Usa 2020, Biden accetta la nomination: «Con Trump troppa rabbia e odio, supereremo questa stagione di tenebre»

«Non possiamo dare altri 4 anni a questo presidente che non si assume responsabilità, incolpa gli altri, divide e semina odio. L’America è a un punto di svolta questa è un’elezione in grado di cambiare la storia»

Nella quarta e ultima serata della convention democratica americana a Milwaukee, Joe Biden ha accettato la nomination per la Casa Bianca: «Se sarò eletto sarò il presidente di tutti», ha affermato nel suo discorso. E dopo aver pronnunciato la formula di rito con un velo di commozione sul volto («Accetto la nomination alla presidenza degli Stati Uniti d’America»), è diventato formalmente il candidato del Partito democratico alle presidenziali Usa 2020.

«L’America è a un punto di svolta – ha affermato Biden – questa è un’elezione in grado di cambiare la storia». Poi, il candidato – ex vicepresidente sotto l’amministrazione Obama – ha fatto un rapido rifemimento al Coronavirus dicendo di avere un piano ben preciso per contenere l’infezione che ha duramente colpito gli States: «Il primo passo che farò se eletto alla Casa Bianca sarà affrontare la pandemia. Trump non ha un piano ma aspetta un miracolo che non arriverà, io invece ho un piano».

Il suo discorso è stato ricco di contrapposizioni rispetto al modo di far politica dell’attuale presidente Usa. «Troppo rabbia, divisione, odio con questo presidente – ha detto Biden -. Possiamo superare e supereremo questa stagione di tenebre. Non possiamo dare altri quattro anni a questo presidente che non si assume responsabilità, incolpa gli altri, divide e semina odio».

Donald Trump, dal canto suo, non ha lasciato cadere nel vuoto le parole del suo sfidante: «Se verrà eletto lui (Biden ndr) avremo una forte depressione economica», ha detto nel corso di un’intervista a Fox mentre era in corso la convention democratica, «vi strapperà il Secondo emendamento e vi triplicherà, quadruplicherà le tasse». Poi l’attacco a Obama: «Entrambi sono stati terribili. Senza loro due non sarei diventato presidente».

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