La nuova guerra fredda fra Stati Uniti e Cina non è una realtà passeggera, durerà a lungo e influirà anche sull’Europa

L’inasprimento delle relazioni tra Pechino e Washington è cominciato ben prima della chiusura del consolato cinese a Houston. Ora l’obiettivo dell’Unione europea è non rimanere incastrata in questo conflitto

Il governo degli Stati Uniti ha ordinato due giorni fa la chiusura del consolato cinese a Houston, in Texas. Nella nota del Dipartimento di Stato, il segretario Mike Pompeo ha lasciato intendere che oltre all’attività di spionaggio tra Stati sia stata portata avanti anche quella di furto di dati personali e segreti industriali. Pechino ha reagito facendo chiudere consolato statunitense a Chengdu. 

Nelle stesse ore, secondo l’FBI uno scienziato cinese sospettato di falsificazione del visto d’ingresso e legami segreti con le forze armate della Cina si è rifugiato nel consolato cinese a San Francisco. L’accusa è far parte di un programma cinese per l’invio negli Stati Uniti di scienziati dell’esercito che agiscono sotto copertura spacciandosi per civili che studiano o lavorano. 

La nuova guerra fredda

La competizione tra Stati Uniti e Cina non si limita allo spionaggio, sta diventando una realtà consolidata di guerra fredda, che attraversa le relazioni di tutto il mondo, un grande gioco dei nostri tempi che passa dall’Indo-Pacifico al Medio Oriente e arriva fino in Europa. Dopo che Pechino ha stretto la presa su Hong Kong infatti, il Regno Unito ha messo al bando il 5G di Huawei mentre la Francia sta seguendo un percorso simile.

In un discorso in California, Pompeo ha rivolto un appello al “mondo libero” affinché trionfi sulla “nuova tirannia” rappresentata dalla Cina. Pompeo si è rivolto direttamente al Presidente cinese Xi Jinping, definendolo un uomo che crede a “un’ideologia totalitaria che ha fallito” e che punta a diventare un egemone globale. 

Pompeo ha parlato alla Richard Nixon Presidential Library and Museum, una biblioteca dedicata proprio al Presidente che aprì a relazioni diplomatiche costruttive con la Repubblica Popolare Cinese, una scelta che rafforza l’alto valore simbolico che si è voluto dare al momento. Caduto il racconto di una globalizzazione senza eccezioni, sembra di assistere di nuovo a due mondi e due visioni della civiltà che stanno per scontrarsi.

La non svolta di Biden

Oggi il racconto di un Occidente compatto è meno convincente di un tempo, l’Europa vuole percepirsi indipendente dall’America, specialmente quella di Donald Trump: occidentale sì, ma diversa, che guarda al mondo con un approccio multilaterale, multipolare, che punta a risolvere i conflitti senza escalation di violenza, con la diplomazia e le istituzioni internazionali. 

In linea di principio un approccio del genere funziona finché le altre piccole e medie potenze cedono di fronte alla deterrenza, senza compiere azioni che richiederebbero risposte più vigorose (come per esempio quelle della Turchia nel Mediterraneo). Perciò, il ruolo di guida del mondo occidentale resta saldo nelle mani dell’unilateralismo degli Stati Uniti.

Dal canto suo, la Cina è una potenza continentale compiuta che adesso guarda al mondo con ambizioni che vanno oltre il mercantilismo, che crede nel suo modello e cerca di affermare la sua autorità politica e diventare economicamente indipendente dal mondo occidentale. 

Un obiettivo che secondo i piani di Pechino dovrebbe essere raggiunto nel 2025. Per adesso però la Cina dipende dall’export verso Stati Uniti e l’Europa se vuole mantenere i target di crescita al 6% l’anno (specialmente dopo il crollo causato dal Coronavirus), e le rotte commerciali da cui dipendono le importazioni energetiche e le esportazioni commerciali restano sotto il controllo diretto e indiretto delle forze armate statunitensi. 

L’Europa tra Washington e Pechino

Tuttavia, la difficoltà a uscire da questa dipendenza non impedisce alla Repubblica popolare di perseguire la sua strategia. Per diventare autosufficiente la Cina sta comprando infrastrutture e imprese in Europa e Stati Uniti, con un’attenzione particolare per le piccole e medie imprese. Una strategia di lungo periodo che ha come unico difetto di essere troppo concentrata sull’economicismo trascurando il soft-power

Gli Stati Uniti non abbasseranno la pressione sulla Cina, un’eventuale presidenza di Joe Biden non cambierà la postura della Casa Bianca. Al contrario, sono stati proprio i democratici a chiedere una linea più dura con Pechino incolpando Trump per le sue esitazioni. Questo inasprimento delle relazioni con la Cina quindi è qui per restare, e peggiorare. Dopo aver chiuso il dossier del Next Generation EU e del bilancio pluriennale, la presidenza tedesca dell’Unione e la Commissione europea devono fare in modo che l’UE non rimanga incastrata tra Washington e Pechino. 

Il dossier imminente è il 5G di Huawei. Dopo che la Francia si è unita al Regno Unito nel mettere al bando il gigante delle telecomunicazioni, arriveranno le rappresaglie cinesi. Le aziende europee e svedesi Ericsson e Nokia sono le prime candidate a essere colpite con qualche sanzione commerciale. A quel punto anche la Germania e l’Italia saranno obbligate a schierarsi con azioni concrete. 

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