Coronavirus, timori in Nuova Zelanda per la comunità Maori. Messico, il governo minimizza i decessi tra gli operatori sanitari

Uno studio lancia l’allarme sull’esposizione alla Covid-19 della comunità Maori. Nel Paese centramericano fanno discutere i dati sui decessi negli ospedali. Regno Unito, il set di Batman chiude per il virus

NUOVA ZELANDA

WIKIPEDIA | La distribuzione delle comunità Maori.

Il rischio di morire di Covid-19 è almeno del 50% più alto per i Māori rispetto ai neozelandesi di origine europea, secondo uno studio di The Conversation pubblicato oggi. Le popolazioni del Māori e del Pacifico sono storicamente più a rischio di ospedalizzazione e di morte per pandemie.


Durante la pandemia di influenza del 2009, il tasso di infezione per i Māori è stato il doppio di quello dei Pākehā (neozelandesi europei). I Māori avevano tre volte più probabilità di essere ricoverati in ospedale e quasi tre volte più probabilità di morire. I risultati dello studio dimostrano che se si permettesse alla Covid-19 di diffondersi ulteriormente in Nuova Zelanda, la pandemia avrebbe un impatto devastante sulle comunità Māori e del Pacifico.

MESSICO

EPA/Jose Pazos | Ospedale di Juarez, Messico.

Le autorità messicane hanno minimizzato il tasso di infezioni da Coronavirus e di decessi tra il personale medico del Paese, nonostante – secondo AP – questa settimana il Messico abbia avuto il tasso più alto del mondo. Secondo il Dipartimento della Salute, 1.410 medici, infermieri e altri dipendenti d’ospedale sono morti di Covid-19, mentre un totale di 104.590 operatori sanitari sono risultati positivi al Coronavirus.

Le infezioni tra il personale sanitario rappresentano circa il 17% dei 616.900 casi di Coronavirus in Messico. I decessi tra il personale sanitario sono stati solo il 2% circa dei decessi totali in Messico. Il governo ha dichiarato che il fatto che gli operatori sanitari siano morti meno frequentemente di altri pazienti gravi ha dimostrato che non sono stati particolarmente colpiti dalla pandemia.

L’argomento, riporta il Guardian, sembra ignorare il fatto che gli operatori sanitari sono più giovani in generale rispetto ad altri pazienti gravi (quasi la metà dei malati gravi di Covid-19 sono al di sopra dell’età pensionabile) e presumibilmente hanno migliori conoscenze mediche e accesso alle cure che tendono a migliorare le loro possibilità di sopravvivenza.

Quasi 6 mila nuovi casi

Nel frattempo, il ministero della Salute ha riportato 5.937 nuovi casi confermati di infezioni da Coronavirus e 513 nuovi decessi, portando il totale nel paese a 616.894 casi e 66.329 decessi. Il governo ha detto che il numero reale di persone infette è probabilmente significativamente più alto dei casi confermati.

REGNO UNITO

EPA/NINA PROMMER | Robert Pattinson

Covid sul set di Batman: la Warner ha confermato che Robert Pattinson, la star che interpreta la parte dell’uomo pipistrello, è risultato positivo al virus dopo appena tre giorni dalla ripresa della produzione. Lo riporta Variety. Il set negli studi di Leavesden (Hertfordshire), in Inghilterra, è stato chiuso. Pattinson è in isolamento.

La lavorazione del nuovo Batman era cominciata a gennaio a Londra e si era poi spostata a Liverpool in marzo a causa della pandemia. A metà mese poi, come ovunque nel mondo del cinema e della televisione, le riprese erano state sospese a data da destinarsi. A causa di questi rinvii, il film dovrebbe adesso uscire il primo ottobre 2021.

Secondo Variety, al regista Matt Reese mancano circa tre mesi di lavoro. Pattinson interpreta una versione di Batman giovane accanto a Colin Farrell (il Pinguino), Zoe Kravitz (Catwoman), Paul Dano (Enigmista) e John Turturro (Carmine falcone). Nel cast recitano anche Peter Sarsgaard e Barry Keoghan.

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