La sfilata di 133 vip chiamati da Palamara per ribaltare le accuse: tra loro ex ministri, parlamentari e magistrati – La lista

Nel lungo elenco di testimoni chiamati dall’ex pm di Roma c’è anche Giovanni Legnini, già vicepresidente del Csm, che potrebbe chiarire la natura dei rapporti tra Palamara e l’ex ministro Luca Lotti

«Sono determinato a chiarire tutto». Luca Palamara lo ha ribadito ancora una volta, ai microfoni di Radio Radicale, in riferimento al procedimento disciplinare a suo carico. E per tentare di chiarire tutto Palamara ha chiesto che siano ascoltati alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ben 133 testi, con le motivazioni più diverse.

La lista dei testimoni chiamati da Palamara

La difesa del pm chiama a testimoniare ex ministri, politici e magistrati. Ci sono l’ex ministro della Giustizia Pd Andrea Orlando, l’ex senatrice Anna Finocchiaro, il magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio, l’attuale vicepresidente di Palazzo dei Marescialli David Ermini, i presidenti emeriti della Consulta, Cesare Mirabelli e Giovanni Maria Flick, chiamati tutti a riferire, tra le varie motivazioni, e sulla base dei rispettivi incarichi pregressi e attuali «sull’esistenza, o meno, di una prassi costante, da parte degli aspiranti candidati a ricoprire l’incarico di Vice-Presidente del Csm, a stabilire un’interlocuzione preliminare con le rappresentanze delle componenti togate e associative della magistratura, nonché, una volta assunto tale incarico, a dare vita ad un costante confronto per assicurare, sulla base di accordi i più ampi possibili, la rapida nomina dei vertici degli uffici giudiziari».

Nella lista anche il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, che «riferirà sul contenuto dei colloqui avuti con il dott. Palamara; su eventuali riferimenti da parte del dott. Palamara, anche alla presenza del Vice-Presidente Ermini, alla sua vicenda penale in concomitanza con l’allora imminente discussione sulla nomina del Procuratore di Perugia; su quant’altro utile con riferimento ai fatti oggetto dell’incolpazione».

Tra i nomi dei testi compare anche Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Csm che, tra le varie motivazioni, «riferirà sui rapporti di conoscenza e di frequentazione tra il dott. Palamara e l’on. Lotti nonché sulla presenza in tali occasioni tra gli altri anche del Procuratore Pignatone». Altro nome importante è quello di Roberta Pinotti, ex ministro della difesa, che «riferirà su quanto a sua conoscenza in merito alla correttezza dei rapporti intercorrenti tra Palamara e Pignatone; su quant’altro a sua conoscenza con riferimento ai fatti oggetto dell’incolpazione».

Sempre ai microfoni di Radio Radicale Palamara si è soffermato sul sistema delle correnti: «Prendere le distanze» dalle correnti? Qualcuno potrebbe dire: «Prima hai mangiato in quel piatto e ora, non voglio dire una cosa volgare, fai lo schizzinoso. Chiunque mi ha conosciuto negli anni sa che ho sempre sviluppato uno spirito critico, sono sempre stato fortemente convinto che quel sistema doveva cambiare», ha detto.

Ci sono «due anime interne alla magistratura: la prima, e maggioritaria, pensa che tutto sia possibile risolvere con l’autoriforma e chi invece ritiene che l’autoriforma non può risolvere tutto e debba entrare la politica». «Io penso che il meccanismo dell’autoriforma non sia la strada risolutiva di tutti i problemi», fermo restando che «la riforma debba mettere al centro il grande tema dell’indipendenza della magistratura».

Insomma da imputato ad accusatore. L’obiettivo del magistrato (attualmente sospeso) Luca Palamara sembrerebbe quello di ribaltare il procedimento disciplinare in corso al Csm in un processo a tutto il sistema della magistratura italiana.

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