Fondi anti-Covid alla ‘Ndrangheta: 8 arresti e sequestri per 7,5 milioni. E spunta anche il riciclaggio verso banche cinesi- Video

Società legate al clan crotonese capeggiato da Greco, operativo anche in Lombardia, avrebbero ottenuto fondi governativi per 60mila euro

Ha emesso fatture false per ottenere i fondi governativi: in questo modo le società gestite dal presunto prestanome Francesco Maida avrebbero incassato circa 60mila euro di contributi a fondo perduto destinati ad aiutare le imprese a far fronte all’emergenza Coronavirus. Di questi, 45mila sarebbero andati a Clessidra White, 2mila ad Almagest e circa 11mila a Impianti srl. Maida avrebbe operato a nome del clan della ‘Ndrangheta crotonese capeggiato da Lino Greco, che opererebbe anche in Lombardia.

Nell’ambito dell’operazione della Dda di Milano sono stati sequestrati beni per 7,5 milioni di euro e sono state arrestate otto persone per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta. Stando alle indagini, Maida avrebbe tentato anche di beneficiare dei finanziamenti del decreto legge dell’8 aprile volto a sostenere le imprese «nella particolare congiuntura economica determinata dall’emergenza sanitaria» causata dal Coronavirus.

Nell’intercettazione, riportata nell’ordinanza cautelate firmata dal gip di Milano Alessandra Simion, Maida e un altro indagato dialogano in casa dello stesso Maida, a Milano, mentre sono «impegnati nell’operazione di pulizia delle armi». «Non ce l’hai messo il colpo dentro», «Ora è carica», «Questa è la sicura (…) devo solo scarrellare e sono pronto (…) sicuro che non c’è il colpo in canna?», «No, tranquillo», dicono i due.

Nell’ordinanza si legge anche come un presunto prestanome di Maida, intercettato a metà giugno, facesse riferimento alla «presentazione della domanda per i finanziamenti previsti a seguito dell’emergenza Covid»: «Abbiamo fatto la richiesta per fare quella cosa lì dei 150 mila euro no? (…) mi ha mandato quella per i 25 mila». Il prestanome, come scrive il gip, faceva «riferimento ad un prestito di euro 150.000 e non più ai finanziamenti garantiti per l’importo massimo di euro 25.000, lamentando di aver ricevuto la modulistica errata» dalla banca. In un passaggio dell’ordinanza inoltre si legge che Maida «a partire dall’11 giugno», aiutato dal titolare formale di una delle società, «si cominciava ad attivare presso almeno tre istituti di credito (Monte Paschi di Siena, Bpm e Deutsche Bank) per ottenere i contributi stanziati dal Governo» per le imprese «attraverso l’adozione di misure urgenti in materia di accesso al credito» .

Un altro particolare che emerge dalle indagini sarebbe il riciclaggio di soldi poi inviati anche a istituti di credito cinesi. Secondo quanto spiegato dal procuratore di Milano Francesco Greco, gli affiliati alla ‘Ndrangheta si sarebbero avvalsi della «collaborazione» di un cinese (arrestato) residente in Toscana, «interessato a riciclare importanti somme» cash e a «mandarle in Cina». Sarebbero stati così bonificati mezzo milione di euro dai conti correnti di alcune società inserite nel meccanismo di frode fiscale. Soldi che sarebbero andati verso banche cinesi. 

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