L’allarme di Vaia (Spallanzani): «Primi casi di giovani che infettano genitori e nonni»

Il virus «in questa fase si serve dei ragazzi, specie di quelli che frequentano la movida o che tornano dalle vacanze, e li usa come vettori della malattia», ha spiegato il direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani

«Si iniziano a vedere i primi casi di giovani che contagiano genitori e nonni. In questa fase il rischio si nasconde proprio all’interno della famiglia». Così il professor Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani, commenta in una intervista al Corriere della Sera le conseguenze dell’abbassamento dell’età media dei contagiati, riscontrata negli ultimi giorni a seguito dell’aumento di nuovi casi di Coronavirus.

«Prima si pensava che il Covid-19 non avesse presa su giovani e bambini. E invece ora questo virus ci sta dimostrando che non fa distinzione alcuna», ha spiegato Vaia, osservando come «in questa fase si serve dei ragazzi, specie di quelli che frequentano la movida o che tornano dalle vacanze, e li usa come vettori della malattia».

Il pericolo, sottolinea Vaia, è proprio il non accorgersi di avere il virus: «Il più delle volte loro sono asintomatici o paucisintomatici. Credono di stare bene e invece inconsapevolmente infettano chi gli sta intorno e fanno ammalare le persone a cui vogliono bene». «Occorre che capiscano che non rispettare le regole anticontagio – ha proseguito – si traduce in un serio rischio per la sanità pubblica. E che comportarsi male vuol dire mettere a repentaglio la vita dei propri cari».

Per evitare dunque di tornare alle condizioni del marzo-aprile scorso e scongiurare l’arrivo di una seconda ondata, Vaia ha sottolineato l’importanza dell’educazione: «Vedo un unico ruolo chiave in questa situazione ed è quello della genitorialità responsabile, che faccia più attenzione ai propri figli. Che sia più educante e più presente».

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