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Defunto per morte naturale classificato come Covid-19? No! Non riguarda i bollettini, ma la prevenzione!

Circola un documento con carta intestata dalla Asl ligure che pone il dubbio sui conteggi dei decessi Covid-19, inutilmente

Deceduto e classificato come Covid-19 senza esserlo? Circola un documento con la carta intestata Asl4 della regione Liguria, intitolato «Attestazione Covid Salme», nel quale un defunto di nome Stellutti Scala Giuseppe viene «considerato» come positivo al Sars-Cov-2. Il nome non è un segreto, il documento diffuso online lo riporta in chiaro e la vicenda è stata raccontata dal Corriere dove è intervenuto il figlio del defunto. Si tratta della prova provata che i morti Covid-19 dei bollettini vengono in qualche modo falsati? No! Spieghiamo la vicenda al fine di arginare le teorie di complotto di alcuni utenti che lo stanno diffondendo.

Uno dei post Facebook dove circola l’immagine del documento.

Nel documento sono presenti dei box dove il funzionario deve riportare diverse informazioni, come ad esempio se il defunto aveva effettuato (n.d.r. in vita) il tampone e se era risultato positivo o negativo. Nel caso in cui non sia stato effettuato, il defunto viene considerato come «positivo» selezionando la casella «indeterminato». Ecco, questo è il punto da spiegare!

L’immagine che circola online e diffusa da utenti indignati (e non solo)

Per verificare tale documento bisogna leggere innanzitutto l’intestazione dove sotto il titolo «Attestazione Covid Salme» leggiamo «Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia COVID19 riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione MdS 01.04.2020». Si dovrebbe capire, già da questa informazione, che il documento risulta essere per uso interno nel settore funerario e che non ha nulla a che fare con i numeri riportati dalla Protezione Civile nei bollettini giornalieri.

L’intestazione del documento contestato.

A cosa si riferisce la dicitura «MdS 01.04.2020»? Alla circolare del Ministero della Salute del primo aprile 2020 «Oggetto: Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia COVID-19riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione» riportata, ad esempio, nel sito della Federazione Nazionale Imprese Onoranze Funebri. Da che ufficio del Ministero? Dalla Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, e ricordate bene la parola «Prevenzione».

L’intestazione della circolare ministeriale riguardante il caso.

Prevenzione e principio di precauzione

Detto questo, la stessa circolare al punto A «Natura e durata delle indicazioni emergenziali» leggiamo la spiegazione del sistema da applicare nelle strutture funerarie che svela l’arcano:

Nei casi di morte nei quali non si possa escludere con certezza che la persona fosse affetto da COVID-19, per il principio di precauzione, si adottano le stesse cautele previste in presenza di sospetta o accertata patologia da microrganismi di gruppo 3 o prioni (v. lettera B)

Il punto chiave che chiarisce la vicenda.

La circolare riporta alcune linee guida da seguire nel trattamento delle salme, che ripeto non riguardano affatto i dati forniti dagli ospedali e strutture sanitarie che inviano i dati alla Protezione Civile per i bollettini. Perché le agenzie funebri devono stare attenti a come trattano i pazienti defunti Covid-19 se questi non possono diffondere il virus attraverso i droplets e la respirazione? Ricordo che la questione igiene è fondamentale e non è un caso se tutti stiamo usando il gel disinfettante, perché il contagio può avvenire certamente per via aerea ma il virus può trovarsi in luoghi dove entriamo a contatto con le mani che prima o poi, anche senza pensarci, toccano bocca, naso e occhi permettendo al virus di trovare in un modo o nell’altro l’entrata verso l’organismo da infettare. La circolare non fa altro che ricordare quanto sia importante la prevenzione per evitare queste vie di contagio.

Il comunicato della Federazione Nazionale Italiana Onoranze Funebri.

L’indignazione del figlio

Leggiamo dal Corriere:

Suo padre è molto anziano ed è morto di morte naturale, senza alcun sintomo di Coronavirus, ma il suo decesso è stato classificato come Covid. La vicenda viene denunciata da un professionista genovese residente nel Pavese, Alberto Stelluti Scala, 60 anni, già dirigente bancario presso la banca Ubs, il quale nei giorni scorsi ha assistito il padre Giuseppe, che a 88 anni è venuto a mancare a Casarza Ligure (Genova) il 24 agosto scorso. Nonostante nei mesi precedenti alla morte non abbia mai esibito i sintomi tipici del coronavirus (febbre, polmonite, perdita dell’olfatto, difficoltà respiratorie) il suo decesso è stato però classificato come dovuto al Covid. Va precisato che nella sua drammaticità la vicenda non è emblematica: numeri alla mano, storie di questo tipo non inficiano le statistiche sui decessi per coronavirus.

Bene che ci sia stata la precisazione in merito alle statistiche sui decessi Covid-19, il signor Alberto Stellutti Scala risulta essere ancora dubbioso in merito e contesta ancora:

Poniamo al dottor Stelluti Scala un’obiezione: come fa in assoluto a escludere che il padre non sia morto di Covid? «Bisognerebbe procedere ad un’autopsia, ma ritengo che costringere il cittadino comune ad effettuare a proprie spese un’autopsia per dimostrare che un proprio congiunto anziano non è morto di Coronavirus sia un’ipotesi aberrante. Visto che mio padre, come riconosce il certificato, non è stato sottoposto a tampone e che non è mai stato affetto da sintomi di Coronavirus, bisogna ritenere che non sia morto a causa del Covid. Quindi questo tipo di attestazione è completamente invalida, come ritengo essere il caso di situazioni simili a questa. La prova del nove di questa mia affermazione è che se davvero erano convinti che mio padre fosse morto di Covid, i sanitari avrebbero potuto fargli il tampone anche da morto, come è stato fatto in altri casi. Invece non si è proceduto e la sua morte figura ora tra i casi di Covid». Perché ha sentito l’esigenza di denunciare alla stampa una vicenda così personale? «Perché ho trovato assurdo e inaccettabile che la morte di mio padre sia stata qualificata come Covid quando invece si è spento in modo del tutto naturale. Se questo criterio viene applicato su vasta scala c’è da preoccuparsi».

Ricordando, ancora una volta, che questo documento è per uso interno per il trattamento della salma, per quanto riguarda il caso in esame non è stato considerato affatto come positivo al Sars-Cov-2 e non è stato classificato come morto per Covid-19, ma che non essendo stato effettuato il tampone prevale il principio di precauzione per gli addetti ai lavori e pertanto essi non potrebbero essere accusati in alcun modo.

Il defunto non è stato classificato come «positivo», ma come «indeterminato» facendo prevalere il principio di precauzione al fine di prevenire eventuali possibilità di contagio e tutelare i dipendenti delle aziende funebri.

Smentita ancora una volta la bufala delle autopsie

In questi mesi è circolata la bufala del Governo che avrebbe vietato le autopsie. Lo avevo spiegato in un precedente articolo e lo rifaccio in questa occasione visto quanto riportato dalla circolare:

In caso di esecuzione di esame autoptico o riscontro diagnostico, oltre ad una attenta valutazione preventiva dei rischi e dei vantaggi connessi a tale procedura, devono essere adottate tutte le precauzioni seguite durante l’assistenza del malato. Le autopsie e i riscontri possono essere effettuate solo in quelle sale settorie che garantiscano condizioni di massima sicurezza e protezione infettivologica per operatori ed ambienti di lavoro: sale BSL3, ovvero con adeguato sistema di aerazione, cioè un sistema con minimo di 6 e un massimo di 12 ricambi aria per ora, pressione negativa rispetto alle aree adiacenti, e fuoriuscita di aria direttamente all’esterno della struttura stessa o attraverso filtri HEPA, se l’aria ricircola. Oltre agli indumenti protettivi e all’impiego dei DPI, l’anatomo-patologo e tutto il personale presente in sala autoptica indosseranno un doppio paio di guanti in lattice, con interposto un paio di guanti antitaglio.

Ricordiamolo ancora una volta: le autopsie si potevano e si possono fare, ma a determinate condizioni di sicurezza!

Zangrillo

Alberto Zangrillo, direttore di terapia intensiva del San Raffaele di Milano, ha condiviso l’articolo del Corriere senza fornire spiegazioni nel tweet:

Un utente, critico nei confronti del tweet di Zangrillo, pone una domanda e lui risponde così:

Antonello: «Quindiiiiii? Un errore di qualche suo collega certifica l’inesistenza e la mortalità del virus? Quante morti per polmonite virali ci sono state prima che fossero fatti i test del Covid-19?»

Zangrillo: «Gentile Santinelli, a beneficio Suo e di coloro che mi vorrebbero negazionista: SARS-CoV-2 circola, contagia e ha causato molti decessi. Oggi, e speriamo in futuro, è molto meno letale. Io, che l’ho affrontato e che lo temo, sono contento per me e per l’Umanità.»

Un concetto che ha ribadito in un terzo tweet in cui condivide il primo riportante l’articolo del Corriere, senza spiegare ancora una volta la situazione:

Open.online is working with the CoronaVirusFacts/DatosCoronaVirus Alliance, a coalition of more than 100 fact-checkers who are fighting misinformation related to the COVID-19 pandemic. Learn more about the alliance here (in English).

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