore l’isolamento fiduciario che «riguarda la compresenza dei sintomi di difficoltà respiratoria e di temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi per chi ha avuto contatti con soggetti in isolamento».

Il ritorno dall’estero

L’ordinanza permette alle Ulss territoriali di disporre l’isolamento in strutture alternative, qualora non sia possibile passare la quarantena in famiglia in condizioni di sicurezza. Le strutture sanitarie devono applicare anche un rigido protocollo di controllo – a spese della Regione – per chi rientra dall’estero per esigenze lavorative. Si tratta di due tamponi, da eseguire a breve distanza. Se il primo tampone risulta negativo, l’individuo può tornare al lavoro utilizzando, però, la mascherina.

Sarà sottoposto al test una seconda volta dopo 5-7 giorni: solo allora potrà togliersi il dispositivo di protezione individuale sul luogo di lavoro. «Chi partiva e tornava in Veneto entro 120 ore, fino ad oggi, non veniva sottoposto alla quarantena, oggi sì – chiarisce Zaia – Il governo però dovrà darci una mano con i controlli». Gli arrivi da Paesi a rischio per motivi turistici, invece, prevedono l’obbligo di 14 giorni di quarantena.

La denuncia alle autorità e le sanzioni

Le Ulss devono segnalare a sindaco, prefetto e polizia giudiziaria la presenza di persone in isolamento nel territorio, così da permettere agli uomini delle forze dell’ordine di effettuare controlli e eseguire misure cautelari. Guai per chi viene trovato positivo al Coronavirus e rifiuta il ricovero: scatta la denuncia di ufficio alla polizia giudiziaria.

I soggetti che violano l’isolamento fiduciario ed escono dal luogo deputato alla quarantena rischiano una multa di 1.000 euro. L’importo è lo stesso per quei datori di lavoro che non fanno sottoporre i propri dipendenti al tampone una volta rientrati dall’estero.

«Chiedo che a livello nazionale si possa portare al penale la violazione dell’isolamento fiduciario anche del negativo – ha aggiunto Zaia -. Mi aspetto che sul ricovero coatto si provveda, e ne ho parlato con il ministro Speranza, a trovare la modalità con un decreto, in maniera che i sanitari decidano se provvedere all’isolamento fiduciario in casa, e se il caso è grave, di fare in modo di evitare di disperdere il virus sul territorio».

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