I sommersi e i salvati: a Roma in piazza per dire basta ai soldi italiani per la Libia e la sua Guardia Costiera

La mobilitazione alle 18 a piazza San Silvestro. E parte il mailbombing al premier Conte e ai ministri Lamorgese e Di Maio

C’è un cadavere alla deriva da settimane su un gommone sgonfio, nel Mediterraneo centrale. Un corpo che nessuno si degna di andare a recuperare. Un cadavere che forse è già stato inghiottito dal mare, mangiato dai pesci. Chi era? Quale il suo nome, la sua storia, i suoi affetti. Dove andava? Da cosa scappava? Oppure era – lo avremmo definito qui dall’altra parte del mare – un famigerato “migrante economico”?

Anche quel cadavere ha diritto a sepoltura. Oppure no? I valori europei in teoria annuiscono. Ma le istituzioni europee nicchiano. No, quel cadavere non è mai più stato recuperato. No, non avrà neppure degna sepoltura. Resta «un povero Cristo, solo, abbandonato, dimenticato», dice Carmelo Magnafico.

È lui che ha disegnato l’immagine qui in copertina, quella utilizzata dalla mobilitazione I sommersi e i salvati oggi a Roma, a piazza San Silvestro, alle 18. «Questo schifo deve finire. Chiediamo con forza che termini ogni finanziamento di Stato ai criminali libici, che vengano istituiti corridoi umanitari, che chi è in viaggio arrivi sano e salvo dove ha bisogno di arrivare», scrive su Facebook.

Le richieste

Basta finanziamenti alla cosiddetta guardia costiera libica, basta dare mezzi a uomini che si mischiamo ai mercanti di vite e alle milizie e che riportano indietro chi fugge nei centri di detenzione libici, lì dove la gente viene – e non è un’ipotesi, continuano a susseguirli le prove – torturata, le donne stuprate, gli esseri umani usati come bancomat dalle stesse istituzioni del paese in guerra civile. Basta, in sintesi, esternalizzare le frontiere perché questo accade con buona pace dei diritti umani.

È questo l’appello a Italia ed Europa di una mobilitazione che vede, tra i promotori e i primi firmatari dell’appello, Luigi Manconi, Roberto Saviano, Valeria Parrella, Michela Murgia, Sandro Veronesi, Luigi Ferrajoli, Elena Stancanelli, Alessandro Bergonzoni, Nadia Terranova, Ascanio Celestini, Fabrizio Gifuni, Valentina Carnelutti, e organizzazioni come Amnesty International, Oxfam, Medici senza frontiere e Open Arms.

I sommersi e i salvati è anche il titolo di un saggio del 1986 di Primo Levi: un’analisi sulle zone grigie di potere tra oppressi e oppressori, per la quale Levi parte dalla sua vita stessa e dalla sua storia di prigioniero del campo di sterminio nazista di Auschwitz. I salvati sono i sopravvissuti, coloro che non muoiono e che sbarcano sulle nostre coste. I primi – i sommersi – li chiamiamo vittime, i secondi – i salvati – li chiamiamo clandestini, scrive l’ex senatore Luigi Manconi in Corpo e Anima. Se vi viene voglia di far politica, edito da minimum fax.

ANSA/ANGELO CARCONI | Il senatore Luigi Manconi durante la conferenza stampa sulla morte di Stefano Cucchi, con la sorella di Stefano Ilaria Cucchi e l’avvocato della famiglia Fabio Anselmo presso la stampa estera, Roma, 18 ottobre 2018.

Il parlamento

Tra i nomi dei firmatari compaiono quelli dei parlamentari che, pochi giorni fa, hanno votato no alla risoluzione di maggioranza sulle missioni internazionali, in particolare contro il finanziamento – per il quarto anno consecutivo – della missione italiana in Libia, che prevede il sostegno economico alla cosiddetta guardia costiera libica e un’attività di formazione e addestramento dei suoi componenti.

Ci sono Riccardo Magi di +Europa e Andrea Orfini del Partito democratico («Abbiamo deciso che dei diritti umani non ce ne frega niente», aveva detto il dem il giorno del voto), ma anche Laura Boldrini, sempre Pd, la senatrice Emma Bonino di +Europa ed Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. «Oggi sarò in piazza per ribadire il mio voto contrario in aula, perché non possiamo essere complici di chi non ha rispetto dei diritti umani, della vita delle persone e della loro dignità», scrive Palazzotto su Facebook.

La mobilitazione chiede quindi al Governo italiano e agli Stati europei di interrompere i finanziamenti alla cosiddetta guardia costiera libica, di chiudere ed evacuare i centri di detenzione trasferendo i migranti fuori dalla Libia e di promuovere corridoi umanitari per garantire alle persone in fuga di trovare protezione senza mettere a repentaglio la propria vita.

La guardia costiera libica «è la stessa che non ha raccolto la richiesta di recupero del cadavere di un uomo fotografato da Sea Bird, l’aereo della Sea Watch, che si trova in mare da settimane», scrivono i promotori e le promotrici della manifestazione. «Ed è la stessa che, ormai da anni, è parte dell’organizzazione del traffico di esseri umani che passa attraverso la Libia. E, ancora, è il corpo militare che non soccorre chi fa naufragio e che riporta i sopravvissuti nei centri di detenzione. Questa è l’attività criminale che l’Italia ha deciso di continuare a finanziare».

Aderisce alla mobilitazione anche La campagna ‘Io accolgo’, che promuove oggi un’azione di mailbombing per «inondare di mail» le caselle di posta del presidente del consiglio Giuseppe Conte, della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e del suo collega agli Esteri, Luigi Di Maio. «L’indignazione, da sola, non basta più. È il tempo di agire: avevamo sperato che il nuovo governo cambiasse radicalmente le proprie politiche sui migranti che fuggono da fame, violenze, guerre. Così ancora non è».

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