Coronavirus, i numeri in chiaro. L’immunologa Viola: «Lasciamoci alle spalle agosto, Campania osservata speciale»

Alle porte di settembre, i dati sui contagi sembrano essersi stabilizzata: «Abbiamo scampato l’impennata. Ora però torniamo a metterci la testa»

Dopo oltre una settimana di crescita, per il secondo giorno di fila l’aumento dei contagi giornalieri da Coronavirus inizia a rallentare. Sono 1.365 i nuovi positivi registrati oggi, 30 agosto, a fronte dei 1.444 di ieri. Un risultato che deriva in parte dalla diminuzione di tamponi (tra ieri e oggi c’è stato uno scarto di 17.385), ma che tutto sommato, dice l’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola, «fa ben sperare».


«Finito agosto si spera che finisca una fase in cui i cittadini italiani si sono lasciati un po’ andare per via delle vacanze», spiega. Lei stessa aveva lanciato un appello il 22 agosto, affinché ci si impegnasse a mantenere alta la guardia per scongiurare il rischio di dover lasciare chiuse le scuole a settembre.

È troppo presto per tirare un sospiro di sollievo?

«Direi che possiamo provare a tranquillizzarci. Da un paio di giorni stiamo vedendo che, grazie al cielo, non c’è stata l’impennata che si temeva. Si sa, quando i casi iniziano a salire non ci vuole molto prima che schizzino a cifre elevate. E invece il numero dei nuovi positivi pare essersi già stabilizzato. Non siamo davanti a una crescita esponenziale e questo è un bene».

A cosa dobbiamo la frenata?

«Il rallentamento dimostra che il sistema di tracciamento della catena di contagio ha funzionato. Se le cose dovessero continuare per questo verso, si potrebbe ben dire che l’aumento è stato dovuto principalmente alle vacanze. E che, parallelamente, siamo riusciti a gestirlo molto bene. Tutto sommato, il messaggio che possiamo trarne è positivo».

Però salgono anche i ricoveri e le terapie intensive.

«Questo è normale, ce lo dovevamo aspettare. Nel momento in cui aumentano i contagi, nel giro di due settimane cominciano ad aumentare anche le terapie intensive. Purtroppo, a distanza di un mese vedremo crescere anche i morti. Anche queste sono cifre che dovranno stabilizzarsi attorno a un nuovo valore. Ma insomma, cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno: potevamo essere attorno ai 3mila casi giornalieri come altri Paesi in Europa, e invece i numeri ci stanno dimostrando che il nostro sistema di tracciamento tiene. E che gli italiani e le italiane si stanno comportando bene».

In vacanza non ci siamo comportati sempre benissimo…

«Certo, le persone si sono un po’ lasciate andare durante le vacanze. Però si spera che sia stata una parentesi e che da domani si riparta diversamente. Da settembre ricominciamo a metterci in testa che, se molliamo, il virus riparte. Capiamo che abbiamo scongiurato un problema molto più grave, che è comunque sempre dietro l’angolo».

E la Campania? Dobbiamo preoccuparci?

«Non possiamo giudicare una regione sulla base di un picco di un giorno. Tra una settimana potremmo farci un’idea precisa, per ora possiamo dire che abbiamo visto come ci sia un problema diffuso in tutta Italia negli ambienti di lavoro e che esiste un aumento di casi legato ai rientri».

In altre regioni le cose vanno peggio da un po’.

«Sì, la Lombardia, il Veneto e il Lazio hanno avuto dei numeri alti per più tempo e anche diversi focolai. Però spero che questa sia stata solo una fase di transizione e che le cose tornino ad andare meglio».

Tra due giorni partono i recuperi nelle scuole. Con quale spirito dobbiamo affrontare il rientro?

«Devo dire che fino a una settimana fa ero molto preoccupata. Temevo che ci sarebbe stato un aumento esponenziale dei nuovi contagi. Da un po’ di giorni invece sono abbastanza serena. In ogni caso, per la scuola è inutile fare previsioni sulla base di come andrà la curva. Nessuno può farne in ambito epidemiologico, esistono troppe variabili. Credo piuttosto che dovremmo concentrarci sui nuovi sistemi di test rapidi. Se vogliamo evitare il caos dell’autunno con i bambini – tra poco non capiremo più nulla tra mal di pancia, raffreddore, influenza, tosse – quella è l’unica strada. Più test, più rapidi e ciclici. Gli esami sulla saliva, ad esempio, potrebbero essere un’ottima soluzione».

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