Coronavirus, i numeri in chiaro. Antonella Viola: «I nuovi contagi cresceranno ancora. Se arrivano a 2mila sarà difficile riaprire le scuole»

L’immunologa dell’università di Padova: «Tra una settimana vedremo gli effetti che Ferragosto ha avuto sulla diffusione del virus»

C’è un’esigenza sociale, «un diritto costituzionale»: garantire agli studenti la giusta formazione. Ma c’è anche un pericolo concreto, ovvero che «l’incremento dei casi impedisca la riapertura degli istituti scolastici in tranquillità». Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova, è preoccupata dall’andamento esponenziale che ha assunto la curva dei contagi in Italia.


Oggi, 22 agosto, i nuovi contagi da Coronavirus sono +1.071. Il dato peggiore riguarda la regione Lazio, +215: «È l’effetto delle vacanze, è palese». Il rischio è che «gli under 30, i soggetti particolarmente inclini al contagio durante questa fase, tornino a casa e portino il virus a genitori e nonni. In quel caso, anche la mortalità, oggi bassa, aumenterà».

Per questo l’immunologa lancia un appello a chi è stato in vacanza e sa di non aver rispettato il distanziamento fisico, è andato in luoghi affollati ed è consapevole di aver allentato le regole per prevenire la diffusione dell’epidemia: «Testatevi e, nell’attesa del risultato, restate in isolamento. Bisogna evitare di entrare in contatto con chi ha più di 60 anni, né va della vita di queste persone».

Dottoressa, i casi di positività sono tornati a superare la soglia dei 1.000 giornalieri, l’epidemia non è più sotto controllo?

«Purtroppo i contagi, oggi, seguono un andamento esponenziale. La curva funziona così: se l’epidemia non è controllata e non tutti i casi vengono isolati subito, si impenna in modo molto rapido. Se guardiamo le terapie intensive e i decessi, con tutto il rispetto per chi soffre, la situazione non è allarmante: non siamo nella prima fase dell’epidemia in cui c’era un affollamento degli ospedali e i cimiteri erano pieni. Ecco, dal punto di vista sanitario la situazione è ancora sotto controllo. È proprio l’andamento, invece, a preoccupare: con un trend esponenziale il numero di contagi può schizzare in brevissimo tempo. L’altra paura è che questo virus sta girando molto tra i giovani, con un’età media di 30 anni; quando smetterà di girare solo tra loro, quando i giovani torneranno a casa dopo le vacanze e incontreranno genitori e nonni, aumenteranno anche le terapie intensive e, purtroppo, i morti».

Insomma, bisogna intervenire subito. È stato sbagliato accettare i compromessi con quanti chiedevano un ritorno alla vita normale durante l’estate?

«Dobbiamo fare in modo di bloccare l’andamento in crescita di questi contagi. Era fisiologico, perché fare un compromesso tra gli aspetti economici-sociali e sanitari era necessario: questo non è un virus che dura solo due mesi, è un virus che resterà con noi per anni. Da un lato bisognava fare un compromesso con quello che eravamo prima, anche per far riprendere l’economia. Dall’altro, però, la narrazione è stata sbagliata. La voglia di tornare alla normalità era troppo forte e le voci autorevoli hanno sbagliato a dire che il virus era scomparso o che era più debole. Ciò ha avuto un ruolo importante nella recrudescenza dell’epidemia. Adesso bisogna imparare a danzare con il virus, che vuol dire vivere normalmente ed essere abituati a queste oscillazioni nei contagi: aprire quando sarò possibile, richiudere quando sarà necessario. Ma dobbiamo mantenere noi il controllo di questa danza, e non lasciare che il virus ci travolga di nuovo».

Stiamo tornando ai numeri dell’epidemia della scorsa primavera?

«Non ci vuole molto prima che il numero di nuovi casi arrivi ai livelli primaverili se non si inverte la rotta subito. Ma altresì non possiamo pensare di vivere due anni in lockdown. Occorre rispettare le regole, mettere la mascherina e tenersi a distanza, senza lasciarsi andare alle situazioni che abbiamo visto questa estate».

C’è il rischio che le scuole non riaprano?

«Non può accadere. Non deve accadere. Anche se, con migliaia di contagi al giorno, le scuole non potrebbero restare aperte: negli Stati Uniti e in Germania le hanno richiuse. La scuola, per la situazione che c’è adesso oggi in Italia, diventa un luogo critico se non si rispettano tutte le misure: i ragazzi resteranno chiusi in aula tante ore insieme e sappiamo che il rischio di contagio aumenta con il passare del tempo in un ambiente chiuso. Ma non è pensabile decidere a priori di non ripartire con l’anno scolastico in presenza: abbiamo riaperto tutto questa estate, persino le discoteche. Per questo non è accettabile che la scuola resti chiusa. Proprio per cercare di dare più sicurezza al mondo scuola sono stati vietati i balli. Non è stato fatto per punire le discoteche o per prendersela con i ragazzi, ma per arrivare al 14 settembre ad aprire in serenità le scuole».

La scuola resta dunque uno degli elementi più critici per l’esplosione del contagio.

«Non è soltanto la scuola in sé per sé, ma quello che si muove attorno a essa, cominciando dal trasporto pubblico. Certo, guardando i contagi di oggi, viene da pensare che sarebbe stato meglio arrivarci con un centinaio di casi al giorno».

La politica ha sbagliato delle scelte quando i contagi, a giugno, erano finalmente scesi a poche decine?

«Siamo stati estremamente bravi a livello di governo nazionale, regionale, ma soprattutto a livello di cittadinanza attiva, perché sono state le persone comuni che hanno fatto la differenza in questa storia. È ovvio che nel momento in cui si è deciso di riaprire tutto, senza regole più ferree, è stato fatto un errore. D’altronde era impensabile che in un locale dove si balla i clienti avrebbero rispettato la distanza: chi lo sostiene, non è mai stato in discoteca in vita sua. La discoteca è un luogo in cui si produce tanto aerosol, ballando cantando. Scoperto il danno, è stato giusto fare un passo indietro: vediamo se è stato fatto troppo tardi».

Quanto dobbiamo aspettare per scoprirlo?

«Dobbiamo aspettare 15 giorni da Ferragosto: anche per questo il Comitato tecnico scientifico si è preso del tempo prima di varare le misure definitive per la scuola. Il 30 agosto ci potrebbe essere un picco nel numero di nuovi casi giornalieri. Invece, ci vorrà un mese, quindi verso metà settembre, per vedere l’effetto delle vacanze e della movida sulla mortalità: chi dice adesso “abbiamo tanti contagi, ma pochi morti”, dimentica che ci vogliono una trentina di giorni per constatare l’aumento nei decessi. Detto questo, la mortalità dovrebbe mantenersi più bassa rispetto alla prima fase per due ragioni: le persone positive, oggi, sono prevalentemente giovani. La seconda ragione è che i medici in questi mesi hanno imparato come trattare meglio i pazienti».

Ma non siamo riusciti ad aumentare abbastanza il numero di tamponi processati ogni giorno.

«Piuttosto, quello che bisognerebbe fare è trovare un nuovo modo più veloce per identificare il virus. Bisogna iniziare a provare davvero i test rapidi e a livello sistematico. Ci sono diversi prodotti sul mercato. Non è possibile pensare di aprire una scuola e, se un alunno o un docente avverte dei sintomi, avere un esito della sua positività dopo due giorni. Serve identificare il Sars-CoV-2 in poche ore. Ecco questo è il collo di bottiglia da risolvere in questo momento storico: il tampone ha dei tempi troppo lunghi, dobbiamo sganciarci dalla fede nel tampone: ciò farà veramente la differenza».

I test rapidi sono meno affidabili?

«Al momento sì, ma dobbiamo accontentarci anche di una sensibilità più bassa. Poi magari si fa una verifica in un altro modo, ma è indispensabile avere in Italia la validazione di un test rapido che vada bene per tutta la popolazione e che nel giro di qualche ora restituisca un esito».

Bisogna investire di più anche nel tracciamento dei contatti?

«Il tracciamento ha funzionato abbastanza bene. È ovvio che se ho 100 positivi al giorno in Italia riesco a fare un tracciamento manuale, con tutti i crismi. Con 2mila, 3mila contagi al giorno, diventa impossibile tracciare tutti. Sarebbe servito un sistema informatico tipo Immuni che, però, non ha funzionato. Purtroppo è stata poco scaricata, probabilmente perché poco fruibile. Sì, Immuni è stata un fallimento: meno del 10% della popolazione ce l’ha sul suo cellulare, ed è un numero completamente irrilevante dal punto di vista statistico».

Quindi nella prossima settimana dobbiamo aspettarci un ulteriore incremento nei contagi?

«È ovvio che i contagi cresceranno ancora perché l’andamento è quello lì, esponenziale. Ci sono tante persone che stanno rientrando dalle vacanze, la misura di chiudere le discoteche è arrivata solo dopo il 15 agosto e tanti di quelli che stanno rientrando in macchina, in treno, in traghetto e anche in alcuni aeroporti non vengono testati».

Ci sono molti casi sommersi, come nella prima fase dell’epidemia?

«Certo, anche il numero di oggi è una sottostima: la portata reale di un’estate con le regole ammorbidite la vedremo a fine mese. Speriamo che i contagi giornalieri si mantengano intorno alla quota dei 1.500, altrimenti sarà preoccupante e ne andrà anche della riapertura delle scuole. E concludo dicendo che il vero problema non è stato riaprire di per sé, ma che sono saltate le regole durante l’estate e in molti si sono lasciati andare senza ricordare che la pandemia, in Italia, ha ucciso già 35.430 persone».

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